Osservando il cerchio tragico all’opera, non finisco mai di stupirmi di come si possa essere cinici, senza cuore e senza scrupoli.
Sapere che mio padre e’ stato trascinato nello studio RAI per registrare la puntata di Bruno Vespa, in condizioni di grande disagio, procurando anche imbarazzo fra gli stessi operatori Rai che lo immaginavano completamente diverso – camminava e respirava a fatica, sembrava un vecchio di 90 anni – mi provoca grandissimo dolore e mi fa sentire impotente.
Perché ho avuto la riconferma che mio padre e’ completamente plagiato dal cerchio tragico.
E’ un’altra persona.
Capisco la necessità di fare la promozione del libro edito dalla Nave di Teseo, ma sarebbe stato meglio – magari anche un po’ prima – pensare alla salute di mio padre, anziché badare unicamente agli interessi della casa editrice.
Lo spettacolo di cui sono testimoni dipendenti Rai, tecnici del suono e giornalisti e’ umiliante per mio padre e per la sua dignità.
Vergognoso che venga utilizzato come il cavallo di Bertolt Brecht.
La magistrata Scorza avrà sicuramente modo di vedere la trasmissione di questa sera, ma sarebbe interessante che chiedesse il parere di chi lo ha visto dal vivo.
Sostenere che oggi mio padre stia bene e’ scandaloso.
Ed e’ un falso clamoroso.
E tutto questo viene fatto per amore?
E sarei io la esosa e l’interessata ?
Rimango esterrefatta che sua sorella Elisabetta Sgarbi – che ha sempre voluto bene a mio padre Vittorio – mantenga questo atteggiamento ponziopilatesco rispetto al cerchio tragico.
L’ignavia e’ un peccato capitale, soprattutto nei confronti di un genio.
E mentre mi ha raggelato il cuore questa sceneggiata fatta ad hoc per promuovere il libro, l’unica cosa positiva e’ stato il commento di mio padre alla mia iniziativa: mi ha scaldato il cuore.
Ho capito che mi sta dicendo: vai avanti