Francesco Migliorati e’ un giovane e talentuoso attore che riesce a coniugare esperienze teatrali con esperienze cinematografiche con il lavoro di aiuto operatore alla regia. Un giovane in gamba pieno di energia e capacità tecnica. Sentiremo molto parlare di lui nei prossimi anni. Nel frattempo gli chiediamo un po’ di curiosità sulla sua ultima fatica, Due famiglie e un funerale, film appena girato in Calabria, nel quale ha ricoperto il ruolo del fratello
Francesco, che significato ha secondo te il film?
Il film di Mark Melville si chiama: “Due famiglie e un funerale”. Di per se il malinteso è nel titolo! Per me è un film sulle seconde possibilità. Alcune volte le persone dal cuore buono si ritrovano in situazioni sbagliate. La nostra capacità dovrebbe essere quella di “gettare il cuore oltre l’ostacolo” e riuscire a perdonare chi sbaglia, cercando, con un pizzico di empatia, di mettersi nei panni dell’altro.
Lo spettatore che va al cinema e vede questo film che tipo di messaggio riceve?
Credo che dalle situazioni negative bisogna riuscire sempre a trarne il meglio! Il mio personaggio, Michele, ad esempio, comincia la sua avventura come un “incompreso”. Lui capisce solo la matematica e la matematica capisce lui. Alla fine, invece, dopo una serie di peripezie ed insieme alle nuove sorelle, Anna e Luna, (interpretate da Arianna Aloi e Giorgia Fiori) e a suo fratello Luigi (Interpretato da Giuseppe Marvaso), acquista sicurezza e diventa parte di una famiglia più grande!
Con loro si è instaurato un rapporto molto speciale anche al di fuori del set, passavamo molto tempo insieme. Posso ritenermi molto fortunato nell’aver condiviso questa esperienza insieme!
Può la comicità essere educativa e insegnare qualcosa ?
Credo che la comicità svolga un ruolo più importante di quello che crediamo nelle nostre vite e nella società! È un linguaggio trasversale che arriva a tutti, non conosce distinzioni e come tale ha la capacità di insegnare e trasmettere qualsiasi messaggio! Come prima esperienza ho avuto la fortuna di poter lavorare con un cast importante. Sul set, Maurizio Mattioli, Enzo Salvi, Andrea Roncato, Fioretta Mari, Isabelle Adriani, Anita Kravos, sono stati dei grandi “insegnanti” ed ho cercato cercato di rubare il più possibile con gli occhi.
Sono del parere che sia proprio l’ironia la chiave per vivere con più leggerezza e serenità e prima lo si impara e meglio è!
Un giovane attore come te cosa si aspetta dal futuro?
Probabilmente il termine più appropriato per me in questa fase della vita è: CONTINUITÀ.
Riuscire a lavorare con più continuità quindi e sempre maggiore consapevolezza.
Il lavoro dell’attore è un lavoro bellissimo e di privilegio e come tale va trattato con rispetto. Tutto quello a cui posso ambire quindi è quello di poter continuare a studiare e a migliorarmi. Solo così credo si possano raggiungere dei buoni risultati.
Quali sono i suoi modelli di recitazione?
Amo moltissimo Marcello Mastroianni e Gian Maria Volontè. Credo che, per motivi diversi, sintetizzino al meglio la figura dell’attore/artista moderno. Per me, hanno saputo svolgere la funzione nell’essenza, cioè come quella di “medium” politico ed artistico, al servizio del messaggio da condividere con e per le persone.
Chi sono i grandi attori oggi?
Provo una grande stima per Luca Marinelli, quando interpreta arriva in profondità, non si ferma alla superficie. Credo che un grande attore oggi sia colui il quale si spinge oltre il limite del visibile.
Perché non esistono più i divi?
Questa è l’epoca della frugalità, in cui l’aspetto del vivere “privato” si è assottigliato sempre più, è tutto rivelato e soprattutto rivelabile. Non esistono piu i divi perché non esiste più il mistero costruito intorno ad essi!
Ecco, credo che per concludere, il mio centro sia: “meno parole, più fatti… meno apparire, più essere!”



