Di Monica Macchioni
Bisognerebbe istituire il campionato nazionale dell’arte dell’arrampicarsi sugli specchi e di quella di negare apertamente l’evidenza.
C’è’ chi potrebbe ricavarci una brillante carriera. La caccia alle streghe contro il giornalista Ranucci e la trasmissione Report sta travalicando il livello di decenza.
Ebbene, secondo qualche giornalista di grido del Giornale, Sigfrido Ranucci in un giorno di ferie, da privato cittadino, in un periodo non di campagna referendaria, avrebbe dovuto chiedere il permesso alla Rai per fare che?
Per presenziare ad una iniziativa nella quale è’ andato a salutare Schlein e Conte? Da privato cittadino in un giorno non lavorativo e per giunta senza dare indicazioni di voto?

Forse al cronista di grido che sostiene questo strampalato teorema sarà sfuggita la locandina che pubblichiamo qui sotto in calce che riguarda la città di Udine, lieta di ospitare Venerdì 23 Gennaio alle ore 18.00 ad una iniziativa per il SÌ al Referendum per la Giustizia il ministro Nordio, il direttore del Giornale Tommaso Cerno e l’onorevole Walter Rizzetto.
Immaginiamo che la Rai abbia autorizzato Cerno alla partecipazione come oratore/intervistatore alla iniziativa politica di sostegno al referendum.
Quindi la domanda sorge spontanea: chi continua ad alimentare la macchina del fango contro Sigfrido Ranucci perché lo fa e di cosa lo accusa ? D’altra parte è’ un po’ come il codice etico Rai. Lo si tiene ben nascosto dentro un cassetto chiuso col lucchetto, ma si è pronti a scassinarlo per la fretta pur di applicarlo in modo insano e insensato contro un nemico che si avvicina all orizzonte, pur di farlo fuori.
Due pesi e due misure!
Perché la legge è’ uguale per tutti, ma non tutti son uguali per la legge quando si tratta di rapporti e relazioni.
Evidentemente le inchieste che con grande professionalità porta avanti da anni con coraggio Ranucci danno veramente molto molto fastidio e la solidarietà bipartisan nei suoi confronti il giorno dell’attentato è’ stato solo l’ennesimo e ipocrita comunicatificio in serie finalizzato unicamente a non far perdere la faccia a molti politici che mentre inviavano il comunicato in suo favore in realtà speravano di far chiudere il programma.