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Castello Sforzini – Nuova Pontida

Pontida e Castello Sforzini di Castellar Ponzano - IlGraffio - Monica Macchioni
Trasformare Castello Sforzini nella Nuova Pontida, la vera sfida di Salvini e Vannacci per una Lega che sia di lotta e di governo, che unisca il popolo alle élite, la concretezza agli illuminati

Di Monica Macchioni

La politica e’ fatta di simboli.

Da sempre.

Attraverso l’uso di immagini, segni e colori, l’idea si struttura in filosofia, il pensiero prende corpo e il messaggio viene meglio fissato, compreso, trasferito con forza al popolo e poi diffuso e tramandato da esso.

La “Pontida di Bossi“, ovvero il raduno annuale della Lega, nasce ufficialmente nel 1990, anno in cui si tiene il primo grande evento sul pratone verde di Pontida, scelto per richiamare il leggendario giuramento medievale del 1167 da cui nasce la Lega Lombarda ovvero una alleanza tra Comuni per combattere l’imperatore Federico Barbarossa.

Da allora, Pontida è il luogo simbolico delle manifestazioni leghiste, dove Umberto Bossi, fondatore del partito, celebra i momenti chiave della sua storia, anche quelli più strong, tipo la proclamazione della Padania Libera e Indipendente nel 1996.

E non e’ certamente un caso se la lega di Bossi, carica di simboli identitari ben precisi tra cui Alberto da Giussano, riesce a portare le istanze delle Valli e della Italia che produce alla attenzione della ribalta nazionale e nel 1992 a dare una prima grandissima scossa ai Palazzi del Potere Romano.

Siamo in piena Tangentopoli.

E il leader Bossi e’ bravo a cavalcare l’onda dell’antipolitica e del giustizialismo che piega ai propri fini elettorali. Utilizza slogan duri, durissimi, che guardando la Lega di oggi sono completamente desueti.

“Roma ladrona la Lega non perdona” ma in quel momento servono proprio ad accentuare il solco tra il vecchio e il nuovo, fanno da cesura tra la prima e la seconda Repubblica, tra la politica assistenzialista dei De Mita, dei Fanfani, dei Gaspari, e quella del popolo lavoratore arrabbiato e vessato di Pontida che scalpita e pretende una degna rappresentanza.

Ne e’ passata di acqua sotto i ponti da quella Lega.

C’è’ stata la gestione Maroni con un partito residuale del 3 per cento e poi la rinascita con il trascinatore di popolo Matteo Salvini che nel 2018 ha sorpreso tutti con un risultato travolgente.

Quella Lega non era ancora contaminata dai salotti romani e dai vizi antichi della politica, ma era ispirata dalle suggestioni filosofiche di Dugin e dalle aspirazioni di potere del primo Trump.

Oggi la Lega e’ un partito affaticato, che ha mantenuto fede ad alcuni punti fermi, ma forse ne ha persi di vista o trascurato altri.

E’ un partito ancora giovane che può farcela soprattutto se riesce a ritrovare la giusta chiave di lettura per interpretare con un nuovo entusiasmo e soluzioni diverse le giuste istanze di coloro che hanno smesso di votarlo.

Ed è qui che la figura del generale Roberto Vannacci può diventare centrale, sia per superare i mal di pancia interni al partito, sia per caratterizzarlo inequivocabilmente come partito nazionale che però tiene in debita considerazione la Questione Settentrionale che non può apparire e scomparire come le luci di Natale, ma deve rimanere come questione identitaria chiave.

Quindi la Lega di Salvini che ha fatto il salto nazionale lasciandosi alle spalle il termine Nord rimane comunque un partito federale, che ha nel proprio dna l’attenzione per i territori.

E forse anche per questo e’ attenta ai pensieri del popolo, siano anche solo la classica chiacchiera da bar.

Tutto ciò può far riprendere il cammino del consenso se si rinnovano simboli, volti e politiche.

Un punto di partenza strategico potrebbe proprio essere il Castello Sforzini di Castellar Ponzano con la sua Legione del Castello, un luogo dove produrre cultura, identità e futuro, una roccaforte da cui far partire una contaminazione di idee e di persone, mescolando popolo ed élite, parlando di progetti e di possibilità di rinnovamento che investe tutto e tutti, partendo dall’interno del partito per arrivare a contagiare il Nord produttivo ma anche il resto d’Italia.

E la Legione del Castello può essere quella linfa vitale che batte quotidianamente il territorio per fare nuovi proseliti e recuperare le pecorelle smarrite

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