Redazione – In un mondo che corre sempre più veloce, ipnotizzato dalle straordinarie (e a tratti inquietanti) potenzialità della tecnologia e schiacciato dalla dittatura silenziosa dei numeri, sorge spontanea una domanda fondamentale: quale posto vogliamo che la persona umana occupi nel modello economico e sociale che stiamo costruendo per il domani? È esattamente da questo interrogativo vitale che prendono le mosse due attesissime giornate di riflessione e dibattito interamente dedicate all’Umanesimo Integrale e all’Economia Civile. Un evento di altissima caratura intellettuale e morale, che vede protagonisti autorevoli esponenti del mondo dell’impresa, dell’economia globale, dell’università e del vasto panorama dell’associazionismo italiano.
La persona al centro: oltre gli algoritmi e la tecnologia
Nelle toccanti parole della moderatrice dell’evento si racchiude il senso profondo di questa importante iniziativa culturale: «Moderare queste due giornate significa, per me, confrontarsi con una domanda profondamente attuale sul ruolo dell’uomo. Viviamo una fase storica di grandi, repentine e inarrestabili trasformazioni, in cui la tecnologia avanzata, l’intelligenza artificiale e i nuovissimi modelli produttivi digitali stanno cambiando rapidamente il mondo del lavoro e le relazioni umane».
Il rischio concreto, avvertono gli esperti, è quello di perdere la bussola morale. Proprio per questo motivo, oggi più che mai, è strettamente necessario non perdere di vista tutto ciò che non può e non deve essere ridotto a un freddo algoritmo matematico o a un mero indicatore finanziario di Borsa: valori assoluti come la dignità del lavoratore, la responsabilità d’impresa, la cura per il prossimo, la fiducia reciproca e l’innata capacità umana di costruire una vera “comunità”.
“L’economia non è separata dalla vita”: il valore del bene comune
Spesso, ascoltando i telegiornali o leggendo i quotidiani finanziari, commettiamo l’errore di pensare all’economia come a una scienza astratta, lontana anni luce dalla nostra quotidianità. Ma la realtà è ben diversa. L’economia non è affatto qualcosa di entità separata dalla nostra vita reale; ogni singola scelta economica, politica o aziendale produce delle conseguenze dirette e tangibili sulle singole persone, sui bilanci delle famiglie, sulle piccole imprese locali e sull’intero tessuto sociale del Paese.
Ecco perché parlare apertamente di “Economia Civile” significa in realtà parlare di una precisa idea di futuro: «Un futuro nel quale il profitto (giusto e necessario per fare impresa) non venga mai contrapposto al bene comune, ma possa finalmente diventare parte integrante di un processo molto più ampio di creazione di vero valore umano e sociale», come sottolineato in sede di presentazione dell’evento.
La Lectio Magistralis del Cardinale Bagnasco e la sfida dell’UCID
Il momento culminante e più atteso di questo prezioso confronto a più voci sarà, senza alcun dubbio, la Lectio Magistralis tenuta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua veste di autorevole Consulente Ecclesiastico Nazionale dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti).
La sua profonda saggezza pastorale e la sua lucida visione etica illumineranno il dibattito, ricordando ai leader del mondo economico che l’impresa deve essere sempre al servizio dell’uomo, e non l’uomo schiavo dell’impresa. «Sono particolarmente felice di moderare questo confronto e di poter ascoltare la lectio magistralis del Cardinale», ha ribadito la conduttrice delle due giornate. «Credo fermamente che proprio dal dialogo sincero tra esperienze professionali e sensibilità umane così diverse possano nascere delle risposte concrete, attuabili fin da subito nella società».
La scelta più moderna per il futuro
Le conclusioni programmatiche di questo vertice sull’Umanesimo Integrale sono un potentissimo inno alla speranza. La vera sfida che attende i manager, gli accademici e i politici di oggi, infatti, non è soltanto quella di capire e prevedere quale tipo di economia avremo domani, ma decidere (qui e ora) quale società vogliamo attivamente costruire per noi e per i nostri figli.
«Rimettere la persona al centro dell’universo economico non è un passo indietro o un nostalgico ritorno al passato», conclude magistralmente la moderatrice, «ma rappresenta in assoluto la scelta più moderna, rivoluzionaria e lungimirante che possiamo fare oggi per salvare il nostro futuro».


