Di Antonino Salsone
La lettura de “Gli indifferenti” di Alberto Moravia è illuminante perchè fa luce su una categoria di persone che è, purtroppo, piuttosto folta in ogni epoca.
Anche oggi, infatti, cosí come nel 1929, la società è piena zeppa di indifferenti.
Ma quali sono le loro caratteristiche?
Partiamo dalla definizione letterale offerta dal dizionario Treccani: “La persona che non diventa differente, cioè non cambia, a seguito di sollecitazioni o altre azioni esterne e quindi che è insensibile a tali azioni”.
Definizione precisa e inequivocabile.
Gli indifferenti sono spesso annoiati, a volte sfaccendati e anestetizzati dallo status quo.
La loro unica preoccupazione è quella di non perdere le proprie agiatezze, la loro posizione sociale e lavorativa.
Rifiutano ogni problematica morale e sono disposti ad accettare qualsiasi condizione, persino quelle dettate da opportunisti, meschini e gente di malaffare.
Sono coltivatori del loro orticello e se il vicino di campo, che magari sino al giorno prima li ha aiutati nella semina e nei lavori piú duri, ha bisogno di aiuto e di conforto, si girano dall’altra parte e fanno finta di non vedere e di non sentire.
La loro divisa è: l’importante è che stia bene io, chi se ne frega degli altri.
Sono refrattari a ogni cambiamento e non c’è modo di destarli dalle loro comodità, cosí come non esiste maniera di suscitare in loro curiosità, passione e senso di amicizia o di fraternità. Neppure se la causa è giusta, neppure se intimamente sentono che è cosí.
Il loro sport preferito è girare il capo, ma sempre dalla parte opposta del problema.
Per queste persone l’unica salvezza risiede nella coscienza, perchè tutti prima o poi facciamo i conti con essa.
Ma potrebbe essere troppo tardi ed il rimorso non piú rimediabile.