Di Antonino Salsone
L’antropologia e la psicologia sono concordi nell’affermare che ogni uomo ha un punto di rottura. Come un oggetto di vetro.
Lo getti per terra e non si rompe, ma se sai dove colpire va in mille pezzi.
Cosí è l’essere umano: sembra forte, resistente, tutto d’un pezzo, ma ha una zona segreta dove si piega e, in non pochi casi, si spezza.
Del resto, anche l’acciaio, cioè la materia dura per eccellenza, si piega.
Purtroppo nella vita di ogni uomo capitano situazioni di grandissima difficoltà emotiva che piegano o addirittura spezzano anche i caratteri e le volonta piú forti: un lutto, la fine di un amore, un rovescio finanziario, l’incomprensione e l’indifferenza dei propri cari, la presa d’atto che i valori e i simboli in cui ha creduto sono vuoti o calpestati da irresponsabili distruttori, la menzogna e la calunnia, il non poter esercitare la propria libertà, l’errore giudiziario che porta alle catene fisiche e psicologiche, la depressione e tante altre situazioni che sono piú grandi dell’uomo.
Si può evitare tutto questo?
Si, si può evitare, ma solo se si ha il tempo, la lucidità critica e lo scatto caratteriale di scorgere che si è ormai prossimi al punto di rottura.
L’unica via d’uscita è rappresentata dall’allontanamento da ciò che è male e il transito verso situazioni e luoghi di luce e di armonia interiore.
Facile a dirsi, difficilissimo a farsi.
Ma occorre tentare, altrimenti al dolore si unirà il rimpianto.