Di Monica Macchioni
Essere sgarbiani e’ un modo di essere, una filosofia di vita, una vera e propria Weltanshauung che affonda le proprie radici nel marinettismo e in D’Annunzio.

Sgarbiani si nasce. E non lo si diventa.
Diffidare dalle imitazioni posticce e dai gregari di comodo.
Dispiace dirlo, ma purtroppo, da anni, da prima della depressione ufficiale, Vittorio ha smesso di essere sgarbiano.

Complice la noia del Covid o forse anche la paura della vecchiaia e della malattia, o piuttosto l’influenza nefasta delle compagnie imposte dal lockdown, Sgarbi ha tradito se stesso e il suo pensiero. Si è messo le pantofole cerebrali, ha rinunciato ad essere provocatorio e unico.
Roma non è mai piaciuta a Vittorio. Faceva capatine fugaci, cene di gala, bellissimi discorsi in Parlamento dove ha sempre brillato per assenteismo. Non si è mai fatto contaminare dal potere, non ha mai indugiato nel clima e nei riti paludati e fangosi della capitale, mai ha avuto la tentazione di infilarsi nelle sabbie mobili dei salotti, tant’è’ che non ha mai partecipato a nessuna delle cene settimanali in centro o alle maratone di ottima e sofisticata cucina di Carlo Spallino (Centonze) e fiumi di champagne che insieme a Maria Giovanna Maglie davamo ogni domenica a Morolo. Anni per me indimenticabili.

Sgarbi e’ stato più di D’Annunzio. Protagonista indiscusso di imprese esemplari, agonista strenuo del superamento del limite, irrequieto amante del bello e dell’arte, ma anche strenuo difensore dei deboli, dioscuro della dea Giustizia intesa come Equilibrio ed Equità, ironico frequentatore del mondo.

Sauro Moretti, suo manager , e’ sempre stato al suo fianco, ha sempre incarnato alla perfezione l’anima epicurea e giocosa di Vittorio. Un rapporto strettissimo, che qualche invidioso ha spesso giudicato come morboso.
Ma la verità è’ che Moretti e’ stato per anni il detentore dei segreti vivaci e belli di Vittorio, è’ stato con spirito fraterno e di amicizia sincera complice più e meglio di un amante.

Mai e poi mai il Vittorio sgarbiano avrebbe scaricato il suo uomo più fidato, l’unico professionista del cerchio in grado di sedersi allo stesso tavolo di Silvio Berlusconi, e di altri nomi illustri della imprenditoria italiana, l’amico serio e leale, di imprescindibile supporto per affrontare impegni lavorativi e politici, mostre e presentazioni di libri, convention e conferenze d’arte, comparsate tv e serate in amicizia.
Ma ad un certo punto quella finestra sul mondo, quel tramite verso l’esterno rappresentato dalla figura di Moretti si chiude di colpo.
Senza preavviso alcuno.
Quell’interruttore irriverente e vitale si è girato di botto e lo Sgarbi di oggi non è neanche l’ombra del se stesso di ieri.

Chi e cosa ha causato tutto ciò? E per quali fini? E’ stato Vittorio improvvisamente a tradire se stesso e a far fuori lo sgarbiano Moretti, oppure sono interventi altri fattori che Moretti non rende pubblici? E si limita solo a delle considerazioni generiche e abbastanza blande, senza entrare volutamente nei dettagli? Cosa e’ realmente accaduto in quei giorni?
Mi domando questo perché guarda caso l’allontanamento di Moretti ha coinciso con l’inizio della fine di Vittorio.

Hanno infatti un sapore agrodolce le considerazioni a voce alta di Sauro Moretti – oggi manager apprezzato da importanti realtà nazionali e internazionali, istituzionali e non, ed anche della figlia di Vittorio, Evelina Sgarbi – durante una chiacchierata di Evelina trasformata in un pezzo uscito su Vanity Fair.

Oggi Vittorio viene “portato” alle iniziative come il Breznev comunista rappresentava il regime finito.
Magro, la giacca larghissima che si piega su se stessa due volte, ricurvo, gli occhi persi nel vuoto. Arriva puntuale, lui che si faceva attendere per ore come una diva.
Sgarbiani si nasce.

Lo sapeva benissimo Vittorio che non ha mai considerato sgarbiani quelli del cerchio tragico che oggi lo circondano.
Lo ha capito anche la figlia Evelina che molto gli assomiglia e che ha scritto un libro “Nata Sgarbi” per raccontare il suo rapporto col padre.
Vittorio forse non lo sa. E non lo saprà mai. Ma tutto il casino mediatico sollevato da Evelina ha avuto come unico scopo quello di ritrovare il padre che è stato.
Sempre che i farmaci e i trattamenti subiti rendano possibile un ritorno.

Quasi sicuramente la figlia e’ riuscita a salvare l’uomo, probabilmente è arrivata troppo tardi per salvare la sua anima e il suo pensiero.