Roma – Esiste un limite etico, invalicabile e sacro, che separa il sacrosanto e democratico Diritto di Cronaca dal crudo e disumano voyeurismo televisivo? È questo il pesantissimo, gigantesco interrogativo morale che da alcune ore sta letteralmente infiammando e spaccando a metà il dibattito pubblico e i social network. Al centro della ferocissima bufera mediatica è finito nientemeno che il Servizio Pubblico radiotelevisivo, reo di aver mandato in onda un filmato estremamente controverso (per usare un eufemismo) durante il seguitissimo programma “Lo Stato delle cose”, l’approfondimento in prima serata di Rai 3 condotto dal celebre giornalista Massimo Giletti.
La puntata incriminata dello scorso 14 settembre stava sviscerando a fondo il complesso e torbido “Caso Lavitola-Ranucci” (relativo al presunto attentato che l’ex faccendiere avrebbe tentato di organizzare ai danni del coraggioso giornalista di Report). Ma, nel bel mezzo dell’inchiesta criminale, la regia ha mandato in onda un video che nulla aveva a che fare con il giornalismo d’inchiesta, scatenando una valanga di sdegno e di furiose polemiche.
Il pianto disperato di Lavitola e il Gossip in prima serata
Nei pochi ma dolorosissimi fotogrammi trasmessi sugli schermi di milioni di italiani, si è visto un distrutto e disperato Valter Lavitola (che attualmente si trova rinchiuso in carcere) piangere a dirotto davanti a una telecamera. Il contenuto del filmato non era però una scottante rivelazione su reati o affari di Stato. Si trattava, molto più meschinamente, di un “videomessaggio strettamente privato” e riparatore, inviato dall’ex politico alla sua compagna brasiliana Natalia Potenza.
Tra lacrime e singhiozzi intimi, l’uomo recluso in cella confessava alla compagna di “avere ragione su tutto”. Il motivo di tanta privata e misera disperazione? Stando a quanto emerso, la donna avrebbe scoperto un suo intimo tradimento sentimentale. Una questione di puro e becero gossip famigliare, di dolore privatissimo e di tradimenti di coppia, data cinicamente in pasto a milioni di telespettatori in prima serata sulla televisione di Stato. Un vero e proprio scempio della dignità personale, mascherato da approfondimento giornalistico.
La furia di Michele Anzaldi contro i vertici Rai
L’utilizzo senza filtri di quel doloroso sfogo privato (del tutto decontestualizzato dalle vere accuse penali) ha mandato su tutte le furie Michele Anzaldi, che per ben due legislature ha ricoperto il pesantissimo ruolo di Segretario della Commissione di Vigilanza Rai. Conosce bene le regole del Servizio Pubblico e ha deciso di esporsi duramente contro questa discutibile scelta editoriale.
Attraverso un durissimo tweet al vetriolo, Anzaldi ha pubblicamente chiamato in causa i piani altissimi dell’azienda: «Cari giornalisti, cara Rai servizio pubblico, cari amministratore Rossi e direttore Corsini…», ha esordito l’ex Segretario, mettendo con le spalle al muro gli autori del programma.
«Era davvero necessario mostrare in tv, in primissima serata, il videomessaggio totalmente privato di Lavitola che piange disperatamente rivolto alla moglie? Davvero, secondo voi, questo contenuto aggiungeva qualcosa di vitale alla completezza dell’informazione pubblica?», ha tuonato Anzaldi.
Diritto di Cronaca o Gogna Mediatica per alzare lo share?
La provocazione di Anzaldi è sacrosanta e non ammette scappatoie. Il giornalismo d’inchiesta serio, austero e rigoroso (soprattutto quello foraggiato dai preziosi soldi del canone pagato dai cittadini) ha il dovere assoluto di scavare nelle malefatte e nelle presunte trame oscure di Lavitola. Deve denunciare i complotti, deve tutelare la libera stampa e i giornalisti minacciati come Sigfrido Ranucci. Ma mostrare il pianto dirotto e umiliante di un uomo per questioni di “corna” e tradimenti privati, per il puro sadico gusto di infliggere una feroce gogna mediatica e racimolare mezzo punto in più di “share” (ascolti), è un clamoroso insulto all’etica professionale e al buon gusto del pubblico. Un episodio davvero svilente per tutta l’informazione italiana.


