Concordo pienamente con la sua denuncia di come – sono parole sue – “oggi nessuno difende la piccola e media impresa né i lavoratori italiani.
La commedia partitica nazionale mette in scena il giochino del bipolarismo funzionale a Bruxelles che negli ultimi trent’anni ha ridotto salari e spesa sociale servendosi trasversalmente di ogni forza parlamentare”.
Rizzo ha ragione nel dire che la linea di frattura non e’ più fra destra e sinistra, ma tra “popolo ed élites, tra l’Italia che produce e vive del proprio lavoro e quella che specula”.
Come imprenditori cattolici non possiamo rimanere insensibili all’appello di chi vuole costruire “un’opposizione vera che parli all’intero mondo del lavoro: dalle piccole e medie imprese alle partite IVA, dai dipendenti agli autonomi, fino ad artigiani e professionisti”.
Anche sulla rappresentanza il ragionamento di Marco Rizzo e’ chiaro e condivisibile: “I padri costituenti volevano libertà sindacale piena, con regole certe sulla rappresentanza. Ma Confindustria e la triplice sindacale si sono spartite la rappresentanza, lasciando fuori una vasta parte di lavoratori e imprese”.
Ecco io credo che oggi serva il coraggio di dire che il re e’ nudo.
Noi lo facciamo da anni in ambito di rappresentanza del mondo del lavoro come Confimprenditori e continueremo a farlo nel campo politico come Patto Italia, perché non ci stiamo più a subire e in nome del cambiamento e del supremo interesse del Paese che si regge su chi produce e genera ricchezza per tutti, siamo disponibili a metterci la faccia.
Con chi ci sta.
Con chi sposa le nostre ricette.
Con chi alla protesta vuole affiancare sempre una proposta seria e praticabile”.


