Di Monica Macchioni
Bruno Vespa e’ da sempre considerato un mostro sacro.
Ed evidentemente tale vuole rimanere.
Non accetta di essere messo in discussione, non permette che altri possano avere il suo spazio e la sua stessa considerazione.
Si sente protetto dal governo di turno in quanto tale, oggi c’è’ il governo Meloni.
Domani chissà ?
D’altra parte, per decenni, Vespa e’ stato considerato da destra, centro e sinistra il “terzo ramo del Parlamento”.
Come la moglie di Cesare.
Indiscusso.
Potere allo stato puro.
Riverito.
Temuto.
Adulato.
E ieri l’onorevole Provenzano del Pd sì è permesso di dire che il re è nudo.
Finché si tratta di Ranucci, Travaglio, Gruber si può dire che si tratta di giornalisti militanti e faziosi, quando si tratta di Bruno Vespa, eh no, fermi tutti: lesa maestà’!
Si deve dire che è pluralista e obiettivo.
Per fede.
Anzi: per dogma!
Francamente trovo superfluo tutto il comunicatificio che si è sviluppato su una non notizia.
Tanto: tutto resterà come prima, tutto al suo posto.
Vespa incluso.
Il veut “mourir sur scène” per parafrasare una nota canzone di Dalida.
Il deputato Provenzano ha fatto una battuta legittima, che ovviamente ha colpito nel segno.
Vespa, colto con le mani nella marmellata intento a far bella figura con Malan, persona peraltro mite, intelligente e garbata, si è adirato per la considerazione vera di Provenzano e si è affrettato a smentire la realtà dei fatti e forse anche – da vecchio mago dello share – ha cercato di fare la vittima per poter oggi su domani stare sulla scena, far notizia, dare un poco di brio ad una trasmissione Porta a Porta che è uguale a se stessa da troppi anni, e che rischia inevitabilmente di andare in pensione insieme al suo stesso protagonista.