Di Monica Macchioni
Attorno a Sgarbi c’è sempre stato chi, a partire dall’attuale cerchio tragico, che per anni è rimasto per fortuna molto marginale rispetto alle decisioni di Vittorio – anziché sorreggerlo nel suo desiderio di diventare ministro della Cultura e comunque di seguire la sua vocazione naturale ad essere un uomo pubblico e fare politica, divenendo così un punto di riferimento infungibile e un tassello fondamentale della divulgazione culturale ed estetica del nostro Paese – voleva che continuasse a far solo il critico d’arte e tutte le attività economiche ad esso connesse, quindi ha sabotato – per quanto fosse possibile contenere quel genio e sregolatezza fatto di energia pura, scorribande notturne, visite improvvise nelle case e nelle chiese – quella carriera e quella ascesa.
I punti di riferimento e le passioni di Vittorio son sempre state due. E io che l’ho seguito come ufficio stampa per anni e che l’ho conosciuto davvero da vicino posso testimoniarlo, non per sentito dire. E come me tutti coloro che si prefiggono di essere intellettualmente onesti. A prescindere se questo convenga o meno.
Vittorio ha sempre amato:
1) Comprare quadri e sculture
2) Fare politica.
Chi aveva capito tutto questo era Sauro Moretti, suo storico manager, che per 30 anni lo ha seguito mettendo in pratica i suoi desiderata, spesso tutelandolo anche da ingerenze inopportune, guadagnandosi così la considerazione e la stima di tutto il mondo politico, trasversalmente, da destra a sinistra, e di tutto il mondo dell’arte.
Vittorio ha amato la politica più di se stesso.
E quando non ne è stato riamato, allora ha optato per ruoli non nazionali, come quelli di assessore regionale e sindaco o assessore comunale. Sia di Comuni grandi come Milano e Viterbo, ma anche di Comuni relativamente piccoli come San Severino Marche, Salemi e Sutri. Dove ha lasciato una traccia indelebile nei concittadini della sua istrionica presenza. Ha saputo rianimare e ravvivare posti remoti e ameni e li ha resi noti al mondo. Sgarbi è sempre stato un faro di luce: dove passava, illuminava il bello e portava vita ed economia.
Oggi che Vittorio sembra essere molto influenzato da chi lo circonda assistiamo invece ad uno Sgarbi “commerciale” distante dalle cure politiche e disinteressato dalle sorti del Comune di Arpino che in qualità di sindaco dovrebbe invece considerare in prima persona e sopra altri impegni.
Vittorio Sgarbi invece presenterà il suo ultimo libro edito dalla casa editrice della sorella Elisabetta al Salone Internazionale del Libro domenica prossima 17 maggio alle ore 14.45.
Chi è stato almeno una volta a Torino a questa kermesse ricorderà la sensazione di bolgia umana, di assenza d’aria, di confusione, di impossibilità di trovare posti a sedere, uno spazio amplissimo da percorrere, passo dopo passo, dove si fa fatica anche a respirare.
Qualcuno potrebbe forse ironizzare sulla mia stazza e immaginare che sia per via dei kg di troppo che devo portare sulle spalle a generarmi questo ricordo di fatica, ma non credo che il Vittorio di oggi fatichi meno di me a muoversi in un contesto simile.
Tenere una lectio, concentrarsi in quel frastuono di voci,di colori, di bisbigli, di accatastamento di libri,di stand – per lui che oggi ha un soffio di voce roca, stranamente si muove senza occhiali e senza appunti, soprattutto senza il suo cellulare, dal quale non si separava mai, giorno e notte, e sul quale era sempre a leggere notizie, verificare articoli e comunicare in prima persona e senza filtri – non sarà sicuramente una impresa facile.
Viene da pensare come mai in questi mesi non sia mai andato ad Arpino dove continua ad essere sindaco e dove sono vive le iniziative culturali a prescindere dalla sua presenza, promosse anche da associazioni locali, dove la scena gli è stata rubata dal consigliere comunale d’opposizione e consigliere provinciale Gianluca Quadrini.
Ma i commercianti e gli esercenti locali sono molto delusi dall’assenza del sindaco, lamentano di non riuscire a parlare con lui, si dolgono del fatto che le decisioni vengono prese dal vicesindaco e la responsabilità è in capo al sindaco. Una situazione molto borderline al punto tale che il nuovo Prefetto, appena arrivato, aveva intenzione di sciogliere il Comune per dare ad Arpino la rappresentanza che merita: un sindaco presente e non per corrispondenza.
Va detto, infatti, che negli ultimi due anni il sindaco Sgarbi e’ stato presente due volte, forse tre di sfuggita, nel Comune di Arpino.
Viene da domandarsi pertanto se il ministro degli Interni Piantedosi sia stato informato di questa lunga latitanza di Sgarbi rispetto al suo ruolo di sindaco che tuttora continua formalmente a ricoprire nel silenzio totale dell’opposizione; e se ritiene sostenibile arrivare fino al 2028 con un sindaco fantasma e un vicesindaco che fa le funzioni del sindaco senza averne la responsabilità formale per una durata che supera di gran lunga quella consentita per malattia, in un Comune così importante e in una zona dove comunque sarebbe necessario stare in guardia rispetto ai tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata e non nelle attività produttive, nelle gare d’appalto, etc, etc.
Rimane comunque il cattivo gusto dell’aver privilegiato la vendita di libri alla partecipazione alle giunte di Arpino, segno evidente che Vittorio non è cosi ben seguito come qualcuno continua a sostenere.
Certo e’ che Vittorio non sta bene per fare il sindaco o per affrontare le questioni legali, ma quando la sua presenza e’ necessaria per far business per il cerchio tragico, immediatamente torna ad essere in grande forma (nonostante le foto, anche quelle ritoccate, dicano esattamente il contrario).
Sono lontani purtroppo i tempi in cui sul piano politico Vittorio Sgarbi era sostenuto e aiutato dal suo manager Sauro Moretti, che era riuscito persino a riabilitarlo dopo il periodo di “gelo” con Silvio Berlusconi il quale pretendeva che ad Arcore come in Sardegna, durante gli incontri e le visite di Vittorio, ci fosse sempre anche Moretti, l’unico vicino a Sgarbi del quale il Presidente si fidava.





