Di Monica Macchioni
Nonostante l’entrata in vigore della legge che cerca di prevenire violenze e omicidi ai danni delle donne, in Italia il dato sui femminicidi e’ ancora inquietante.
L’osservatorio nazionale di “Non una di Meno”, movimento femminista e transfemminista contro ogni forma di violenza di genere, sulla sua pagina monitora tutti i casi di femminicidi, lesbicidi e trans*cidi avvenuti nel 2026.
Alla data dell’8 marzo, l’osservatorio ha registrato “dieci femminicidi” “un suicidio di una ragazza trans, due casi in corso di accertamento” e “almeno altri 22 tentati femminicidi riportati nelle cronache online di media nazionali e locali”.
Tutte morti “indotte da violenza di genere e eterocispatriarcale”.
Tra le persone uccise, “la vittima più giovane aveva 14 anni, la più anziana 85.
In tre casi, l’uomo si è tolto la vita dopo aver compiuto l’omicidio.
Nella totalità dei casi, l’assassino era conosciuto dalla persona uccisa: si tratta di mariti, ex mariti, padri, figli”
Dall’8 marzo ad oggi, in neanche 1 mese, le morti sono aumentate di 3, cioè sono già 13.
Inoltre non esiste solo il tema delle morti causate da mariti traditi, o ex compagni disperati, ma anche degli strascichi di violenza e pazzia connessi alla tipologia di reato o al tentato femminicidio.
Proprio pochi giorni prima di Pasqua, infatti, solo grazie alla preparazione a all’intuito di due agenti della volante di Chieti e’ stato possibile scongiurare il peggio.
Un ex marito si sentiva minacciato dal nuovo compagno della ex moglie, una specie di ossessione, e cosi aveva pensato bene di farlo fuor usando una spada con lama di 75 centimetri.
Il piano non è riuscito solo perché sono intervenuti gli agenti che hanno perquisito la sua abitazione e lo hanno braccato prima che potesse compiere il piano studiato a dire del giovane trentunenne per auto difesa.’
Il tutto, anziché nel sangue, si è quindi fortunatamente risolto in 7 giorni di prognosi per un agente, 17 giorni di prognosi per il secondo agente e nessun morto ammazzato.
Nessuno infatti ha sparato, nessuno e’ riuscito ad accoltellare il rivale e la persona che si sentiva minacciata e divenuta aspirante pugnalatore, e’ finita ai domiciliari con braccialetto elettronico.
Ma quanti casi hanno il lieto fine?
E’ evidente che c’è’ ancora molta strada da fare: si tratta di lavorare molto sulla educazione dei giovani e sulla prevenzione, ma ci sarebbe bisogno di investire di più in termini sia di risorse economiche che di immagine e considerazione sociale anche sulla valorizzazione delle competenze di tanti uomini e donne delle forze dell’ordine che quotidianamente mettono a disposizione le proprie competenze e la propria professionalità, spesso sottopagati, per la sicurezza di tutti noi.