Ci troviamo di fronte a un provvedimento di vitale importanza per la democrazia, nato però sotto il segno della forzatura e della debolezza politica.
Il Parlamento si è mostrato profondamente diviso sia nel merito che nel metodo, al punto che l’esecutivo ha dovuto fare ricorso a ripetuti voti di fiducia per blindare il testo.
Questo sistematico ricorso alla fiducia non è stato un segno di forza, ma l’esplicita confessione di una
verità lampante: il Governo aveva paura della sua stessa maggioranza e del voto segreto nelle aule parlamentari.
A conferma della fragilità strutturale del testo, l’approvazione ha già innescato un’immediata stagione
di ricorsi e battaglie legali.
Su diversi articoli della legge si registra infatti una convergenza inedita e preoccupante: costituzionalisti sia di destra che di sinistra hanno espresso fortissimi dubbi di legittimità, evidenziando vistosi profili di incostituzionalità che rischiano di far precipitare nuovamente il sistema elettorale nel caos e nell’instabilità.
Come Cristiano Riformisti rileviamo inoltre, come questa riforma, sia stata disegnata ignorando le reali esigenze del Paese, non tuteli e anzi, penalizzi fortemente tutte le forze politiche territoriali, che rappresentano la voce autentica delle comunità locali e delle specificità regionali.
Cancellare il radicamento territoriale in nome di calcoli di bottega è un errore politico imperdonabile.
Siamo certi che questa forzatura non porterà fortuna al Governo uscente che ha preferito la propria autoconservazione all’ascolto dei territori e dei cittadini”.


