Di Monica Macchioni
L’insistenza e l’accanimento con cui il cerchio tragico persevera nel voler dimostrare al mondo che Vittorio Sgarbi sta benissimo, sa ciò che vuole e ciò che viene fatto in suo nome, evidentemente serve soprattutto a tenere in piedi una giostra che si regge da anni su pilastri che hanno la solidità delle tigri di carta.
Finché nessuno va a svelare il bluff e a dire che il re è nudo, qualcuno spera che la giostra regga e continui a portare i suoi frutti.
C’è sempre stata infatti una irresistibile attrazione e più che legittima vocazione di Vittorio Sgarbi per la Politica, invece direi che per quelli attorno a lui si potrebbe parlare di una Famiglia votata alla cosa pubblica, cioè di una irresistibile attrazione per gli amministratori locali che possono elargire finanziamenti pubblici, anche cospicui, per realizzare le loro varie trovate, più o meno raffinate, alcune delle quali di grande qualità, e che reggono da decenni, altre più mediocri ed effimere come i fuochi fatui.
Ma sempre e comunque ben finanziati, siano essi la Milanesiana, i documentari o i vari film prodotti dalla sorella Elisabetta.
Negli anni questo sistema di amici, e amici degli amici, e amici dei collaboratori degli amici, si e’ andato sempre più consolidando ed è così che è diventato una vera a propria organizzazione stabile di fatto, in una commistione pubblico-privato di dubbio gusto.
Per gli Sgarbi a Ferrara la Cultura e’ “cosa nostra”, solo gli amici di famiglia infatti gestiscono Teatro, Museo ed Eventi.
In mostra, per decisione della giunta comunale di Ferrara, esposte nelle varie sale del Castello ci saranno le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi fino al 2030 con dispendio di soldi pubblici e – caso clamoroso – le royalties verranno comunque sottratte al costo fisso del biglietto per ogni visitatore che accederà al Castello Estense.
Bene hanno fatto dunque le opposizioni a farsi sentire e a non voler essere conniventi di questo spreco.
Anche perché non parliamo di rivelazione di segreti di Stato, ma di manovre di basso cabotaggio e di fatti evidenti che sono davvero sotto agli occhi e sulla bocca di tutti.
Facciamo tranquillamente nomi e cognomi perché è tutto verificabile.
La compagna dell’assessore Gulinelli dirige Ferrara Arte, Elisabetta Sgarbi generosamente ha apprezzato un libretto di poesie del geometra Marco Gulinelli, che è stato ovviamente stampato e distribuito dalla Casa Editrice della sorella, Gulinelli nel frattempo, con soddisfazione della sorella Elisabetta, e’ diventato anche Assessore alla Cultura, Monumenti Storici e Civiltà Ferrarese, Unesco, Beni Monumentali e Palio del Comune di Ferrara.
Ma possiamo continuare: Marcello Corvino, proprietario della Corvino Produzioni, ha prodotto con e per Vittorio Sgarbi tutti gli spettacoli a Teatro sui Grandi Pittori della Storia (Michelangelo, Caravaggio, Raffaello etc etc ), e guarda caso oggi si ritrova ad essere il direttore del Teatro di Ferrara.
Pietro di Natale ha realizzato tutto l’elenco delle opere oggi raccolte nella Fondazione Cavallini-Sgarbi, e guarda caso si ritrova ad essere il direttore del Museo di Ferrara.
La Fondazione Cavallini-Sgarbi ha già fatto una mostra con stanziamento di soldi pubblici nel Castello Estense, tra cui spicca il Comune di Ferrara il cui sindaco e’ il carissimo amico Alan Fabbri.
Il Pd, oggi Partito alla opposizione della giunta cittadina ferrarese, tramite la consigliera Sara Conforti e la capogruppo Anna Zonari, ha finalmente fatto sentire la propria voce di protesta sollevando l’inopportunità di aver approvato una convenzione che pone a carico del Comune praticamente tutti gli oneri: trasporto, imballaggio, movimentazione, allestimenti, curatela, assicurazioni e promozione, e probabilmente anche i restauri delle opere che finiranno in mostra al Castello.
Mentre la Fondazione Cavallini- Sgarbi percepirà almeno 2 euro per ogni biglietto acquistato da ogni visitatore del Castello.
Analizzando i dati di accesso al Castello nel 2025 – cioè 180.000 visitatori – si può facilmente dedurre che la Fondazione Cavallini Sgarbi incasserà puliti, senza costi accessori, stando ferma, minimo 360 mila euro ogni anno.
Giustamente l’opposizione si domanda se valga la pena trasformare la Fondazione Cavallini Sgarbi in una offerta culturale permanente per la città di Ferrara e se questo sia da ritenersi una priorità per la città soprattutto considerando che il Comune assume oggi impegni economici fino al 2030 su uno spazio del quale, oltre il gennaio 2027, non ha ancora alcun titolo giuridico garantito.
Una scelta che lascia più di una perplessità e che qualcuno auspica non venga appoggiata ne’ finanziata dalla Regione Emilia-Romagna.
Bene hanno fatto le consigliere del Pd a proporre una alternativa, e cioè a voler differenziare gli ingressi al solo Castello Estense da quelli interessati veramente alla mostra Cavallini-Sgarbi. t
E viceversa.
Le consigliere del Pd Conforti e Zonari non entrano però nel merito della qualità della collezione, magari invece qualche approfondimento dovrebbero farlo, ad esempio sulla provenienza delle opere.
Se si informassero meglio – visto che si tratta di soldi pubblici, e dunque varrebbe la pena di farlo – scoprirebbero ad esempio che alcuni dei Quadri provengono da società fallite, come ad esempio la ARETE’ srl, il cui amministratore unico era la madre di Vittorio Sgarbi, Rina Cavallini; ed altre in grave stato di dissesto economico, i cui amministratori sono comunque tutte persone vicine a Vittorio.
Si tratta dunque di opere messe al sicuro dentro ad una Fondazione e comunque molte di esse provenienti anche dal mancato pagamento di tasse allo Stato.
Sulla stessa scia, ragionamenti interessanti si potrebbero inoltre fare anche nelle Marche, e soprattutto nei comuni di Urbino, Fermo, Osimo ed Ascoli Piceno.
Esiste comunque un precedente illustre già finito prima sulle cronache siciliane e poi alla ribalta nazionale nella trasmissione di Massimo Giletti.
E’ già in vigore un format che – guarda caso – vede come protagonisti personaggi del cerchio tragico vicinissimi a Vittorio Sgarbi, qualcuno sussurra l’aspirante moglie Sabrina Colle e Gianni Filippini (già indagati per esportazione di opere d’arte all’estero) che hanno realizzato con la firma di Vittorio Sgarbi una mostra all’interno del Parco Archeologico di Agrigento alla Valle dei Templi: anche in quel caso agli organizzatori della mostra andava una cifra fissa presa dai biglietti acquistati per ogni visitatore …
Fatto curioso ma altrettanto significativo: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto alla inaugurazione di “Agrigento città della Cultura” guarda caso non andò a visitare quella mostra, nonostante egli si trovasse proprio all’interno della Valle dei Templi.
In quella mostra erano presenti anche opere della Fondazione Cavallini Sgarbi.
Coincidenza o scelta ponderata?


