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Gli OEPAC, custodi silenziosi dell’inclusione: dare loro voce è un dovere di comunità

oepac - IlGraffio - Monica Macchioni
Tutelare gli OEPAC significa investire nella qualità dell’inclusione scolastica.
Di Emanuele Pascuzzi
Nelle scuole di Roma, ogni giorno, si compie un’opera preziosa e spesso invisibile: quella degli Operatori per l’Autonomia e la Comunicazione (OEPAC). Sono donne e uomini che accompagnano gli alunni con disabilità nel percorso educativo, sostenendo autonomia, relazione e crescita personale. Una presenza discreta, ma essenziale.
Il loro ruolo non è soltanto tecnico: è una missione educativa. Significa essere accanto ai più fragili, costruire ponti comunicativi, sostenere autonomie possibili e favorire un’inclusione reale. È un lavoro che richiede ascolto, equilibrio, pazienza e formazione continua.
Eppure, queste figure vivono una condizione di vulnerabilità contrattuale: ore discontinue, retribuzioni variabili e assenza di garanzie nelle giornate in cui l’alunno non può frequentare la scuola. Una logica che trasforma la fragilità del bambino in precarietà del lavoratore, e che interroga la coscienza sociale e la responsabilità delle istituzioni.
A Roma, secondo i dati del 2022 relativi al cambio appalto del servizio, gli OEPAC erano circa 4.000, coinvolti nell’accompagnamento di migliaia di alunni con disabilità. Oggi, la domanda di inclusione e sostegno educativo è in crescita, e con essa il numero degli operatori coinvolti.
Il principio di sussidiarietà, caro alla Dottrina sociale della Chiesa, ci ricorda che le istituzioni devono riconoscere e sostenere le energie della comunità. Gli OEPAC incarnano questo spirito: sono la soglia in cui scuola, famiglie e servizi si incontrano.
Rendono concreta la fraternità quotidiana di cui parla Papa Francesco in Fratelli Tutti, sottolineando che è fondamentale riconoscere la dignità di ogni persona e prendersi cura degli altri, in particolare dei più vulnerabili.
In questo contesto, cresce l’attenzione di diverse realtà istituzionali verso le istanze portate avanti dalle lavoratrici e dai lavoratori OEPAC. Si avverte la necessità di portare all’attenzione degli organi competenti una condizione che per troppo tempo è rimasta ai margini del dibattito pubblico, con l’obiettivo di far emergere l’importanza di questo lavoro e promuovere soluzioni concrete che ne garantiscano continuità, stabilità e riconoscimento.
Tutelare gli OEPAC non significa offrire privilegi, ma investire nella qualità dell’inclusione scolastica. Garantire un monte ore stabile, uniformare le tutele negli appalti, valorizzare la formazione professionale significa sostenere la dignità dei lavoratori e assicurare il pieno diritto all’istruzione dei bambini più vulnerabili.
Dare stabilità e voce agli OEPAC è un passo concreto verso una scuola più inclusiva, una comunità più giusta e una città più attenta ai suoi cittadini più fragili. Come ricorda Papa Francesco in Fratelli Tutti, è nella cura degli altri, e in particolare dei più deboli, che si costruisce una società più umana e solidale.