Milano è di nuovo paralizzata dal doppio teatrino Leoncavallo–San Siro. Da un lato un centro sociale che occupa abusivamente da decenni e viene blandito da una parte politica con trattative infinite. Dall’altro il balletto sul futuro dello stadio, tra cordate, ricorsi e giunte incapaci di decidere. Due facce della stessa malattia – attacca dal suo Castello di Castellar Ponzano Luca Sforzini, esperto d’arte e fondatore del movimento Rinascimento –: uno Stato che non sa più dire no, e una classe politica che non ha più il coraggio di scegliere.
Sforzini affonda: il Leoncavallo è diventato il monumento nazionale all’illegalità tollerata. Cinquant’anni di occupazioni, e ora ancora si organizzano cortei in Duomo, con il patrocinio delle stesse forze che dovrebbero difendere la legalità. È il trionfo della resa, della codardia politica, dell’idea che la legge valga solo per i cittadini onesti.
Ma la questione non si ferma al centro sociale. San Siro – prosegue Sforzini – è la prova speculare della stessa debolezza: si discute da anni se abbatterlo, venderlo o rattopparlo, e intanto Milano resta immobile, ostaggio di interessi privati e veti incrociati. Qui non c’è visione, solo paura di decidere. E una città che ha paura di decidere è una città che muore.
Richiamandosi alla filosofia del suo movimento, Sforzini aggiunge: il Rinascimento insegna che la vera politica è scelta, forza, responsabilità. La virtù non è fuggire dal conflitto, ma affrontarlo. Oggi invece prevale l’omologazione del compromesso: non disturbare, non rischiare, non decidere. È questa la radice del degrado civile e culturale.
E conclude con un appello: se Milano vuole restare capitale morale, deve liberarsi dai due simboli della sua decadenza: un centro sociale che detta legge e uno stadio che non trova destino. Rinascimento significa riportare regole, coraggio e visione. L’Italia non può più permettersi il lusso di inchinarsi davanti ai suoi fantasmi