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Intervista di Monica Macchioni a Mirko Benetti, Presidente del CDA di Port Authority di Pisa S.R.L. e gestore del Canale dei Navicelli

Mirko Benetti - IlGraffio - Monica Macchioni
Intervista di Monica Macchioni a Mirko Benetti, Presidente del CDA di Port Authority di Pisa S.R.L. e gestore del Canale dei Navicelli, commenta il sorpasso storico della nautica sull’abbigliamento e lancia un appello alla collaborazione tra pubblico e privato: la blu economy è già realtà, e insieme possiamo farla crescere ancora.

Intervista di Monica Macchioni a Mirko Benetti Presidente del Consiglio di Amministrazione, Port Authority di Pisa S.R.L. Società in house del Comune di Pisa, con sede in Via Darsena 3/5. Gestisce il Canale dei Navicelli e il tratto urbano dell’Arno in forza del Contratto di Servizio stipulato con il Comune di Pisa nel 2022.

Presidente Benetti, il report «La Repubblica Marinara» certifica che la filiera nautica italiana ha superato i 14 miliardi di euro di produzione nel 2024, sorpassando l’abbigliamento. Un dato atteso o la sorprende?

Non mi sorprende, ma sono molto soddisfatto che emerga finalmente con la forza di un dato aggregato e ufficiale. Chi lavora ogni giorno in questo settore sa che la nautica italiana è un ecosistema industriale straordinario: cantieri, motoristica, elettronica di bordo, arredamento, refit, servizi portuali. Un mondo profondo e articolato che finora non era stato ancora raccontato nella sua interezza. Quei 14 miliardi sono lì, solidi e in crescita, e questa certificazione ci dà gli strumenti per costruire insieme una visione ancora più ambiziosa.

 

Il Canale dei Navicelli che lei gestisce è uno dei nodi infrastrutturali storici della nautica toscana. Come si inserisce in questo quadro nazionale?

Il Navicelli è un esempio perfetto di ciò che l’Italia sa fare quando infrastruttura e imprenditoria si incontrano. Oltre 27 chilometri che collegano Pisa al mare, con una vocazione cantieristica e logistica che risale a secoli fa. Lungo le sue sponde operano realtà di eccellenza nella costruzione e manutenzione di imbarcazioni. Il nostro impegno quotidiano è tenere questa infrastruttura all’altezza delle aspettative del settore, e lo facciamo con grande senso di responsabilità verso il territorio e verso le imprese che vi operano.

Quei 14 miliardi ci danno gli strumenti per costruire insieme una visione ancora più ambiziosa per il mare italiano.

 

Opportunità e investimenti, quali sono le aree dove ritiene più urgente e più fruttuoso investire per accelerare la crescita della blu economy?

Ne vedo tre fondamentali. Il primo è il rafforzamento delle infrastrutture portuali e dei canali navigabili, che sono l’ossatura su cui poggia tutta la filiera. Il secondo è la semplificazione normativa: più rendiamo chiaro e stabile il quadro regolatorio, più attraiamo investimenti privati di qualità e di lungo periodo. Il terzo è la pianificazione integrata: le energie del settore pubblico e di quello privato, coordinate in una visione condivisa, possono moltiplicarsi a vicenda. Ogni euro investito bene in questo comparto genera un ritorno economico ben superiore alla media degli altri settori industriali.

 

Il PNRR ha aperto finestre importanti. Come valuta le opportunità ancora disponibili per la blu economy?

Ci sono risorse importanti ancora da cogliere, e il settore è pronto a farlo. Alcune linee del PNRR sulla portualità e sulla transizione energetica delle flotte sono molto rilevanti per noi. Ma guardo con grande interesse anche ai fondi strutturali europei 2021-2027: lì ci sono opportunità concrete per infrastrutture come il Navicelli, per la cantieristica sostenibile, per il turismo nautico di qualità. Il messaggio che voglio lanciare è che il settore c’è, è organizzato, e sa come utilizzare bene queste risorse.

 

La Toscana ha una concentrazione unica di competenze nautiche. Cosa serve per valorizzarla al meglio?
Serve fare sistema, e in questo la Regione Toscana sta già dimostrando una sensibilità crescente, come testimonia anche il contributo regionale al nostro Contratto di Servizio. Il passo successivo è costruire una regia stabile che metta attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese, porti, università e istituti tecnici. Il distretto nautico toscano — dal Navicelli a Viareggio, da Livorno alle eccellenze dell’interno — ha tutto ciò che serve per diventare un polo di riferimento europeo. Dobbiamo solo decidere di volerlo costruire insieme.

Il settore c’è, è organizzato, e sa come utilizzare bene le risorse disponibili. Siamo pronti a fare la nostra parte.

 

Prospettive e proposte, se potesse lanciare un messaggio al Governo nazionale sulla blu economy, quale sarebbe?

Il messaggio è semplice: il mare è una grande opportunità per l’Italia, e il settore è pronto a essere protagonista di questa crescita. Chiediamo di poter lavorare insieme a un piano strategico nazionale per la blu economy, con obiettivi condivisi e misurabili. La nautica da sola vale già 14 miliardi, ma l’intero comparto del mare — pesca, acquacoltura, energie rinnovabili offshore, turismo nautico, logistica portuale — può valere molto di più. L’Italia ha la geografia, la tradizione, le imprese. Con una cornice di sistema adeguata, possiamo portare questi numeri a livelli straordinari.

 

La formazione: è un tema cruciale per la filiera?

Assolutamente sì. La domanda di tecnici specializzati — ingegneri navali, elettrotecnici di bordo, esperti di compositi — è in forte crescita. Dobbiamo investire negli istituti tecnici nautici, negli ITS Academy marittimi, nei percorsi universitari legati al mare. Sono lavori qualificati, ben retribuiti, con prospettive internazionali. Spesso i ragazzi non sanno nemmeno che esistono. Raccontare meglio il settore è già di per sé un investimento nel suo futuro.

 

In chiusura: è ottimista sul futuro della blu economy italiana?

Sono profondamente ottimista. I fondamentali ci sono tutti: imprenditori straordinari, tecnologie all’avanguardia, un brand Italia che nel mare vale quanto nella moda o nel cibo. Quei 14 miliardi non sono un punto di arrivo, sono una base di partenza eccellente. Con la giusta collaborazione tra pubblico e privato, con investimenti mirati e una visione condivisa, il mare italiano può diventare uno dei grandi motori di sviluppo del paese nei prossimi decenni. Noi, come Port Authority, siamo pronti a fare la nostra parte.