Di Monica Macchioni
Rag. Amato, il 20 aprile 2026 si è tenuta un’udienza importante a Roma. Ci aggiorna su cosa è accaduto?
Sì, il 20 aprile siamo stati davanti al Tribunale di Roma per discutere questioni preliminari, in particolare sulla competenza territoriale e sulla legittimazione ad agire.
Il giudice ha concesso un termine per il deposito di note integrative, fissato al 27 aprile.
Abbiamo depositato nei termini, seguendo la linea difensiva impostata dal mio legale.
Adesso dobbiamo attendere la decisione del collegio.
Il Consiglio Nazionale ha sollevato un’eccezione di incompetenza territoriale. Su cosa si basa?
Hanno chiesto di spostare la causa a Caltanissetta.
La nostra difesa, invece, ha ritenuto corretto radicare il giudizio a Roma, trattandosi di una decisione del Consiglio Nazionale.
Si tratta di una questione giuridica su cui esistono interpretazioni diverse, ed è proprio per questo che sarà il giudice a valutare.
Avete rafforzato la vostra posizione nelle note depositate?
Sì.
Il mio legale ha ritenuto opportuno richiamare anche orientamenti giurisprudenziali recenti che, in casi analoghi, hanno individuato la competenza nel luogo in cui ha sede l’organo che ha emesso la decisione impugnata.
Ma al di là dell’aspetto tecnico, il punto centrale non è solo dove si decide.
Qual è allora il punto centrale?
Il punto centrale è la motivazione della decisione.
Noi non stiamo chiedendo una sanzione disciplinare.
Stiamo contestando un provvedimento che riteniamo problematico e illegittimo perché fondato su elementi che non risultano verificabili.
Ci spiega meglio?
Abbiamo acquisito al CDD di Palermo il fascicolo già nel 2023.
All’interno c’è sostanzialmente un solo elemento rilevante: un verbale di audizione.
In quel verbale:
vengono poste domande
non emergono risposte
non c’è una sola motivazione chiara e neanche una sola giustificazione del liquidatore, perché evidentemente non c’era.
Questo è un dato oggettivo.
E cosa sostiene il Consiglio Nazionale?
Che la motivazione sarebbe “desumibile dagli atti”.
Ma qui nasce il problema.
Perché questi atti:
non sono stati indicati chiaramente
non sono stati messi a disposizione
non risultano nel fascicolo che abbiamo esaminato
E quindi la questione è semplice: una decisione deve essere verificabile.
Quindi non è solo una questione tecnica?
Assolutamente no.
È una questione di legalità e trasparenza.
Chi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe essere il primo a garantire:
chiarezza
accesso agli atti
trasparenza delle decisioni
E invece ci troviamo in una situazione opposta.
In che senso?
A fronte di richieste legittime di chiarimento, invece di ricevere risposte, mi sono trovato ad affrontare accuse personali, tra cui quella di comportamenti assimilati allo stalking.
Accuse che non hanno trovato alcun riscontro e sono state archiviate.
Questo, secondo me, è un passaggio molto delicato.
Perché la domanda che mi pongo è:
è questo il modo corretto di gestire una richiesta di trasparenza?
Perché invece di chiarire e produrre i documenti, si arriva a questo tipo di reazioni?
Cosa pensa di questo atteggiamento?
Penso che sposti l’attenzione dal punto centrale.
Il tema non è la persona, ma i fatti.
E il fatto è uno solo: verificare se esiste una motivazione reale e accessibile.
Se la motivazione esiste, non dovrebbe esserci alcun problema a renderla disponibile. Il vero problema è che secondo le nostre gravi accuse non esistono e questo sarebbe un fatto gravissimo.
La sua è quindi una battaglia personale?
No.
È una battaglia per la trasparenza e il rispetto delle regole da parte di tutti.
Perché se passa il principio che chi ha un ruolo istituzionale può sottrarsi al controllo, allora il sistema perde credibilità.
E questo riguarda tutti, non solo me.
Vuole lasciare un messaggio ai lettori, in particolare ai colleghi e agli avvocati?
Sì.
Più che un messaggio, una riflessione.
Alla luce di questa vicenda, mi chiedo — e chiedo ai colleghi e agli avvocati:
se una scelta come quella di rivolgersi al Tribunale di Roma, in presenza di interpretazioni diverse, possa essere considerata una posizione giuridicamente sostenibile.
E soprattutto:
è corretto rimettere al giudice una questione su cui non esiste un orientamento unico?
E ancora:
può considerarsi adeguatamente motivata una decisione che richiama documenti non chiaramente indicati né accessibili?
Credo che queste siano domande legittime.
E credo sia utile che chi opera nel settore possa esprimere una propria valutazione.
Grazie Rag. Amato, restiamo in attesa della decisione.
Grazie a lei.