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Santanche’ e i cavoli a merenda. O Meloni difende i suoi, o e’ meglio che vada al voto a giugno

Daniela Santanchè - IlGraffio - Monica Macchioni
Autolesionistica la reazione di Giorgia Meloni. Il referendum e’ stato perso sulla comunicazione e non su fatti personali dei singoli al governo.

Di Monica Macchioni

Auspicare – addirittura scrivendolo in un comunicato stampa ufficiale di Palazzo Chigi – le dimissioni di Daniela Santanche’ non è solo insolito, ma è ridicolo.

Al limite dell’autolesionismo.

Così come aver chiesto e ottenuto le dimissioni della capo gabinetto del ministro di Giustizia Bartolozzi.

Di peggio non si sarebbe potuto fare per compromettere la tenuta del governo e la durata della legislatura.

Piuttosto che farsi prendere dall’ira post sconfitta,
Giorgia Meloni avrebbe dovuto far mente locale sulla strategia della comunicazione – totalmente sbagliata – che ha supportato il SI, anziché’ cercare impropriamente capri espiatori per provare ad evitar che la sua immagine venga scalfita.

Era partita bene.

“Il governo andrà avanti comunque”.

Lo aveva ripetuto più volte.

E poi che fa?

Si rimangia i buoni propositi?

Ma chi la consiglia?

Gli stessi che hanno fatto la somma aritmetica dei partiti per pronosticarle che la vittoria sarebbe stata certa e oltre 10 punti avanti?

Gli italiani hanno dimostrato ancora una volta di tenere a 3 cose: al Papa, al Presidente della Repubblica e alla Costituzione.

Il nocciolo sta tutto qui.

Chi tocca la Costituzione viene visto con sospetto.

Perché e’ nata da un compromesso altissimo fra le forze che hanno sconfitto il Fascismo e dato vita alla Repubblica e alla Democrazia in questo Paese.

Per malata che sia, oggi la democrazia e’ comunque un valore per gli italiani imprescindibile.

E chiunque si avventuri nel tentativo di cambiarla, riceve sonore sconfitte.

Ma un referendum perso, su cui peraltro c’era stata inizialmente la saggia presa di distanza della Meloni, non avrebbe coinciso con una sconfitta per il governo.

Così come la sta impostando oggi la Meloni invece si sta rivelando un boomerang.

Bene farebbe la Santanche’ a non dimettersi.

Lo spirito di chi ha fatto vincere il NO e’ quello di difendere la Costituzione e in Italia i processi si celebrano nelle aule di Tribunale e comprendono 3 gradi di giudizio.

Che coerenza c’è’ nell’urlare in piazza “mai più un’altra Garlasco” e poi pretendere con arroganza di far rotolare la testa di un ministro le cui vicende giudiziarie risalgono a 2 anni fa ?

Il principio della innocenza fino a prova contraria non deve essere calpestato mai.

I primi a tradire questo spirito furono gli animatori di Tangentopoli, che nei fatti si trasformò nella scorciatoia per alcune forze per arrivare al potere.

Con tanto di sputtanamento mediatico degli avversari politici, condannati preventivamente a mezzo stampa.

A rimetterci fu l’intero Paese che si vide privato di una classe dirigente vera, di grande livello, automa rispetto ad ingerenze estere.

Oggi la gestione della sconfitta ad un referendum, si sta trasformando nella sconfitta del governo e nella resurrezione delle forze di opposizione – peraltro non omogenee fra loro per storia, programmi e prospettive – che infatti parlano già di primarie, come se la legislatura fosse finita ieri.

Ed effettivamente per come si stanno mettendo le cose, forse e’ proprio così.

Ormai che la frittata e’ fatta, Giorgia Meloni oggi ha solo una soluzione: andare dal Presidente della Repubblica e chiedere elezioni anticipate.

Per quanto le riescono bene i comizi, potrebbe addirittura trasformarsi in un plebiscito in suo favore.

Qualsiasi altra strada e’ compromessa.