Di Monica Macchioni
Per decenni la Rai e’ stata sinonimo di correttezza , terzieta’, prudenza, opinioni calibrate, misurate, verificate.
Non a caso sulla Rai, oltre ai telegiornali che informavano gli italiani, andavano in onda anche programmi di formazione: l’azienda, ad esempio, e’ stata fondamentale nel processo di alfabetizzazione del Paese attraverso la prima “scuola in tv” di Alberto Manzi con la trasmissione “Non e’ mai troppo tardi”, realizzata dalla Rai con la collaborazione del Ministero della Istruzione, che permise a tantissimi italiani di ottenere la licenza elementare, svolgendo anche chiaramente un ruolo di integrazione culturale fra Regioni del Nord e del Sud del Paese.
Oggi però quella gloriosa Rai e’ morta: l’attuale Rai e’ snaturata, ha smarrito del tutto le proprie radici.
Non ha più una identità ne’ una mission specifica venendo purtroppo meno anche al suo compito di servizio pubblico che ha più volte richiamato il Presidente della Repubblica.
La Rai, invece, troppo spesso cade nella tentazione di rincorrere la tv commerciale pur non avendone la struttura e la testa e prende posizioni avventate, come se potesse decidere venendo meno alle basilari regole di deontologia professionale.
La Rai ha avuto nei decenni manager importanti che l’hanno resa grande – mi riferisco ad esempio a Ettore Bernabei ad Agostino Sacca’, ad Alfredo Meocci, a Flavio Cattaneo – ed ha tuttora al proprio interno grandissimi professionisti purtroppo inutilizzati per logiche che nulla hanno a che fare ne’ con la loro professionalità, ne’ con la loro grande capacità individuale.
In Rai ci sono oggi logiche da tribù’ che poco c’entrano anche con la nobile lottizzazione che almeno aveva a cuore comunque criteri di qualità a prescindere dalle casacche che in quel momento indossavano i colleghi.
Oggi la Rai fa la guerra a Sigfrido Ranucci pur essendo un suo giornalista di punta che conduce mirabilmente una grande squadra di giornalismo di inchiesta e poi da’ voce in modo insano ad una gogna mediatica contro Alfonso Signorini, da decenni volto apprezzato dai telespettatori Mediaset, come se fosse già stato condannato, quando invece i processi – soprattuto perché si tratta comunque di servizio pubblico – andrebbero fatti nelle sedi opportune e non a mezzo stampa.
Andrebbero fatti eventualmente nelle aule di Tribunale e riscontarti da prove e non a caciara mediatica.
Ne è un esempio il trattamento che la Rai, soprattutto a Domenica In con Mara Venier e in particolar modo Tommaso Cerno, ha riservato ad Evelina Sgarbi, probabilmente percepita un “prodotto Mediaset”.
La Rai infatti prima prova ad ignorare la notizia, poi la tratta con sufficienza, poi da’ spazio alla macchina del fango che vuole farla apparire come non è : quindi non una giovane donna che cerca di tutelare il padre ed i suoi interessi, ma come una ragazza esosa che cerca di infilarsi in logiche che non dovrebbero appartenerle.
Insomma in Rai Evelina passa da vittima a carnefice.
Fortunatamente nei mesi, dopo innumerevoli proteste ed esposti, l’azienda e’ poi riuscita ad aggiustare il tiro e a dare una informazione pressoché corretta.
Mediaset, pur avendo avuto le stesse informazioni che la Rai ha avuto da subito, comprende al volo la situazione e si preoccupa di dare a tutti lo stesso spazio.
Ovvio che se poi le persone preferiscono mandare letterine tramite postini improvvisati hanno magari meno spazio e incisività di quello che è stato riservato alla figlia di Vittorio Sgarbi, seriamente impegnata a far luce su una vicenda che ha ridotto il papa’ in quelle condizioni.
Praticamente nella vicenda Sgarbi il ruolo di servizio pubblico e’ stato svolto da Mediaset grazie alle puntuali interviste di Silvia Toffanin per la trasmissione Verissimo.
La cosa che proprio non si comprende invece e’ questa voglia che ha la Rai di attaccare Mediaset, dando spazio alla gogna contro Signorini, visto che a dirigere la Rai, nel ruolo importantissimo e apicale che tutto può decidere e imporre, non c’è’ uno sconosciuto, bensì Giampaolo Rossi che per anni e’ stato vicinissimo alla berlusconiana Deborah Bergamini che di comunicazione, subliminale e non, sussurrata e non, dovrebbe intendersene parecchio.
Come mai allora avviene uno sgarro del genere?
Forse perché Giampaolo Rossi da anni tiene buoni…anzi ottimi …. anzi eccellenti rapporti col Pd?
Se così fosse, in Rai potrebbe venire il dubbio che ci sia un accordo sotto banco fra Fratelli d’Italia e il Partito Democratico per escludere dalla torta e dalla conseguente visibilità mediatica sia la Lega di Salvini che la Forza Italia di Tajani.
Ma se così fosse, non suona eccessivo, anzi fuori luogo, al buon Rossi il travalicare il confine Rai per provare a occupare lo “spazio Mediaset” ?
Che ci sia un problema di comunicazione ?