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Il silenzio che libera: il diritto all’oblio non va in vacanza

Il silenzio che libera di Letizia Bonelli - ilGraffio - Monica Macchioni
Il silenzio che libera: il diritto all’oblio non va in vacanza. C’è un tempo in cui perfino la memoria ha il dovere di tacere...

Di Letizia Bonelli

C’è un tempo in cui perfino la memoria ha il dovere di tacere, dopo Ferragosto, mentre l’estate si distende lenta e le giornate iniziano ad accorciarsi, comprendiamo che nulla è eterno, i fuochi si spengono, le risate si dissolvono nell’aria, le orme sulla sabbia vengono cancellate dal mare.

La vita conosce l’arte dello svanire, il digitale, invece, non conosce tregua, è un archivio implacabile che non dimentica, un eco infinito che non conosce stagioni.

Ciò che un tempo la memoria fragile degli uomini lasciava andare, oggi resta inciso per sempre, inchiodando l’individuo a errori lontani, a immagini rubate, a pagine che non hanno più nulla da dire, eppure la dignità non è un file, non è un algoritmo, è respiro, fragilità, carne viva che reclama il diritto di ricominciare.

Il diritto all’oblio non è un lusso è la possibilità di essere restituiti al presente, di lasciare che le cicatrici diventino storia interiore e non catene pubbliche.

La società che non concede il diritto a dimenticare è una società che smarrisce la sua umanità, perché non siamo nati per essere inchiodati a un passato immobile, ma per camminare verso un futuro che ci sorprende.

Memoria necessaria non è memoria eterna.

Oggi più che mai, mentre il sole estivo ci insegna che tutto muta, dovremmo avere il coraggio di proteggere il silenzio che libera.

Perché nessun motore di ricerca potrà mai avere più valore del cuore umano che chiede una seconda possibilità.

Dimenticare è un atto di giustizia, solo chi può svanire è davvero libero.