Redazione- Ogni terra custodisce delle storie.Alcune sono scritte nei libri, altre nelle pietre dei palazzi antichi. Altre ancora vivono negli occhi delle persone che, giorno dopo giorno, hanno scelto di fare qualcosa di importante senza sapere se qualcuno, un domani, se ne sarebbe accorto.
È proprio da queste storie che nasce “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre”, il progetto ideato e diretto da Ilaria Solazzo.
A Spoleto, il 25 luglio 2026, nelle Sale del Seicento di Palazzo Mauri, quelle storie hanno trovato una casa, una voce e soprattutto un pubblico.
Ventisei protagonisti sono stati chiamati a ricevere un riconoscimento. Ma sarebbe riduttivo parlare soltanto di premi. Perché dietro ogni nome c’era un viaggio. E dietro ogni viaggio, una scelta.
La scelta di continuare.
Di credere in un’idea quando sembrava troppo fragile. Di coltivare un talento quando nessuno lo vedeva ancora. Di trasformare una professione in una forma di responsabilità verso gli altri.
È questo il piccolo, grande incantesimo di “Le Onde del Destino”.
Il suo nome evoca qualcosa che non può essere fermato. Un’onda nasce, cresce, incontra altre onde e infine raggiunge luoghi che nessuno avrebbe potuto prevedere.
Anche le persone sono così.
Una buona idea può cambiare una vita. Un gesto può diventare esempio. Una passione coltivata in silenzio può trasformarsi in un’opera capace di parlare a centinaia di persone.
Ilaria Solazzo ha scelto di raccontare proprio questo: la forza invisibile che precede ogni risultato visibile.
E forse è questa la parte più preziosa del Premio.
Non celebrare soltanto chi è arrivato alla meta, ma ricordare che nessuna meta esiste senza una strada.
La cornice di Spoleto rende tutto ancora più suggestivo. Una città nella quale la storia sembra non essere mai completamente trascorsa, perché continua a dialogare con il presente. Le sue architetture, le sue piazze, i suoi luoghi di cultura sembrano custodire una domanda antica: che cosa resta davvero di noi?
La risposta di “Le Onde del Destino” è semplice.
Restano le cose che abbiamo saputo costruire.
Restano le persone che abbiamo aiutato.
Restano le idee che abbiamo avuto il coraggio di difendere.
Restano le storie che qualcuno ha avuto la sensibilità di raccontare.
Ed è qui che il lavoro giornalistico di Solazzo incontra la filosofia del Premio. Raccontare significa sottrarre qualcosa all’oblio. Significa dire a una persona: il tuo percorso ha avuto un significato e qualcuno lo ha visto.
In una società sempre più veloce, nella quale tutto sembra destinato a essere sostituito dalla notizia successiva, fermarsi ad ascoltare una storia diventa quasi un atto di resistenza.
“Le Onde del Destino” sceglie proprio di fermarsi.
Di guardare.
Di ascoltare.
Di ricordare.
I ventisei protagonisti della prima edizione diventano così parte di una narrazione più grande: quella di un’Umbria che non vive soltanto del proprio passato, ma continua a produrre idee, professionalità, cultura e talento.
Il Premio non consegna soltanto una targa.
Consegna memoria.
E la memoria, quando viene affidata alle parole, può viaggiare molto lontano.
Forse è questo il vero destino delle onde: non sapere dove arriveranno.
Partono da un luogo preciso, ma il loro movimento non conosce confini.
Così può accadere a una storia.
Così può accadere a un esempio.
Così può accadere a un sogno.
E il sogno di Ilaria Solazzo è già diventato realtà nel momento in cui quelle ventisei storie hanno smesso di appartenere soltanto ai loro protagonisti e sono diventate patrimonio di una comunità.
Perché, alla fine, i premi possono avere una forma, una data e un luogo.
Le storie, invece, hanno un’altra qualità.
Continuano a vivere.

INTERVISTA A ILARIA SOLAZZO: «LE ONDE DEL DESTINO NASCE DALL’AMORE PER LE PERSONE E PER L’UMBRIA»
Ilaria, “Le Onde del Destino – Premio alle Eccellenze Umbre” è nato con l’obiettivo di valorizzare il talento e il merito. Qual è stata l’idea originaria?
L’idea è nata dal desiderio di raccontare un’Umbria che lavora, crea, studia, innova e produce. Spesso conosciamo i territori attraverso i loro luoghi più celebri, ma dietro ogni città ci sono persone che, con il proprio impegno, contribuiscono a renderla migliore. Ho voluto dare luce proprio a queste storie. Il Premio nasce quindi come riconoscimento, ma soprattutto come progetto di narrazione e valorizzazione del territorio.
Quanto è stato importante il sostegno istituzionale attraverso i patrocini?
Molto. Il patrocinio rappresenta un segnale di attenzione e di condivisione nei confronti di un’iniziativa che nasce per valorizzare il territorio. Per me era importante che il Premio dialogasse con le istituzioni e con la comunità. “Le Onde del Destino” non vuole essere un progetto autoreferenziale: vuole costruire relazioni e creare un ponte tra cultura, professionalità, istituzioni e cittadini. Il sostegno istituzionale dà autorevolezza al percorso e, allo stesso tempo, incoraggia a continuare.
Perché ha scelto proprio Spoleto per la prima edizione?
Spoleto mi è sembrata la città ideale. È un luogo nel quale storia, arte e cultura convivono naturalmente. È una città che ha una vocazione internazionale ma conserva un’identità fortissima. Organizzare qui la prima edizione significava inserire il Premio in una cornice capace di raccontare già da sola una parte importante dell’anima umbra. Palazzo Mauri, con le sue Sale del Seicento, ha aggiunto poi un elemento di grande fascino e solennità.
C’è anche un legame personale con l’Umbria. Quanto ha influito nella nascita del progetto?
Ha influito moltissimo. L’Umbria per me non è soltanto una terra che ammiro: è una terra alla quale sono legata anche affettivamente, perché qui ho dei parenti. Questo rende il rapporto ancora più profondo. Quando conosci un territorio anche attraverso le persone che ami, inizi a guardarlo con occhi diversi. Ne percepisci le sfumature, le tradizioni, i silenzi, la bellezza quotidiana. Il mio amore per l’Umbria nasce anche da questo legame personale.
Cosa rappresenta l’Umbria ai suoi occhi?
Rappresenta una terra che non ha bisogno di gridare per farsi ascoltare. Ha una bellezza discreta, quasi intima, ma straordinariamente potente. È fatta di borghi, arte, paesaggi, cultura, tradizioni e soprattutto di persone. È proprio questo patrimonio umano che vorrei contribuire a valorizzare attraverso il Premio.
Il nome “Le Onde del Destino” è molto evocativo. Che significato ha per Lei?
Le onde rappresentano il movimento. Un’onda nasce da un punto e poi si allarga, raggiungendo luoghi sempre più lontani. Io penso che anche il talento funzioni così. Una persona mette in campo una passione, un’idea, un progetto; quel gesto può influenzare altre persone e generare nuove opportunità. Il destino, in questo senso, non è qualcosa di già scritto: è anche ciò che costruiamo attraverso le nostre scelte.
Dopo questa prima edizione, quale messaggio vorrebbe arrivasse ai premiati?
Vorrei che sentissero che il loro lavoro è stato visto e riconosciuto. Un premio non può raccontare tutto ciò che c’è dietro una vita professionale, ma può dire una cosa importante: “Il tuo percorso ha valore”. E credo che oggi abbiamo bisogno di ricordarcelo più spesso, soprattutto quando parliamo di persone che lavorano lontano dai riflettori.
E quale futuro immagina per “Le Onde del Destino”?
Mi piacerebbe che diventasse un appuntamento capace di crescere mantenendo intatta la sua identità. Vorrei continuare a raccontare persone, territori e storie di valore. Se una manifestazione riesce a creare memoria e, allo stesso tempo, a stimolare nuove energie, allora ha raggiunto il suo scopo. Le onde, del resto, non si fermano alla prima riva. Continuano il loro viaggio.

La prima edizione de “Le Onde del Destino” ha avuto il privilegio di raccogliere attorno al proprio progetto numerosi volti prestigiosi del panorama umbro e nazionale. Tra i protagonisti spiccano il Cav. Olga Urbani, il regista Stefano Alleva, il Maestro David Pompili, l’editore Jean Luc Bertoni, la giornalista Donatella Binaglia e molte altre personalità che, con il proprio percorso, rappresentano autorevoli espressioni di cultura, arte, imprenditoria e informazione.
Per Ilaria Solazzo, la presenza di questi nomi ha rappresentato qualcosa di più di un semplice riconoscimento: è stata una conferma del valore di un progetto al quale hanno scelto di aderire persone abituate a essere protagoniste nei rispettivi ambiti. Volti noti e figure di prestigio che hanno scelto di esserci, condividendo non soltanto una serata celebrativa, ma una visione: quella di un’Umbria capace di riconoscere, custodire e promuovere il proprio talento.
È forse proprio questa la forza più autentica de “Le Onde del Destino”: aver creato uno spazio nel quale il prestigio non diventa distanza, ma incontro, e nel quale ogni storia può trasformarsi in un’onda capace di raggiungere nuove rive.



