Di Monica Macchioni
La straordinaria collezione archeologica del marchese Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona dichiarata di “eccezionale interesse” dal Ministrero della Cultura sarà esposta a Vetulonia da sabato 16 agosto. E’ una delle raccolte private più importanti della capitale che documenta le civiltà arcaiche, greco e magno-greco. Ceramica vascolare figurata con il mito greco che ha influenzato profondamente la società etrusca ed in seguito quella romana, “contaminazioni” di saghe di miti cosmogonici, teogonici, antropogonici, e quelli relativi agli eroi. La raccolta include testimonianze di altre civiltà sviluppatesi nell’antichità intorno al bacino del Mediterraneo, una “collezione delle culture antiche comparate”.
La mostra è curata dagli archeologi Simona Rafanelli, direttrice del museo e da Vincent Jolivet che ha approfondito le ricerche sulla sezione etrusca. Un catalogo illustrerà gli studi approfonditi di professori specialisti Florence Le Bars Tosi per la sezione magno greca; Stephane Verger, già Direttore Museo Nazionale Romano, con lo studio dei bronzi; Rossella Pace Verger la sezione ellenistica; Marco Rossi i vetri romani; Marina Mattei specialista dell’iconografia del mito, già curatrice archeologica dei Musei Capitolini, direttrice degli scavi di Largo Argentina e del Museo Giovanni Barracco, scultura antica con una sezione ceramico vascolare con classi comuni alle due collezioni Barracco e Bilotti Ruggi d’Aragona che era stata schedata dalla Soprintendenza Speciale per i beni archeologici di Roma, da Daniela Candilio e Laura Vigna, dal Soprintendente Angelo Bottini e dal Direttore Regionale Federica Galloni.
In mostra anche opere di artisti moderni che dall’antico hanno tratto ispirazione come la scultura “Giano Bifronte” di Gino Severini che deriva dall’analisi del Culsans etrusco di Cortona, che in chiave cubista si trasfigura tra mimesi e astrazione nella simultaneità dell’immagine in una visione combinata di più prospettive lineari. L’nteresse di Severini per questo bronzetto etrusco è testimoniato anche da una lettera che scrisse a Picasso ed entrambi l’hanno tradotto plasticamente secondo la loro personale visione.
Altra scultura dall’antico è gli “Archeologi” di Giorgio de Chirico, due manichini seduti e abbracciati i cui corpi sono costruiti con rovine architettoniche classiche, con le vestigia di un glorioso passato portato in grembo che simbolicamente evoca le memorie del Mediterraneo e la rinascita.
Introdotto precocemente nel mondo classico da familiari e parenti, lo zio Carlo Bilotti (Cs 1934 – 2006) è stato celebre negli anni ’50 per le “eccezionali scoperte subacque del tempio di Hera Lacinia” a Crotone, ha collezionato marmi antichi e ha donato opere moderne di matrice classica al Comune di Roma a Villa Borghese nell’Aranciera che sorge sulle rovine di una villa romana con murature in opus reticulatum e lo stesso museo è cosparso di reperti lapidei, colonne e due colossali statue romane dei togati di Gabi;
Paolo Emilio Bilotti (Vallefiorita, Cz 1860 – 1927) la sua collezione era costituita da 11.000 reperti tra cui rare monete della Magna Grecia. «Studioso solitario e schivo», lo definì Benedetto Croce, ha lasciato collezioni archeologiche all’Archivio di Stato di Salerno;
Giovanni Carlo Barracco (Isola di Capo Rizzuto, Crotone 1829 – 1914) intellettuale e collezionista, la sua raccolta museale di antichità è ritenuta una delle più belle a carattere privato nel panorama internazionale
Il loro mecenatismo ha fondato musei ed è stato di esempio per Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona che sulla loro scia ha realizzato il Museo di Arte Contemporanea, unico della Regione Calabria e quello delle Ceramica, nell’ambito del progetto Rende borgo dei musei; “MAB”, Museo all’Aperto urbano di sculture a Cosenza; la sala Boccioni e la sezione ‘900 alla Galleria Nazionale, rispondendo al richiamo etico di portare l’arte dove non c’è; i suoi palazzi barocchi a Palermo, restaurati, sono divenuti centri d’arte nelle diverse declinazioni a quella mecenatistica si aggiunge la vocazione filantropica che si esprime nella “Fondazione Bilotti” che ogni anno finanzia un progetto di ricerca avanzata sulle leucemie presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, dove è attivo il “Laboratorio del trapianto del midollo osseo Lisa Bilotti”. Attraverso l’iniziativa “Arte Sanitaria”, promuove l’inclusione dell’arte nelle varie applicazioni della scienza medica come servizio neurofisiologico aggiuntivo negli ospedali Ruggi d’Aragona di Salerno, con i plessi di Ravello, Cava dè Tirreni, Mercato Sanseverino, e in quello di Cosenza. Attività di supporto ha promosso nelle carceri di Salerno e Avellino con finalità di rieducazione-recupero nei processi organizzativi che favoriscono relazioni, interscambio e interazione con la società civile esterna, permettendo ai detenuti di sviluppare nuove capacità e competenze.





