Di Monica Macchioni
Si parla da troppo tempo di riposizionamento di Forza Italia, i diretti interessati si affrettano a negare, ma ci sono alcuni dati oggettivi: il neo capogruppo alla Camera Costa ha già avuto un passato istituzionale sotto le bandiere NCD di Angelino Alfano e poi un tratto di strada con Calenda che sicuramente di destra non è; e la capogruppo al Senato di Forza Italia Stefania Craxi ha un pedigree blasonato di tutto rispetto anche a sinistra per la sua storia innatamente socialista.
Sui diritti, poi, Forza Italia, anche tramite Francesca Pascale, è scesa apertamente in campo, più netta e determinata che mai, rispetto ai timidi tempi di Berlusconi.
Questa virata laicale e sinistrorsa si può leggere anche in alcune scelte editoriali di Mediaset – vedi il bravissimo Tommaso Labate con la sua trasmissione al mercoledì sera, la super direttrice Bianca Berlinguer impegnata in “E’ sempre carta bianca” e anche con la scelta all’inizio incomprensibile su Myrta Merlino che ha fatto perdere ascolti – sono comunque tutti ottime cartine tornasole di questo riposizionamento nei fatti già in atto da molti mesi.
L’accelerazione,però, si è avuta con la volontà espressa da Marina Berlusconi di ridimensionare il ruolo ed il peso di Tajani visto come troppo vicino a Meloni o forse come graniticamente radicato nello schieramento catto-liberale e dunque inamovibile dal versante del centrodestra.
Non basta un comunicato stampa al giorno per riuscire a negare l’evidenza!
Abortita all’improvviso e senza preavviso la scalata di Occhiuto, probabilmente sotto lo stress causato dal fenomeno Corona con le sue rivelazioni che hanno distratto azienda e famiglia rispetto all’obiettivo di cambiare Forza Italia dall’interno e dall’alto, per via antidemocratica, ritrovata la calma e la serenità si è proceduto per raccolta firme.
Protagonista dell’impresa un genio che non ha paura di nulla e di nessuno e che viene troppo spesso sottovalutato: Claudio Lotito, trasversalissimo a tutto e a tutti, odiatissimo ma soprattutto invidiatissimo, presente in qualsiasi ambiente, con occhi e orecchie ovunque.
Lo schieramento delle forze politiche che sostengono questo governo non sarà più così alla prossima legislatura, cosi come a sinistra sbagliano a ragionare di campo largo e di Primarie.
D’Alema lo ha capito come sempre prima e meglio di tutti, scongiurandole. Qualcuno ipotizza che possano nascere convergenze dell’ultim’ora sulla legge elettorale da parte di Pd e Fratelli d’Italia. Avviso ai naviganti: prima di fare scelte autolesionistiche….
Una cosa è certa.
Giuseppe Conte per la seconda volta ha una grande opportunità: quella – almeno nella geometria politica su carta – di poter essere papabile al ruolo di premier per la terza volta. Per riuscire nell’impresa deve però evitare le piste false, i finti amici e le mosse autolesionistiche.
L’elettorato 5 stelle non ama i candidati del PD, e questo lo ha dimostrato già in moltissime occasioni. Il campo largo funziona solo quando e solo se il candidato è 5 stelle come ad esempio Fico in Campania, non funziona quando è del PD, perchè l’elettorato grillino è alieno alle imposizioni del centralismo democratico e quando non si riconosce in ciò che gli viene proposto, diserta allegramente le urne senza sentirsi in colpa. Uno vale uno.
Il riposizionamento di Forza Italia nel centro che guarda a sinistra poi rende l’alleanza del Pd coi pentastellati impossibile soprattutto se si pensa che il candidato a premier di cui si parla nei corridoi è la sindaca di Genova Salis, formalmente PD, idealmente più renziana che schleiana. E questo crea grattacapi non da poco all’interno del Partito dove già c’è chi mormora che bisogna ridimensionare il ruolo di Boccia e della Schlein.
Certo è che Renzi, Marina Berlusconi, l’area dei democristiani di sinistra starebbero benissimo in un unico contenitore o in una federazione riformista, con laici e cattolici che si confrontano. Sarebbe una interlocuzione fra forze fondamentalmente omogenee.
Una parte di Forza Italia non andrebbe più a votare, mentre un’altra cercherebbe sicuramente asilo politico fra le fila della Meloni, almeno da due anni riposizionatasi nel centrodestra al centro che guarda a destra. Andrebbero ad aumentare i voti di Fratelli d’Italia? No. Ma almeno non farebbero perdere consensi.
E anzi andrebbero a compensare qualche fuoriuscito attratto dal messaggio di coerenza del generale Vannacci, dichiaratamente e coerentemente di destra.
In grandissima difficoltà è invece Salvini che si trova in una Lega assediata dalla insoddisfazione dei governatori e degli imprenditori del Nord e dalla delusione per il Ponte sullo Stretto al Sud. Una Lega ormai stanca, senza entusiasmo e linfa vitale.
Giuseppe Conte a nostro avviso deve correre da solo.
Forte della esperienza maturata a Palazzo Chigi – prematuramente stroncata da Renzi – Conte deve mirare a ottenere quanti più consensi possibile sui 5 Stelle e vedere solo dopo le elezioni con quale dei partiti politici in campo può avere la forza elettorale di mettere in piedi un governo che sia coerente, credibile e possibilmente duraturo.
L’impresa è ardua.
Ma anche il quadro geopolitico internazionale è profondamente mutato, scosso dalle guerre, pervaso dalle contraddizioni.
Gli italiani oggi chiedono affidabilità e buonsenso, non retorica e chiacchiere a vuoto, inaccettabili soprattutto da parte delle forze politiche che hanno sostenuto il governo uscente.
E poi c’è il cosiddetto “effetto-novità” che ha riguardato prima i 5 stelle, poi Renzi, poi Salvini, e infine la Meloni.
Previsione abbastanza semplice: ora è il turno di Vannacci.
L’entusiasmo per la figura del generale è palpabile nei territori in tutta Italia, dove nascono comitati spontanei, sezioni e circoli a lui ispirati, nonostante sia in atto il tentativo smaccato da parte del main stream di soffocarlo, di non far parlare di lui, nonostante venga visto pochissimo nei pastoni dei tg e nelle trasmissioni televisive, se non quando qualcuno cerca di metterlo in difficoltà, esercizio complicato data l’ottima padronanza della lingua italiana e una retorica convincente e pacata, tipica di chi è abituato alla trincea, ad affrontare il nemico con lucidità e razionalità.
Vannacci poi sta imbarcando personaggi di grande rilievo e di peso organizzativo notevole e ha iniziato interlocuzioni importanti come ad esempio quella con Confimprenditori.
Il suo Presidente Stefano Ruvolo ha fondato Patto Italia e c’e’ chi scommette su un percorso sinergico col generale che porterà risultati concreti per il Paese di tutto rispetto
Addirittura e’ nato spontaneamente un Centro Studi al Nord con tanto di sede presso un castello prestigioso, quello Sforzini di Castellar Ponzano, segno evidente della grandissima capacità del generale di contaminare anche ambienti diversi dal suo.
Vannacci piace e miete consensi e approvazione.
Il Centro Studi infatti e’ già operativo in tutta Italia e il suo fondatore e Presidente, Luca Sforzini, mecenate ed esperto d’arte, ha già lanciato gli Stati Generali nel parco del Castello per il 30 maggio.
Si prevede il pienone.
Della serie: partiti politici arroccati nelle vecchie rendite di posizione siete avvisati: Vannacci fa già sul serio!
A dispetto dei sondaggi che vorrebbero tenerlo molto più basso di ciò che appare ad occhio nudo.
Il generale ha organizzazione, metodo, uomini e donne, contenuti e risorse.
A febbraio 2018, prima del voto alle Politiche, durante una puntata di Matrix da Porro feci una previsione che si rivelò vera il 2 giugno dello stesso anno, una volta che i risultati elettorali del 4 marzo resero impossibile il formarsi della maggioranza che qualcuno provò a mettere insieme per mesi. Invano.
All’epoca c’era un bellissimo rapporto tra Renzi e Salvini, fraterno direi.
E nacque contro ogni scommessa razionale il governo giallo-verde 5stelle-Lega.
Oggi, scommettendo sull’exploit del generale Vannacci, io credo che possa nascere il governo giallo – nero 5Stelle-Futuro Nazionale. Qualcuno forse ironizzerà sull’Ape Maya, ma i bene informati sanno che le api sono animali laboriosi e disciplinati, come i militari, ma soprattutto producono ottimo miele.