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Jonghi Lavarini gela la Fiamma Tricolore e striglia Futuro Nazionale: “Basta derive antifasciste, rispetto per i vecchi missini”

Jonghi Lavarini
Basta derive antifasciste, state facendo infuriare i vecchi missini! Voglio chiarezza”. Roberto Jonghi Lavarini rifiuta le avance della Fiamma Tricolore e striglia Futuro Nazionale! 🇮🇹 ⚡ C’è grande fermento nel mondo della destra milanese! Roberto Jonghi Lavarini ha appena diramato un durissimo comunicato stampa per fare chiarezza sul suo futuro.

Redazione – Nel frastagliato, complesso e sempre in fermento universo della destra politica milanese e nazionale, le mosse sullo scacchiere non sono mai casuali, ma pesano come veri e propri macigni. Nelle scorse ore, una nota ufficiale diramata dal noto esponente politico Roberto Jonghi Lavarini ha letteralmente infiammato il dibattito interno agli ambienti della destra radicale e conservatrice. Con un comunicato schietto, diretto e senza alcun pelo sulla lingua (come nel suo inconfondibile stile), Jonghi Lavarini ha voluto rispondere pubblicamente alle avance politiche ricevute dalla Fiamma Tricolore, cogliendo però l’occasione per lanciare un durissimo avvertimento ai vertici di Futuro Nazionale.

Il ringraziamento alla Fiamma e il ricordo storico del 1999

La dichiarazione si apre con un sincero riconoscimento umano e politico verso chi gli ha teso la mano. «Ringrazio i camerati della Fiamma Tricolore per la loro stima, stima che è ampiamente ricambiata, e per la loro proposta politica che mi lusinga e mi stimola moltissimo», esordisce Jonghi Lavarini, dimostrando un profondo rispetto per la storia e per i simboli di quell’area politica.
Ma è guardando al passato che si capisce il peso specifico del presente. L’esponente politico rievoca infatti una storica battaglia elettorale che cambiò le sorti di Milano: «Già nel lontano 1999 fui candidato proprio con loro alla presidenza della Provincia di Milano, su proposta diretta e personale dell’indimenticato Pino Rauti. In quell’occasione ottenni un piccolo, ma dal peso specifico straordinario, 1,9%. Quel risultato si rivelò poi matematicamente determinante, al momento del ballottaggio, per riuscire a fare eleggere Ombretta Colli». Un pezzo di storia della politica ambrosiana che ricorda a tutti come i voti della “destra dura e pura” siano sempre stati l’ago della bilancia per le vittorie del centrodestra allargato.

Ideali immutati e l’attacco ai “collaboratori incapaci”

Se i tempi storici, le leggi elettorali e i precari equilibri dei palazzi romani sono radicalmente cambiati, Jonghi Lavarini rivendica con orgoglio di essere rimasto esattamente l’uomo di sempre: «Io non ho mai cambiato né i miei valori né i miei ideali, e ho continuato ininterrottamente a fare politica militante sul territorio con la stessa immutata passione del primo giorno».
Tuttavia, il clima si surriscalda quando il mirino si sposta sulle recenti dichiarazioni politiche emerse sulla stampa. Entrando nel merito di alcune uscite attribuite a Burgio (figura di spicco dei nuovi movimenti a destra), Jonghi Lavarini usa il fioretto per salvare il leader e la sciabola per colpire l’entourage: «Non credo assolutamente che tutte quelle riportate dai media siano veramente dichiarazioni di Burgio. Sono molto più probabilmente il frutto della penna di qualche suo zelante quanto incapace collaboratore, qualcuno che nella vita non si è evidentemente mai occupato di vera militanza sul campo e di comunicazione politica seria».

Lo scossone a Futuro Nazionale: “Basta cazzate antifasciste!”

Ma è nel finale che il comunicato si trasforma in un vero e proprio manifesto politico e in un avvertimento categorico per chi cerca di costruire una nuova grande casa per i conservatori. L’obiettivo dichiarato di Jonghi Lavarini è che Futuro Nazionale (movimento nato sull’onda del fenomeno Vannacci) possa davvero diventare il partito di riferimento elettorale di tutta la grande e frastagliata “destra diffusa”. Ma le condizioni per il suo appoggio sono rigide e non negoziabili.
«Spero che i dirigenti di Futuro Nazionale si occupino seriamente del presente e del futuro della città di Milano, abbandonando sterili dibattiti sulla storia passata», tuona l’esponente politico. Poi, la stoccata finale, durissima e senza filtri, rivolta ai tentativi di “annacquare” l’identità del movimento per compiacere i salotti buoni: «Basta con queste cazzate antifasciste, che non fanno altro che infuriare e allontanare lo storico zoccolo duro dei vecchi missini!».
La conclusione è una porta socchiusa, ma che richiede risposte immediate: «Per ora, quindi, declino l’invito ufficiale e resto in attesa di doverosi chiarimenti politici». La palla, adesso, passa inevitabilmente ai vertici del partito. Il dibattito a destra è più aperto che mai.