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Cortese: il carcere uccide anche chi lo custodisce

Cortese: il carcere uccide anche chi lo custodisce - IlGraffio - Monica Macchioni

Di Antonella Cortese Il carcere non è solo il luogo della pena, ma anche quello della fragilità umana. E troppo spesso, dietro le sbarre, muoiono non solo i detenuti, ma […]

Di Antonella Cortese

Il carcere non è solo il luogo della pena, ma anche quello della fragilità umana.

E troppo spesso, dietro le sbarre, muoiono non solo i detenuti, ma anche coloro che hanno giurato di custodirli: gli agenti della Polizia Penitenziaria.

Con queste parole, Antonella Cortese, criminologa e già presidente dell’AISPIS – Accademia Italiana di Scienze di Polizia Investigativa Scientifica, interviene con forza sull’emergenza che scuote il sistema penitenziario italiano, tra suicidi dei detenuti ed evasioni che minano la fiducia dei cittadini.

Ogni suicidio sottolinea Cortese diventa un trauma devastante anche per chi indossa la divisa e si sente impotente.

Ogni evasione è un fallimento che brucia, pur se causato da carenze strutturali e da organici ridotti all’osso.

Non possiamo ignorare che la Polizia Penitenziaria vive in condizioni estreme: turni massacranti, ferie negate, aggressioni quotidiane, nessun sostegno psicologico adeguato.

Per Cortese, gli agenti non sono semplici sorveglianti: sono il primo presidio psicologico in carcere.

Parlano con chi ha perso la speranza, intervengono nelle crisi, sostengono persone fragili spesso senza medici né psicologi a sufficienza.

Senza di loro, il carcere collasserebbe nell’anarchia.
Da qui un appello concreto: più assunzioni immediate per alleggerire i turni, supporto psicologico obbligatorio per il personale, riconoscimento sociale e istituzionale del loro ruolo, maggiore formazione su disagio psichico e dinamiche interculturali.

Difendere la Polizia Penitenziaria conclude Cortese significa difendere la giustizia, la sicurezza dei cittadini e la dignità dei detenuti.

Perché il carcere uccide anche chi lo custodisce, e non possiamo permettere che a pagare siano sempre e solo gli invisibili dietro una divisa.