La tradizione culturale e la comunità militante della destra sociale e identitaria italiana devono avere spazi di libertà, agibilità politica e rappresentanza istituzionale, all’interno di Fratelli d’Italia, o bisognerà forzatamente trovare una alternativa organizzativa e politica” cosi sintetizza il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini il giro di incontri informali che sta avendo in tutta Italia, a partire dalla Lombardia.
I vecchi militanti e dirigenti missini rimasti nell’orbita di Fratelli d’Italia lamentano la assoluta mancanza di dibattito politico all’interno del partito, sopratutto in politica estera dove il governo di Giorgia Meloni è completamente schierato su posizioni (europeiste, atlantiste e sioniste) mal viste da almeno un terzo di iscritti ed elettori. A tal proposito ci vengono mostrate email e messaggi di dirigenti, locali e nazionali, che, pur non ufficialmente, condividono le lamentele di Jonghi e ne sostengono l’azione politica. La minoranza patriottica, sociale e socranista, non pretende certo un cambio di linea ma un minimo di libertà di pensiero, opinione ed espressione, e di essere proporzionalmente considerati negli incarichi pubblici e di partito, e nelle candidature.

Jonghi vede in Caio Giulio Cesare Mussolini, bisnipote di Benito e cugino di Alessandra, ex ufficiale di marina e apprezzato manager internazionale, persone seria e pragmatica, un punto di riferimento, non solo simbolico, storico e culturale, ma anche morale e politico, come guida e garante della comunità missina che vuole rimanere coerente con i propri valori e tradizioni. Condividono questa “sensibilità” anche altri storici esponenti come il veneto Piero Puschiavo di Progetto Nazionale e il lombardo Stefano Tardugno di Unione Patriottica.
Più a destra, si muovono il generale Roberto Vannacci e il suo movimento Il Mondo al Contrario nella Lega, la sigla Indipendenza di Gianni Alemanno, Fiamma Tricolore e Forza Nuova. Infine, suscita un crescente consenso di post fascisti, l’ex comunista Marco Rizzo.
