Di Monica Macchioni
Oggi, una nuova proposta di legge ha raggiunto i palazzi del potere, promettendo di resettare il sistema.
Ne parliamo con l’ideatore, Christopher de Marchis, che ha appena trasmesso il suo testo alle Commissioni competenti di Camera e Senato e ai principali Ministeri.
De Marchis, partiamo dall’inizio: come le è venuta in mente l’idea di questa legge e perché proprio ora?
«L’idea nasce da una constatazione oggettiva: il quadro normativo attuale, risalente al 1992, è un abito troppo stretto per un corpo che è cambiato radicalmente.
Vedevo un settore bloccato tra leggi anacronistiche e l’avanzata prepotente della tecnologia. Invece di limitarsi a protestare, ho deciso di studiare i modelli europei più efficienti, come quello portoghese (la legge 45/2018), e adattarli alla realtà italiana.
L’obiettivo non è fare la guerra a qualcuno, ma creare un sistema dove tecnologia, diritti dei lavoratori e tutela del consumatore possano finalmente convivere.»
Lei propone l’istituzione del SPT, il “Servizio Pubblico Tecnologico”. Di cosa si tratta esattamente?
«È la “terza via”. Il SPT è un servizio di interesse generale che opera esclusivamente su piattaforme digitali.
La nostra proposta fa una distinzione netta: ai Taxi resta il mercato “di strada”, ovvero la raccolta a vista e i posteggi; al SPT spetta il mercato digitale.
Chi opera in questo regime deve garantire trasparenza totale: tracciabilità dei pagamenti, divieto di contante a bordo e tariffe comunicate chiaramente all’utente prima dell’inizio della corsa.
È il superamento definitivo dell’obbligo di rientro in rimessa, sostituito da un foglio di servizio elettronico che garantisce un controllo molto più efficace della vecchia burocrazia cartacea.»
Uno dei punti più discussi riguarda gli algoritmi. Lei chiede addirittura che vengano “depositati”. Perché?
«Perché l’algoritmo non può essere una scatola nera. Nella mia proposta, le piattaforme hanno l’obbligo di depositare le relazioni tecniche presso il MIMIT e l’Autorità di Regolazione dei Trasporti.
Vogliamo evitare discriminazioni e garantire che i prezzi non subiscano speculazioni selvagge.
È una questione di democrazia digitale: il mercato deve essere libero, ma regolato da criteri di equità che lo Stato deve poter verificare.»
Parliamo di lavoro e ambiente. La sua proposta sembra puntare molto su questi due pilastri.
«Assolutamente.
Non c’è innovazione senza dignità. Introduciamo per la prima volta un compenso minimo orario, l’indennità di disponibilità e un limite rigoroso di 10 ore di guida per la sicurezza di tutti.
Sul fronte ambientale, siamo ambiziosi: entro il 2030 il servizio SPT dovrà essere effettuato solo con veicoli a zero emissioni.
Per sostenere le imprese in questo passaggio, abbiamo previsto un fondo alimentato dal 2% di ogni corsa.
È una transizione ecologica che si auto-finanzia, senza pesare sulle tasche del cittadino.»
Il testo è ora al vaglio di un numero impressionante di istituzioni: cinque commissioni tra Camera e Senato, quattro Ministeri, l’Antitrust e l’Autorità dei Trasporti. Cosa si aspetta ora dalla politica?
« Pragmatismo.
La proposta è stata trasmessa formalmente alla Presidenza del Consiglio e ai vertici dei ministeri competenti (MIT, MIMIT, Lavoro, MEF) perché tocca ogni aspetto della vita economica del Paese.
Abbiamo dimostrato che una sintesi è possibile.
Ora la palla passa al legislatore: l’Italia ha l’occasione di smettere di rincorrere le emergenze e diventare un modello europeo di mobilità intelligente.
Il futuro non si può fermare, ma si può e si deve governare.»