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Sforzini avverte le “cornacchie nere”: in politica si sopravvive agli scandali, ma non si sopravvive mai al ridicolo

Cornacchie nere
“In politica sopravvivi agli scandali, ma non sopravvivi MAI al ridicolo”. La durissima e lucidissima analisi politica di Luca Sforzini contro le “cornacchie nere”! 🦅 🎭 Sapevate che l’arma di distruzione di massa più letale in politica non sono le inchieste giudiziarie, ma le risate? In un editoriale brillante e tagliente come un rasoio, Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia un monito a quelle frange estreme della politica che lui chiama ironicamente “le cornacchie nere” (vicine agli ambienti di Vannacci).

Redazione – In politica esiste una linea di demarcazione sottilissima, una soglia invisibile ma invalicabile che, se superata, segna inesorabilmente la fine di qualsiasi credibilità istituzionale. A tracciare i contorni di questo confine fatale è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in un suo brillante ed elegantissimo editoriale intitolato: “Una risata seppellirà le cornacchie nere? Quando la politica diventa involontariamente comica”.
L’analisi di Sforzini parte da un presupposto granitico e inconfutabile: la politica moderna sopravvive (e spesso prospera) grazie agli scandali, che a volte portano perfino voti insperati. La politica si nutre volentieri della provocazione, utilizzandola come clava per rompere i vecchi linguaggi e costringere l’avversario a giocare sul proprio terreno. Ma c’è una cosa a cui nessun leader e nessun partito può sopravvivere: il momento esatto in cui il pubblico smette di indignarsi e comincia, inesorabilmente, a ridere.

“Una risata vi seppellirà”: dal terrore alla caricatura

Sforzini recupera dal cassetto della storia un vecchio e celeberrimo motto della tradizione anarchica ottocentesca: “Una risata vi seppellirà”. Questa formula fortunata racchiude una grandissima verità sociologica. Un leader politico può difendersi senza problemi dalle accuse in tribunale, può reagire alle feroci contestazioni di piazza e può dominare i talk show rispondendo a qualsiasi polemica. Ma diventa fragilissimo, quasi di cristallo, quando perde la propria sacra autorevolezza e si trasforma, agli occhi spietati dell’opinione pubblica, in una grottesca caricatura di se stesso.
“La storia politica conosce bene questo fenomeno”, nota acutamente Sforzini. “Essere considerati pericolosi può persino rappresentare una risorsa. Essere considerati ridicoli, mai”. Ed è proprio questo il gigantesco scivolone comunicativo che, negli ultimi giorni, dovrebbe cominciare a preoccupare seriamente quelle che Sforzini ribattezza ironicamente le “cornacchie nere” (un’efficace metafora per indicare quegli ambienti dell’estremismo tradizionalista che ultimamente riempiono le cronache).

Da terribili a macchiette: il disastro dell’estremismo

Il vero campanello d’allarme per queste “cornacchie nere” non è l’aumento fisiologico delle critiche (che in democrazia sono sempre salutari), ma il fatto che, accanto all’indignazione, stia montando inesorabilmente l’ironia collettiva. Le loro proposte politiche vengono isolate dai media, esasperate e trasformate in barzellette.
Reagire accusando i comici o chi fa satira, sottolinea Sforzini, sarebbe un errore da principianti. La satira deforma e ingrandisce, certo, ma per riuscirci ha un disperato bisogno di materia prima. E qualcuno, ultimamente, sta fornendo questa materia prima con un entusiasmo quasi autolesionista. “Le cornacchie volevano essere terribili. Stanno diventando macchiette”, sentenzia il Presidente di Rinascimento Nazionale. Quando si inseriscono sistematicamente proposte bizzarre ed eccentriche all’interno di un serio programma nazionale, non si sta facendo politica innovativa: si sta creando un nuovo genere letterario comico.

Il paradosso Vannacci e l’arte di rompere le convenzioni

Sforzini fa poi un esempio pratico e ineludibile, citando il caso di Roberto Vannacci. Il generale, osserva l’autore, “ha costruito una parte importante della propria fortuna politica proprio sulla capacità di trasgredire convenzioni linguistiche e culturali consolidate”. Ha intercettato un malessere reale della pancia del Paese, rompendo il politicamente corretto.
Il dramma sorge quando i suoi “seguaci” (le cornacchie nere, appunto) tentano di imitare questa tattica esagerandola. Nel maldestro tentativo di apparire sempre più puri, più duri e più riconoscibili, finiscono per ottenere l’effetto opposto: risultare anacronistici e ai limiti del buffo. Rompere una convenzione per cercare la verità è politica; rompere una convenzione solo per farsi notare è, invece, pura stravaganza teatrale.

Il potere invincibile della risata e dei meme

Il pubblico, avverte Sforzini, possiede un’arma spietata: il senso del ridicolo. Non legge i programmi elettorali di cento pagine, ma ascolta, guarda e, se ne trova il motivo, ride di gusto. Da quel momento, l’avversario politico non ha più alcun bisogno di organizzare cordoni sanitari o demonizzare il mostro: gli basta raccontarlo.
Una singola battuta ben riuscita o un “meme” sui social network viaggiano alla velocità della luce, distruggendo mesi di lavoro di segreterie e uffici stampa. La comunicazione ufficiale può correggere un dato economico sbagliato o chiedere smentite a un giornale, ma “non può chiedere una rettifica a una risata”. L’unica soluzione possibile per le cornacchie nere? Smettere di offrire gratuitamente agli avversari il materiale per le barzellette. Smettere di trasformare ogni posizione in una sterile prova di forza. Perché alla fine, la sconfitta politica più dolorosa non è perdere un’elezione, ma guardare negli occhi gli elettori e scoprire che, al posto dell’interesse o del timore, è comparso un raggelante sorriso di scherno.