Di Monica Macchioni
Chi conosce bene il barone nero Roberto Jonghi Lavarini sa che ha la politica nel sangue e che è almeno da 20 anni un punto di riferimento imprescindibile e infungibile della destra milanese e lombarda.
Note la sua amicizia con l’attuale Presidente del Senato Ignazio La Russa e con altri alti dirigenti e attuali ministri del governo Meloni.
E questo a prescindere dalle lauree specifiche e dalle frequentazioni aristocratiche e blasonate internazionali che gli consentono di sedere in tavoli che i comuni mortali vedono col binocolo o al massimo in alcuni film d’epoca.
Che ci sia qualcuno che lo ha preso maliziosamente di mira e si diverte a smentirlo a mezzo stampa non fa certo onore alla verità ma soprattuto corre il rischio di fare un danno serio al partito di Vannacci che può contare per ora sul sostegno entusiasta del barone nero che muove voti e consensi in ambienti milanesi e lombardi che fanno comodo, e molto, soprattutto in vista delle prossime elezioni al Comune di Milano.
Meno male che il generale Vannacci vede lungo e che alla nascita del comitato pro Burgio sindaco fra i partecipanti spiccava la presenza del barone nero.
Quanto poi alle smentite al barone, ricordiamo a tutti che in politica si puo’ perdonare tutto ma non il ridicolo.
E il fatto che Vannacci abbia indicato come candidato del suo partito per correre alla carica di sindaco del Comune di Milano proprio un collega, il generale Burgio, smentisce categoricamente e nei fatti l’articolo di Qn, prontamente smentito dal barone Jonghi Lavarini.
Quindi che bisogno aveva la Volpe di Gallarate di uscirsene smentendo il barone quando 24 ore dopo veniva prontamente smentito dai fatti che hanno dato invece ragione al barone ?
Il Ferrazzi ha un suo cursus honorum.
Ragioniere, già dirigente di Alleanza Nazionale, poi passato con la lista Maroni e infine con la lista Moratti.
Con lungimiranza ha colto in Vannacci uno spazio politico adeguato ai propri valori e magari anche alle proprie necessità vedi la possibilità di farsi rieleggere.
Niente di male, soprattutto quando si è sempre vissuto di politica. L’importante è avere chiari i propri obiettivi e perseguirli con linearità e onore, altrimenti ciò che si predica diventa solo specchietto per le allodole per elettori ingenui.
O materiale giornalistico per pezzi di colore.
La Volpe di Gallarate ha avuto tanti anni per far parlare di sé e non ci è riuscita, attaccare il barone giusto per ottenere due righe sui giornali intimando alla stampa chi ascoltare e quali informazioni deve accettare per buone come se la stampa dovesse obbedire ai suoi comandi e non fosse libera di verificare le notizie non mi pare un grande esercizio di intelligenza politica.
Un dato curioso: nonostante la Volpe di Gallarate e il Barone Nero siano lontani tra loro anni luce, risulta che Jonghi Lavarini sia stato uno dei primi a sostenere pubblicamente la nomina del consigliere regionale di lungo corso (già assessore all’agricoltura) Ferrazzi a coordinatore regionale del partito.
Verrebbe già da ironizzare: chi è causa del suo mal ….pianga se stesso….


