Lettera aperta di Evelina Sgarbi a Susanna Tamaro
“Gentile Susanna,
Conoscendo la Sua statura intellettuale di grande scrittrice, mi stupisco Lei abbia fatto un paragone così poco calzante.
Detto molto prosaicamente, il concetto si potrebbe riassumere così: lo Sgarbi di oggi c’entra coi bambini del bosco come i cavoli a merenda.
Evidentemente, visto che insiste nel voler fare questo paragone, e voglio credere alla Sua onestà intellettuale, e’ probabile che Lei non sia a conoscenza di quanto è’ accaduto nell’ultimo anno e mezzo, o forse, volutamente, è solo malinformata.
Mio padre purtroppo non è più il mattatore eccentrico, geniale, egocentrico, narcisista e sopra le righe che tutti noi abbiamo conosciuto da sempre – per il quale avrebbe avuto senso il ragionamento e il paragone con la famiglia Trevaillon, nel nesso di irriducibile e non omologabile.
Invece, purtroppo, lo Sgarbi di oggi e’ super omologato, isolato dal mondo, rinchiuso in se stesso (non parla) e sembra voglia addirittura sposarsi.
Ma soprattuto sta male ed è’ tristemente evidente a tutti coloro che lo hanno conosciuto come “genio e sregolatezza”.
Sembra una altra persona ma soprattuto non ha più quella energia, quell’entusiasmo e quella forza vitale altamente contagiosi che facevano di lui un grande amante della vita e del bello.
Non so come possa esserLe venuta questa suggestione, che sarebbe stata valida fino a prima della sua depressione.
Psicologo e psichiatra intervengono oggi non per omologarlo, ma solamente perché lui non è più lui e per capire se sia ancora in grado di badare da solo a se stesso e ai propri interessi, se sia ben curato e accudito o se invece sia necessario altro.
Da figlia, averlo visto esibito in tv in quelle condizioni, mi ha generato sofferenza.
Perche’ in quella fatica e in quegli sforzi vedo l’approfittarsi di un uomo che non è più se stesso, devastato dalla malattia e dalla fatica a parlare”.