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Caso Ranucci e libertà di stampa. Il lupo perde il pelo ma non il vizio

Ranucci, Report - IlGraffio - Monica Macchioni
Dopo la corsa al comunicatificio trasversale melenso e ipocrita, ecco che compare il vero piano di chi vuole affossare Report

Di Monica Macchioni

Molti politici soffrono la libertà di stampa, non nel senso che ne siano ammalati, ma nel senso che amano i pennivendoli, soprattutto quando tessono sul piccolo schermo acriticamente le loro lodi e quando scrivono le loro agiografie.

Sigfrido Ranucci da anni e’ il capofila di un giornalismo d’inchiesta che non fa sconti a nessuno, che parte dalle notizie, che scava in profondità e porta alla luce trame inimmaginabili e occulte.

L’attentato intimidatorio di cui e’ stato oggetto e’ cartina tornasole di quanto incisiva sia la sua attività e di quanto fastidio incuta in chi pensa di non rispettare o di poter sempre raggirare la legge.

Nonostante questa vile minaccia che fortunatamente si è risolta senza morti e feriti, Ranucci non ha minimamente piegato la sua volontà di andare avanti e fino in fondo, continuando egregiamente a fare il proprio mestiere.

Quello che più mi ha disgustato, anche se non mi ha stupito, e’ la rincorsa alla solidarietà trasversale tramite comunicati stampa melensi e ipocriti da parte di chi evidentemente sentiva l’obbligo politico e istituzionale di solidarizzare con Ranucci perché il politically correct impone così, ma in fondo rideva sotto i baffi sperando di porre finalmente un freno alla iperattività di Report, già da moltissimi mesi osteggiato in Rai.

A sollevare il fatto gravissimo sono proprio i componenti democratici della Commissione Vigilanza Rai che prontamente denunciano: “Non solo il governo e i partiti di maggioranza non hanno ritirato le querele temerarie nei confronti di Ranucci, ma, da quanto apprendiamo, in questi giorni il Garante della privacy si sarebbe mosso su input politico per sanzionare in modo esemplare le puntate di Report che riguardavano l’origine del caso Boccia e le dimissioni di Sangiuliano”.

Che – e’ importante sottolinearlo – e’ oggi candidato capolista nella lista di Fratelli d’Italia alle Regionali in Campania.

“Sara’ importante verificare – dicono i parlamentari Pd – come la Rai intende tutelare un programma del servizio pubblico, affinché possa continuare a svolgere il suo lavoro di informazione libera e indipendente”.

Anche l’Europa ha battuto un colpo: “La libertà di stampa in Europa – ha commentato oggi l’europarlamentare siciliano Leoluca Orlando – è a rischio, come la stessa Commissione europea annualmente e in maniera crescente attesta nei report annuali presentati al Parlamento europeo. E l’Italia ha primati negativi in tema di libertà di stampa: criticità della Governance Rai, subalternità al Governo in contrasto con normativa europea, crescenti intimidazioni e querele da parte di esponenti politici e di governo, ostilità e tentativi di silenziare il dissenso e le voci critiche”.

Orlando ha inoltre ricordato anche la vicenda Paragon, il caso di spionaggio di giornalisti dove “sono emerse – sostiene l’eurodeputato Avs – nella stessa relazione del Copasir anomalie e responsabilità anche di strutture e esponenti di governo e possibile utilizzo da parte di entità anche criminali straniere come quelle libiche”.

Orlando lancia un appello: “Il Freedom Media Act non ha ancora trovato concreta attuazione. Come parlamentari europei abbiamo quindi il dovere di pretendere che la Commissione europea cessi di essere un ‘proclamificio’ e sia coerente a quanto accertato formulando contestazioni al governo italiano e avviando procedure di infrazioni”.

E infine suggerisce “un intervento della Commissione Europea ancora più necessario per la denunciata esistenza di condizionamenti e complicità di paesi extraeuropei in danno anche della libertà di stampa”.

Gli fa eco il collega europarlamentare Ruotolo che dichiara: “Giorgia Meloni accusa l’opposizione di gettare ombre e fango sull’Italia. Ma lo sa che l’Italia è il primo Paese europeo per minacce ai giornalisti? Lo sa che sono già avvenute 516 minacce, il 76% in più nei primi mesi del 2025? Lo sa che in Italia ci sono 29 giornalisti protetti dallo Stato? Lo sa che Reporter sans frontières ha declassato l’Italia dal 46º al 49º posto per la libertà di stampa?”

Anche Sandro Ruotolo ha chiesto al Governo di ritirare le querele temerarie e di dire chi ha spiato i giornalisti italiani, utilizzando lo spyware Paragon.