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Per una ‘teologia otorinolaringoiatrica’: Apriti cielo! La nuova lettera pastorale di mons. Stefano Rega

Stefano Rega - IlGraffio - Monica Macchioni
Sul piano letterario, evidenzia il tema del risveglio dei sensi che restituisce la voce allo scrittore e lo scrittore al mondo, con riferimento all’autrice coreana Han Kang, premio Nobel 2024.

Di Pino Esposito

Tra i più emozionanti versi del Vangelo, vi sono quelli in cui affiora la voce umana di Cristo.

Nella sua lingua, nella forma pervenutaci attraverso la traslitterazione dall’aramaico giudaico, lo sentiamo pronunciare: ἐϕϕαϑά o ἐϕϕηϑά nelle versioni greche, parola conservata nella Vulgata e adattata: ephphetha.

San Marco stesso l’aveva tradotta con Διανοίχθητι, un imperativo passivo, in teologia detto “passivo divino”, vale a dire “sii aperto”. In latino, è resa con adaperire, verbo che combina elementi lessicali per significare ‘verso l’aprire’ o ‘rendere aperto’ con valore rafforzativo (Mc 7,34).

Il comando cristiano assume così la coniugazione meno impositiva: chi lo riceve non deve aprirsi ma viene aperto assieme al Cielo, essendo Dio ad agire.

Mi fermo subito qui, dove avrei dovuto iniziare, cioè dalla citazione integrale – o meglio, da una citazione di una citazione – del versetto sull’esortazione di Gesù a un sordomuto: “Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: Effatà cioè: Apriti!” (dall’edizione CEI Nuova Riveduta).

Questo versetto, Mc 7,34, è riportato dal vescovo di San Marco Argentano-Scalea, mons. Stefano Rega, nella sua lettera pastorale del 2025, dove fa da epigrafe. Intorno a questa esortazione alla guarigione ruota in effetti la chiave di lettura del prossimo triennio pastorale della diocesi.

In senso esegetico e scritturistico, la lettera-programma Apriti cielo! ricorre, sin nel titolo, alla lingua vernacolare, non nell’accezione popolana della ben nota esclamazione deprecativa, ma in quella musicale, richiamata dalle melodie del cantautore Alessandro Mannarino.

Il vescovo le include nel documento episcopale, trascrivendone le liriche dedicate al cielo come anche quelle sul mare. Il documento riporta testualmente i seguenti versi della canzone: “Apriti cielo […] Apriti mare / e lasciali passare / non hanno fatto niente / niente di male”, nei quali, nell’anadiplosi, echeggia Mc 7,37 “Ha fatto bene ogni cosa”, con una corrispondenza speculare e complementare.

Nella lettera del 2025, la citazione delle strofe di Mannarino cela anche un rimando interno, là dove parlano di oltrepassare la terra nelle due direzioni, celeste e marina.

Tra le righe, si può cogliere un richiamo alla precedente lettera pastorale, quella che evocava il mare, redatta da mons. Rega nel 2023, Cristiani dell’oltre. Il vescovo aveva incoraggiato ciascuno a superare i propri limiti, secondo Mc 4,35: “Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva»”.

A quell’invito, nella nuova lettera, fa ora eco la voce di Mannarino, a sua volta sul mare: “lasciali passare!”, quasi in controcanto.

Mons. Rega incita ad aprirci e, al contempo, egli stesso si apre, integrando nella pastorale elementi di sensibilità contemporanea: per un verso musicale, per altri versi cinematografica: menziona la scena della guarigione di un bambino sordomuto, al comando “Apri!”, nel film Don Milani (1997, regia dei fratelli Frazzi).

Sul piano letterario, evidenzia il tema del risveglio dei sensi che restituisce la voce allo scrittore e lo scrittore al mondo, con riferimento all’autrice coreana Han Kang, premio Nobel 2024 (Nella notte buia il linguaggio ci chiede di cosa siamo fatti, ed. Adelphi).

In questa prospettiva, desidero affiancare a questa ricca gamma di riferimenti al pensiero laico, indicati da mons. Rega per la loro capacità di offrire un riflesso rivelatore del Vangelo, il caso emblematico dell’artista autodidatta sordomuto James Castle.

In questo ulteriore esempio, si scorge una parabola moderna: non sapendo né leggere né scrivere, né conoscendo la lingua dei segni, Castle ebbe la grazia di scoprire uno straordinario linguaggio fatto di disegni, inchiostro mescolato a fuliggine, carta riciclata e detriti.

Le sue opere, esposte alla Biennale di Venezia e nel National Museum of American Art a Washington D.C., rivelano nel diversamente abile non un difetto da riparare, ma il mistero della comunicazione – una comunicazione altra, capace di trascendere l’alfabetismo stesso. Castle incarna ciò che non esiterò a chiamare “l’Alfa e l’Omega” della parola: la possibilità di andare oltre la lettera, oltre quella “B” che, nel termine stesso “alfabeto”, ne segna emblematicamente il limite.

La lettera Apriti cielo! esplora le vie infinite della comunicazione, introducendo quella che potremmo definire una “teologia otorinolaringoiatrica” in cui la comunicazione stessa rivela l’infinito.

Rilegge la parabola marciana del sordomuto per esaltare, nell’apertura del cielo, il dinamismo vertiginoso dell’oltre, tema già sviluppato nel precedente documento pastorale, Cristiani dell’oltre, allora interpretato come “storia di cuori in ascolto”.

Questo tema uditivo trova ora, nel nuovo documento episcopale, piena elaborazione nella questione della sordità.