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Nazionale, Amedeo Goria attacca Mancini: “Doni 10 milioni in beneficenza”

Amedeo Goria
Il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale italiana accende un feroce scontro mediatico ed etico sui valori dello sport e del denaro. Attraverso un video-selfie esclusivo diffuso sui canali di StadioTardini.it, lo storico giornalista sportivo Amedeo Goria ha stroncato la nuova nomina del commissario tecnico, definendo l’intera vicenda una “tragicommedia” e analizzando duramente il controverso addio del 2023. Goria ha liquidato le scuse formali dell’allenatore come parole che “lasciano il tempo che trovano”, ricordando come il tecnico abbia guadagnato oltre 50 milioni di euro “scappando e tradendo la Nazionale” per firmare il maxicontratto in Arabia Saudita.

Roma – Nel tormentato scenario del calcio professionistico nazionale, segnato da profonde transizioni manageriali e da un acceso dibattito mediatico sulle logiche finanziarie dei grandi ingaggi, il ritorno ai vertici tecnici della FIGC continua a sollevare accese controversie d’opinione. Attraverso un editoriale in formato video-selfie diffuso sulle piattaforme digitali di StadioTardini.it, il noto giornalista sportivo e saggista Amedeo Goria ha espresso una durissima requisitoria in merito alla nomina ufficiale di Roberto Mancini a nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana. Goria ha qualificato l’intera parabola storiografica e contrattuale del tecnico di Jesi come una vera e propria “tragicommedia” sportiva, analizzando gli strascichi emotivi del controverso addio consumatosi nel 2023 e invocando un formale e sostanzioso atto di mecenatismo economico per sanare la frattura antropologica con la platea dei tifosi azzurri.

Il valore delle scuse pubbliche e l’analisi del divorzio azzurro

L’asse portante della critica di Goria investe in prima istanza la sfera etica e lessicale delle dichiarazioni programmatiche rilasciate dall’allenatore al momento del suo nuovo insediamento sulla panchina di Coverciano. Il giornalista ha deostruito il valore formale del protocollo di scuse pubbliche esibito dal tecnico, liquidandolo come un mero espediente retorico privo di reale hardware riparatorio: «In Italia le parole, come le scuse, lasciano il tempo che trovano». L’analisi si sposta poi sul piano della scomposizione macroeconomica delle passate scelte professionali di Mancini, censurando la decisione del 2026 di interrompere bruscamente il precedente ciclo azzurro per capitalizzare l’imponente offerta finanziaria mediorientale: «Ha guadagnato — scappando, tradendo la Nazionale Italiana — ben 50 milioni di euro in neppure due anni di permanenza in Arabia Saudita».

La provocazione dei 10 milioni ad asili e istituti per l’infanzia fragile

Per avviare un reale percorso di riabilitazione dell’immagine pubblica e della credibilità personale agli occhi del Paese, Amedeo Goria ha formulato una proposta e provocazione contabile estremamente netta, vincolando il perdono sportivo a metriche di sussidarietà e welfare sociale concreto. Il giornalista ha esortato formalmente Roberto Mancini a stornare e devolvere una quota sostanziosa delle proprie fortune finanziarie — quantificata in una forbice monetaria compresa tra i 5 e i 10 milioni di euro — a beneficio di associazioni del Terzo Settore ed enti assistenziali accreditati. Tali risorse dovrebbero essere vincolate, secondo il manifesto di Goria, al finanziamento di progetti di accoglienza per bambini malati, asili per orfani di guerra, presìdi per anziani in condizione di solitudine biologica e sussidi diretti per le famiglie colpite da asfissia e grave precarietà economica.

Il paradosso del populismo sportivo e la gestione del dissenso dei tifosi

In ultima analisi, il commentatore ha ammesso la parziale natura populistica della propria requisitoria, rivendicandone tuttavia la necessità etica di fronte alla crescente mercificazione dei valori sportivi identitari nazionali. La scommessa manageriale della FIGC di riaffidare la guida della Nazionale a un profilo scisso dal sentimento popolare rischia di alimentare i flussi del dissenso digitale e dell’ostilità sulle tribune, minando la coesione civile attorno alla squadra in vista delle prossime scadenze agonistiche europee. La tracciabilità di un grande gesto filantropico viene indicata da Amedeo Goria come l’unico hardware credibile in grado di dimostrare la trasparenza e l’onestà intellettuale del commissario tecnico, sottraendo la sua nuova avventura alle logiche della convenienza aziendale per restituirla alla sacralità della maglia azzurra e al rispetto inderogabile del capitale umano della tifoseria.