Di Monica Macchioni
Ho nostalgia della Rai Prima Repubblica iper lottizzata, iper controllata dai partiti, anzi – mi correggo – addirittura dalle singole correnti dei vari partiti.
Quella Rai, mirabile ed autorevole esempio della applicazione pratica di un ferreo manuale Cencelli, ha dato vita a trasmissioni e professionisti di grande e indiscutibile valore che hanno contribuito a informare e formare milioni di italiani e italiane, creando un collante di nazione e di popolo.
De Mita ad esempio aveva in Rai tra i suoi referenti più cari Pionati e Marzullo.
Come amici di corrente, non come DC.
Per entrambi non si può dire che siano stati fenomeni effimeri nella azienda.
Marzullo ancora oggi spopola in tv, benvisto anche da altre reti, vedi Fazio, e Pionati, dopo aver passato decenni al tg1 come pastonista politico di rifermento per il tg1 delle 20.00, e’ andato in pensione col ruolo di direttore Radio.
All’epoca anche Alfredo Meocci e Bruno Vespa entrarono in Rai come professionisti in quota DC.
Meocci, prematuramente scomparso, ha poi ricoperto il ruolo di Dg Rai, mentre Vespa ha ancora due trasmissioni in onda.
Anche il PCI e la sua area avevano i loro solidi punti di riferimento vedi Curzi, Venditti, Santoro, Berlinguer e molti molti altri: tutti intellettuali di indiscusso valore e professionisti di eccellente livello.
I socialisti pure avevano i loro volti noti di riferimento come Mentana, Mimun e Maria Giovanna Maglie, ma avevano anche in carico Mauro Mazza, pur se proveniva dall’MSI.
C’era una caratteristica che univa tutti questi meccanismi e professionisti, anche quando cambiavano bandiera e quota di appartenenza e cioè un altissimo livello professionale e una grande onestà intellettuale, la consapevolezza di far parte di una ristretta cerchia a contatto col potere vero, una sorta di bacino privilegiato, quasi una classe eletta e per questo disponibile ad aggiornarsi e a fare di tutto per essere all’altezza del ruolo e delle aspettative.
Quella Rai ha unito il Paese, contribuendo a renderlo più consapevole e più moderno.
Esistevano persino i concorsi veri, cioè c’era una selezione da superare per chi aspirava ad entrare a lavorare in Rai.
La Rai di oggi invece sembra votata alla anarchia, alla confusione, livellata verso il basso, pervasa dal caos e dalla assenza di regole certe nonostante qualcuno ogni tanto sventoli a vuoto il cosiddetto codice etico.
I concorsi ad esempio sono avvolti nella nebbia.
Sembra che ad occuparsene non sia nemmeno più la azienda.
Addirittura abbiamo avuto testimonianze di appartenenti all’Unirai che chiamano chi partecipa ai concorsi per chiedere informazioni riservate del tipo se intendono accettare il ruolo o meno ed eventualmente in quale sede.
Non c’è’ più chi si occupa di vigilare per davvero: una sorta di caos voluto.
Più confusione c’è’, più impunità e’ possibile.
Sul caso Cerno ad esempio i vertici Rai stanno evidentemente cercando di insabbiare tutto.

Rimangono interrogativi aperti del tipo:
– come mai la figlia del marito di Cerno Giulia Balloch aveva accesso agli studi di Domenica In? In quale veste? Di lavoro o come pubblico?
– E se anche fosse entrata in qualità di pubblico o di accompagnatore: come mai filmava e registrava quando da regolamento Rai ne è fatto divieto assoluto ?
– chi ha autorizzato i suoi accessi agli studi e le registrazioni? Ma soprattutto: è’ stata fatta richiesta per gli accessi e per poter registrare visto che per norma interna ne è fatto espressamente divieto? In caso contrario: a che titolo stava lì?
– come mai Giampaolo Rossi non risponde a nessuno di questi interrogativi ?
– e se – come si è affrettata a smentire la Rai – non vi è stata nessuna assunzione da parte della azienda della figlia del marito di Cerno, come mai Giulia Balloch ha postato sul suo profilo LinkedIn con tanto di logo ufficiale Rai le sue mansioni a Domenica In? Si tratta di uso improprio del logo Rai, di millantato credito, o per caso di qualche contratto vero mascherato in qualche subappalto o fornitore esterno Rai?
Sono tutte domande a cui una dirigenza seria potrebbe rispondere in 3 minuti.
Con trasparenza.
Come mai allora questo pesante silenzio?
Credo che in Vigilanza Rai ci sia molto materiale su cui dibattere.
Chissà se i parlamentari dell’opposizione avranno il coraggio e la determinazione di andare fino in fondo, o se invece si ricorderanno del fatto che Cerno, prima di essere Direttore del Giornale degli Angelucci – dove peraltro la sua direzione si e’ gia’ messa in bella evidenza come protagonista di un calo di vendite di copie di circa il 4% – per anni e’ stato loro collega di partito e di banco parlamentare nel Pd e prima ancora giornalista del gruppo Debenedetti.
Alla fine, purtroppo, nel Main stream, anche per chi in Rai costa 11 mila euro a puntata e riesce nella impresa inedita, da Guinness assoluto, di far perdere 200 mila telespettatori e 2 % di share in 3 minuti, vale pur sempre la regola del “cane non mangia cane”.
