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Riapre il Teatro Valle. A ottobre al via la nuova stagione

Il Teatro Valle è considerato il teatro moderno più antico d’Europa, che dalla sua fondazione, avvenuta nel 1727 sino alla sua storia più recente, ha ospitato i capolavori della drammaturgia e del melodramma, giusto per citare alcune opere in ordine cronologico: il sette gennaio del 1727 debuttò, Matilde di Simone Falconio Pratoli, inaugurando ufficialmente la sala.

Apriamo questo approfondimento con la nota del Presidente Commissione Cultura alla Camera dei Deputati, Federico Mollicone, rilasciata all’AdnKronos, segue poi il nostro rapido resoconto su questi anni in cui il Teatro Valle è passato per varie mani, ben 16 anni di inattività, sperando di dare seguito in futuro ad altri interventi rispetto alla situazione dei teatri nella Capitale. Buona lettura nel segno del futuro del Teatro Italiano!

di  Cristiano Arni

E sulla sica del Comunicato del Presidente Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Federico Mollicone, con sommo gaudio ci uniamo al coro unanime di giubilo per la riapertura dello storico Teatro Valle a Roma, dopo ben 16 anni di chiusura, tra polemiche, “okkupazioni” (per dovizia di particolari una occupazione che tanto basta e avanza per effetti collaterali) e trattative snervanti, oltre a lavori di ristrutturazione, messa a norma e sicurezza della storica sala settecentesca della Capitale, dove debuttarono i Sei Personaggi in Cerca d’Autore, di Luigi Pirandello, tra le contestazioni del pubblico che non era pronto alla rottura con le convenzioni del teatro di tradizione, a partire dalla scena aperta, priva di sipario. Se la sera della prima fu un fiasco tale da far scappare lo stesso autore per timore di un linciaggio, in seguito l’opera venne considerata un capolavoro della nuova drammaturgia e modo di fare Teatro cui Pirandello anelava. Quel debutto avvenne il 9 maggio, 1921 proprio nello storico Teatro Valle.

Il Teatro Valle è considerato il teatro moderno più antico d’Europa, che dalla sua fondazione, avvenuta nel 1727 sino alla sua storia più recente, ha ospitato i capolavori della drammaturgia e del melodramma, giusto per citare alcune opere in ordine cronologico: il sette gennaio del 1727 debuttò, Matilde di Simone Falconio Pratoli, inaugurando ufficialmente la sala. Il dieci giugno 1811 il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart segnò la prima rappresentazione romana; il diciotto maggio 1812, Demetrio e Polibioi, di Gioacchino Rossini, fece il suo debutto sul palcoscenico del Teatro Valle e sempre di Rossino, il ventisei dicembre 1815 fu la volta di Torvaldo e Dorliska, giusto per citare alcune opere che al Valle diedero ulteriore prestigio, oltre al dramma pirandelliano citato in precedenza.

Nel corso degli anni hanno calcato le tavole del palcoscenico grandi interpreti della storia dello spettacolo italiano e internazionale, nomi di chiara fama che hanno contribuito ad accrescere il prestigio del Teatro Valle. A partire dall’Ottocento con: Adelaide Ristori, Eleonora Duse, Sarah Bernhardt, Tommaso Salvini, passando per il Novecento con: Eduardo Scarpetta, i De Filippo, Totò, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Leo de Berardinis, passando per le avanguardie teatrali fino al primo decennio del nuovo millennio, nel 2010 il Valle chiuse i battenti e nel 2011, tra voci che blateravano la sua trasformazione in un Bistrot o in un Risto Teatro, divenne oggetto di un’occupazione che andò avanti fino al 2014 circa, a detta di molti un’occupazione che ridusse l’antica e preziosa sala in condizioni a dir poco malconce, in un covo eterogeneo di passanti che si definivano Lavorat* dello Spettacolo.

Per alcuni fu la sottrazione di uno spazio non solo alla cittadinanza e al suo pubblico, un pubblico ormai orfano della programmazione e del circuito di cui il Valle faceva parte, l’ETI- Ente Teatrale Italiano, sul quale ci piacerebbe tornare in un futuro approfondimento; per altri invece l’occupazione fu una forma di autogestione, partita dal basso, che si manifestava quale modello virtuoso di cittadinanza attiva, in grado di produrre un indotto anche per le attività commerciali del rione di Sant’Eustacchio, ove il Valle risiede.

Tra voci di corridoio, polemiche, entusiasmi lampo e forse anche qualche elemento economico, il Teatro Valle Okkupato di fatto divenne oggetto di attenzione de Media, una gestione…” corsara”, come lo sono tutte le occupazioni e le azioni abusive. Sarebbe anche qui, da fare un approfondimento futuro, tanto per non lasciar nulla al caso, ma è ora di okkuparci…pardon, di interessarci al presente del Teatro Valle, e al suo imminente futuro.

Un rapido excursus ci riporta a oggi ricordandoci che la proprietà dello storico edificio è stata trasferita dall’allora MiBACT all’attuale proprietario, il Comune di roma, nel 2016, ormai a occupazione conclusa nel 2014, affidando la gestione alla Fondazione Teatro di Roma, nonostante ciò il Ministero della Cultura mantiene un ruolo determinante nel finanziamento e nella tutela del Teatro, avendone co-finanziat importanti lavori di restauro e adeguamento normativo dell’immobile.

Tra i lavori svolti si ricordano i complessi interventi di messa in sicurezza, allestimenti, adeguamento dell’impianto termico, il restauro della platea e dei palchi e molto altro ancora. Si è trattato di profondi interventi nella fase di demolizione e successiva ristrutturazione, per riportare il Valle ai suoi fasti. Il “nuovo” Teatro Valle sarà centro per il contemporaneo, considerato uno dei principali poli teatrali di Roma in aggiunta agli altri prestigiosi spazi che animano la Fondazione Teatro di Rom, tornando ad essere il gioiello che era, più sicuro ed efficiente, nella sua rinnovata bellezza.

Ricordiamo che dal 2021 il Teatro è intitolato alla compianta attrice che proprio al Valle portò alcuni suoi cavalli di battaglia: Non Tutto è Risolto e La Vedova Socrate, sebbene fu nel 1968 che la Valeri debuttò al Teatro Valle con il suo famoso spettacolo, Meno Storie.

Il restauro e dunque stato lungo e piuttosto delicati in tutte le fasi dei lavori, così dopo un lungo periodo di adeguamento di tutti gli impianti, la storica sala riaprirà con la vocazione di affermarsi nuovo centro nevralgico per la drammaturgia contemporanea e teatro di ricerca della Capitale, vocazione iscritta nel DNA del Valle che sin dalle sue origini si è distinto per la sua modernità.

Al Teatro Valle si sono rotti i canoni scenici della rappresentazione, del rapporto spaziale e quello con il pubblico, sovvertendo le convenzioni sceniche, Pirandello anticipò “solo” i tempi e non fu colto immediatamente, ci volle un po’ prima che il pubblico italiano prendesse confidenza con il genio siciliano, il quale riscontrò un notevole successo prima fuori dai confini nazionali.

Ecco che oggi, il rapporto con la sua storica vocazione è rinnovato e inserito nel circuito del Teatro di Roma, per una commistione di generi tra drammaturgia classica e sperimentazione, al fine di cercare, esplorare nuove forme di espressione corporee, vocali, testuali, visive e scenografiche. Da questo contrasto tra la valorizzazione dello storico impianto architettonico e una programmazione che punta all’avanguardia, l’obiettivo è di puntare all’incontro tra avanguardie storiche e nuove correnti drammaturgiche.

Come abbiamo visto, nel corso del Novecento sono stati molti gli interpreti che hanno fatta della sperimentazione un Teatro d’Arte, come del resto non ricordare le prime regie di Luca Ronconi che proprio al Valle debuttò con La Buona Moglie, di Carlo Goldoni, nel 1963. A loro modo anche gli anni che vanno dal 2011 al 2014 hanno pallidamente cercato di mantenere, seppure in misura e maniera non proprio in linea con la legalità, anzi per nulla proprio, quei legami con la vocazione verso la sperimentazione, ma fu un pallido miraggio, un debole sentore in mezzo ad altre istanze e rivendicazioni che con lo Spettacolo e la Cultura non avevano molto a che vedere, del resto si era trasformato in un “centro di resistenza” in nome di un “bene comune” che qualcuno ancora oggi rivendica e ricorda come segno di cittadinanza attiva, ma in molti altri restano forti dubbi sulla pseudo- gestione di quell’incauta esperienza, perchè diciamolo a chiare lettere: gestire uno spazio scenico, un teatro storico come il Valle è ben altra cosa che un’occupazione pretestuosa.

Finalmente dopo tanto penare, dopo anni di chiusura, tutto sembra essere pronto per accogliere il pubblico che il 16 ottobre 2026 potrà tornare a varcare le soglie del Teatro, inaugurando la nuova stagione e la riapertura proprio con lo spettacolo, che tanto scalpore fece nella sua prima edizione del 1921, di Luigi Pirandello: Sei Personaggi in Cerca di Autore, e giusto per raccogliere qualche numero: la ristrutturazione e riqualificazione dell’impianto teatrale ha goduto di un investimento cospicuo, ben oltre i 10 mln di euro, mentre la nuova capienza si dovrebbe attestare a quasi 700 posti complessivi, tra platea, palchi e galleria.

Auspichiamo, in chiusura, di tornare a parlare anche del Teatro Valle magari con i fari puntati tra…ieri, oggi e…domani…