Di Monica Macchioni
“Facce da Monte” è il libro di Stefano Bisi, pubblicato da Betti Editrice, che offre uno sguardo inedito sulla storia del Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo, fondata nel 1472.
Il volume ne ripercorre gli anni cruciali, quelli tra il 1977 e il 1995, costruendo una galleria di ritratti dei protagonisti. L’autore va oltre il dato storico e finanziario, restituendo le vicende umane, i retroscena e le dinamiche che hanno attraversato le stanze del potere di Rocca Salimbeni.
Bisi, quali sono le “Facce” di cui racconta?
Sono alcuni amministratori del Monte dei Paschi che ho conosciuto durante la mia attività giornalistica. Sono partito dal 1977, quando presidente era Danilo Verzili che stava per lasciare la guida della banca a Giovanni Coda Nunziante, per arrivare al 1995 quando l’istituto di credito guidato da Giovanni Grottanelli de’ Santi diventa società per azioni.
Ma nel libro ci sono anche altre “Facce”.
Una figura che mi ha colpito è quella di Antonio Da Empoli. Era consigliere economico di Bettino Craxi e Giuliano Amato e venne mandato a Siena per portare a termine la trasformazione della banca in spa. Era stato gambizzato dai terroristi rossi ma trovò la morte in auto nell’Autostrada del Sole.
E poi?
Loris Scricciolo, socialista. L’ho conosciuto nel pieno dell’esercizio del potere e nella fase del declino. L’ultima volta l’ho visto seduto su una panchina della stazione ferroviaria di Chiusi che guardava i treni, a lui cari perché il padre era stato ferroviere.

Al Monte dei Paschi c’erano molti amministratori democristiani nel periodo di cui scrive?
Moltissimi e in ruoli chiave. Il presidente era sempre democristiano, se escludiamo Grottanelli de’ Santi, un professore universitario difficilmente collocabile da un punto di vista politico. E i direttori generali erano sempre dc, da Giovanni Cresti a Carlo Zini. E nella deputazione amministratrice un ruolo importante in quegli anni lo ha svolto Alberto Brandani, fanfaniano, che poi ha avuto incarichi di rilievo in Anas, Ferrovie e Fedetrasporti.
Come è nata l’idea di costruire il corridoio vasariano dei dirigenti che hanno guidato la banca senese?
Ho un bagaglio di ricordi e testimonianze che ho voluto condividere con chi vorrà leggere il libro. E’ anche una testimonianza di affetto e gratitudine verso uomini che erano di parte, anzi di partito, ma che sapevano trovare una sintesi e lavorare per il bene della banca e del territorio.
Gratitudine che verso il Monte dei Paschi ha sempre avuto anche Silvio Berlusconi?
E’ vero. Quando in molti da destra attaccavano il Monte affibbiandogli l’etichetta di banca rossa, Berlusconi ricordava quando lui, piccolo imprenditore edile, ebbe un sostegno forte per le sue attività dal Monte.

Se come giornalista ha sempre seguito le vicende del Monte in prima persona, come scrittore è la prima volta che affronta questo tema. Che cosa l’ha spinto a farlo?
Ripensando le vicende montepaschine mi sono tornati in mente episodi, polemiche, ricordi che ho provato a trasferire nelle pagine di un libro.
Immagino che sia stato un viaggio complesso, quello che ha deciso di intraprendere. Come è riuscito a sintetizzare tanta storia in un volume?
E’ stato come scrivere articoli un po’ più lunghi sui singoli amministratori. Non è stato difficile e mi sono anche appassionato.
Ha scelto di parlare dei protagonisti di Rocca Salimbeni nel periodo tra il 1977 e il 1995. Ha in programma altre pubblicazioni per completare il percorso fino ai giorni nostri?
Mi piacerebbe pubblicare qualche altro ritratto di coloro che sono stati amministratori del Monte dei Paschi in quel periodo. Per il dopo 1995 si vedrà.


