Roma – In politica ci sono gesti, scelte e prese di posizione che valgono molto più di mille programmi scritti sulla carta. La clamorosa espulsione di Luca Sforzini dalle fila di Futuro Nazionale (il neonato partito politico ispirato alle idee del Generale Roberto Vannacci) sta avendo l’effetto di un enorme sasso gettato nelle acque stagnanti della politica italiana, sollevando un’ondata di indignazione e aprendo un inquietante squarcio sulle reali dinamiche interne a quel movimento.
A lanciare un vero e proprio atto d’accusa frontale e senza sconti contro il Generale Vannacci è intervenuto oggi Antonio Mazzocchi, combattivo Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti. E le parole usate per commentare l’epurazione di Sforzini sono pesanti come macigni, perché richiamano alla memoria i fantasmi più oscuri e dolorosi della nostra storia nazionale.
“Credere, obbedire e combattere”: la deriva personalistica
La cacciata di Sforzini (reo di essersi comportato da “Grillo Parlante” chiedendo a gran voce una Destra liberale e costituzionale e ripudiando i saluti romani) non ha stupito affatto Mazzocchi, che in un durissimo comunicato ha analizzato politicamente l’episodio.
«Come Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti apprendiamo con scarso stupore, e purtroppo con certa conferma, la notizia dell’espulsione di Luca Sforzini da parte di Roberto Vannacci, motivata con una presunta e ridicola incompatibilità col programma» – ha esordito Mazzocchi, sferrando poi l’attacco frontale: «Questa espulsione conferma definitivamente che in Futuro Nazionale c’è spazio per un solo uomo al pensiero e al comando. Lì dentro si può solo credere, obbedire e combattere. E unicamente per Vannacci».
L’ingenuità di Sforzini e la morte del confronto democratico
L’utilizzo del famigerato motto del Ventennio fascista (“Credere, obbedire, combattere”) non è casuale, ed evidenzia la gravissima e totale refrattarietà del partito di Vannacci a qualsiasi forma di confronto interno, democratico e dialettico. Secondo Mazzocchi, Sforzini ha peccato di eccessivo idealismo, sperando di poter cambiare le cose dall’interno.
«Sforzini non ha ancora compreso fino in fondo il cupo contesto in cui si muoveva» – sottolinea lucidamente il Presidente dei Cristiano Riformisti. «La sua politica di mediazione, di ragionevolezza istituzionale e di credibilità che ha ripetutamente (e forse ingenuamente) suggerito a Vannacci, ha ricevuto l’unica risposta secca e incontrovertibile possibile da quei vertici. Nello spazio politico di Vannacci non c’è nessun posto per la moderazione, per la libertà di pensiero o per la costruzione del bene comune. Chi pensa con la propria testa, viene cacciato».
La vera Politica è dialogo, non cieca sottomissione
Il cuore dell’intervento di Mazzocchi è una strenua difesa dei valori costituzionali che regolano la vita civile del nostro Paese. Essere leader di un partito non significa circondarsi di “soldatini” ubbidienti che dicono sempre di sì per paura di essere puniti.
«Ribadiamo con grandissima forza che la vera politica si fa con il dialogo aperto, con la tolleranza verso le voci critiche, con l’assoluto rispetto delle istituzioni e attraverso la costruzione di programmi condivisi per il Paese», continua la nota. Tutti elementi che oggi, alla luce delle pesanti “purghe” interne, appaiono strutturalmente incompatibili con la pericolosissima deriva personalistica intrapresa dal Generale.
Dalle parole ai fatti: l’allarme sulla retorica strisciante
La chiusura del comunicato di Mazzocchi suona come una sirena d’allarme rivolta a tutto l’arco parlamentare e all’opinione pubblica italiana. «Con la brutale espulsione di Sforzini, Roberto Vannacci fa un ulteriore e gravissimo salto di qualità sul cammino di una strisciante retorica fascista: è passato inesorabilmente dalle parole ai fatti».
L’Italia, una Nazione profondamente democratica e plurale, fondata sulla libertà d’espressione garantita dal sacrificio di migliaia di persone, non può e non deve tollerare che il dibattito politico regredisca al pericoloso culto de “l’uomo solo al comando”. Il caso Sforzini, oggi, ha definitivamente smascherato il re.


