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Iniziato l’VIII Congresso nazionale di Meritocrazia Italia, Walter Mauriello (Presidente nazionale): «In Italia non può e non deve rafforzarsi una politica di divisione»

Meritocrazia Italia, Mauriello, Congresso - IlGraffio - Monica Macchioni
È iniziato l’ottavo Congresso nazionale di Meritocrazia Italia, a Roma, presso il Teatro Quirino, intitolato L’agenda politica del merito, con il sottotitolo UTILE, che sta per Uguaglianza Trasparenza Istruzione Lavoro Economia. È la prima volta che viene scelta una sigla da scoprire parola per parola, e va detto che i cinque termini che la compongono esprimono altrettanti valori che Meritocrazia Italia considera fondamentali per la propria accezione di “merito”.

L’evento è stato aperto dalla lettura di un messaggio fatto giungere dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni.

Il tema viene sviscerato in due sessioni, di fronte a un pubblico mai così numeroso, capace di riempire l’ampia platea in ogni ordine di posto. La prima session e si intitola La cultura politica: oltre la tecnocrazia, oltre il populismo, ed è stata moderata dal noto anchorman Rai Daniele Rotondo.

Luigi Di Maio, Meritocrazia Italia - IlGraffio - Monica Macchioni

Il proscenio è stato tenuto dal Responsabile Ufficio Stampa di Meritocrazia Italia, un altro noto giornalista Rai, Saverio Montingelli, che dopo aver condotto la conferenza stampa d’apertura ha presentato Luigi Di Maio, Rappresentante speciale dell’Unione europea nel Golfo, collegatosi da remoto. «La seconda più grande crisi che ci interessa dopo l’Ucraina», ha detto, «è proprio nella mia area di riferimento: da sette mesi i Paesi del Golfo stanno soffrendo gli attacchi dall’Iran e dai suoi proxy. Ho portato in ogni capitale la solidarietà dell’Unione Europea. Ogni crisi è prima di tutto un momento per rafforzare le partnership, non solo per gli interessi in gioco ma anche perché con ciascuno di questi Paesi, nostri partner strategici, lavoriamo per la fine dei conflitti in corso su tanti teatri. Non è assolutamente vero che nel mondo non ci sia una grande domanda di Europa e di Italia. La questione è se vogliamo soddisfarla. Quello che si chiede a noi europei è lavorare a una equazione di sicurezza del Medio Oriente, che oltre a contenere tutti i Paesi del M.O. contenga anche Israele e Iran. Se i due stretti sono bloccati, stiamo tutti lavorando a rotte alternative: ci sono soluzioni verso est e verso ovest per esportare verso l’Europa. La UE è la campionessa del mercato unico, della libertà di movimento di merci e persone, siamo un grande progetto di pace ma adesso c’è una grande domanda per soddisfare la quale occorre fare il salto: creare una politica estera comune, una politica di difesa europea e aziende che siano campionesse europee».

Da lì in poi si sono succeduti vari interventi di dirigenti di Meritocrazia Italia e di rappresentanti delle forze politiche. Qui la sintesi per ciascuno, in ordine di apparizione.

Andrea Ostellari (Sottosegretario alla Giustizia, Lega): «Con questo governo siamo arrivati finalmente a realizzare il progetto autonomista delle origini della Lega, dando grande responsabilità ai nostri territori. Poi c’è un altro risultato: i processi civili oggi sono diminuiti del 45% come durata, e quelli penali del 33%. Questo elemento è un ottimo risultato per i cittadini, le imprese e anche per le aziende che guardano all’Italia per interesse. Un tema di merito e di fattibilità. Abbiamo investito 280 milioni destinandoli al recupero dei soggetti che scontano una pena detentiva. Non abbiamo mai smesso di credere alle persone. All’interno del percorso di esecuzione della pena, chi si forma nel 98% dei casi non delinque più».

Gilberto Pichetto Fratin - IlkGraffio - Monica Macchioni

Gilberto Pichetto Fratin (Ministro dell’Ambiente – ha inviato un contributo preregistrato): «Coniughiamo il concetto di utilità con impegni concreti: uguaglianza, trasparenza, lavoro, economia. Ci vuole una cultura politica incentrata su un merito accompagnato da equità e pari opportunità. Al centro, il vero servizio all’interesse del cittadino, nella consapevolezza che trovare le soluzioni giuste è un processo complesso. Fondamentale è creare reti, e la politica ha bisogni di movimenti come il vostro, che favoriscono la cittadinanza attiva».

Alessandro Serrao (Consigliere responsabile della struttura attuativa ed esecutiva MI): «Il governo del merito, titolo del nostro congresso dell’anno scorso, altro non è se non un gruppo di cittadini che si mettono al servizio del bene comune. I cinque elementi dell’acronimo UTILE si completano a vicenda e costituiscono un pilastro fondamentale per la società moderna, una società in cui l’uguaglianza non è utopia bensì il risultato di una scelta lungimirante. La politica è fatta di sincerità di dialogo. Cerchiamo di lasciare fuori la discussione mirata a vincere sull’altro: a produrre il cambiamento è la riduzione della competizione a vantaggio della cooperazione».

Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra – da remoto): «L’idea che la politica si faccia solo nei salotti è fallace. Il perbenismo sociale ha creato una società sbagliata e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fosse per me io tornerei al proporzionale puro, mentre l’ultima legge che è stata approvata di fatto obbliga a fare le coalizioni. Non puoi sottrarti ai compromessi, purtroppo la nostra è società litigiosa, è un Paese che sta involvendo. Dunque bisogna partire da noi stessi e dall’impegno diretto. La politica è meritocratica al 20%».

Isabella Aurillo (segretario nazionale MI): «Cerchiamo le risposte. Cinque lettere – UTILE – che racchiudono cinque parole. Cinque terreni sui quali siamo chiamati a prendere posizione. Abbiamo lavorato in questi anni su tanti punti: sull’istruzione, sul mondo dei social a favore della tutela dei minori, abbiamo parlato di talento ecc.

«Abbiamo proposto l’Agenzia delle Uscite accanto a quella delle Entrate per tutelare chi vanta crediti verso la PA, a garanzia che anche lo Stato rispetti i propri obblighi di pagamento. Il diritto ad abitare non può essere solo contrapposizione fra chi ha una casa e chi rischia di perderla. Abbiamo iniziato tre anni fa a parlare della IA, non perché siamo contro il progresso ma perché un conto è usare la tecnologia per migliorare la vita, ben altro è finirne schiavi. Il testo della nostra agenda politica è questo: che cosa vogliamo lasciare a chi verrà dopo di noi? La risposta non può certamente essere delegata a una macchina o a un algoritmo».

Raffaele Nevi (Forza Italia): «Vedo una condivisione di valori fra il mio partito e questo movimento. O l’Italia diventa un Paese sempre più meritocratico o non ce la farà. I servizi pubblici funzionano quando c’è meritocrazia, quando una persona finisce in un posto per cooptazione e non per merito si finisce per fare un danno. Siccome noi italiani siamo teoricamente i più bravi del mondo, pensiamo a dove saremmo se ci fosse più meritocrazia. Come Forza Italia cerchiamo professionisti capaci che vogliano fare politica, occuparsi del futuro del Paese, ma anche lì se la devono meritare, partire con umiltà a mettersi a disposizione di una causa. E chi non merita non va avanti in politica, alla lunga se ne va. Chi cerca scorciatoie sbaglia. Non esistono le scorciatoie, chi le cerca ha paura del confronto».

Luciano Nobili (Italia Viva): «Apprezzo il lavoro che il vostro movimento svolge. Mi piace che abbiate messo al centro il tema del merito, che non va di moda. Bello averci associato l’equità, perché il merito non è una scorciatoia bensì la leva di emancipazione delle diseguaglianze. È la leva per sbloccare l’ascensore sociale. Siamo nel Paese in cui è più probabile che il figlio del notaio faccia il notaio e il figlio del disoccupato resti senza lavoro. 190mila giovani negli ultimi due anni se ne sono andati perché all’estero sono pagati di più e hanno opportunità che qui non hanno».

Elisa Pirro (M5S): «Parlando di meritocrazia dobbiamo anche vedere come impostiamo i criteri con cui parliamo di merito. Non sempre sono equi. Uguaglianza ed equità non sono la stessa cosa. La vita per i giovani nel nostro Paese è più complicata che altrove, è scontato che da noi un giovane debba accettare qualsiasi cosa in nome dell’esperienza e poi sperare di crescere e fare carriera, cosa anch’essa ardua perché gli stipendi da noi sono fermi da 36 anni».

Alessia Fachechi (Responsabile nazionale MI): «Oltre il populismo, oltre la tecnocrazia: ci abbiamo riflettuto a lungo. Il nostro primo nemico, alla fondazione del movimento, fu lo scetticismo generale. Oggi, a distanza di otto anni, ne abbiamo uno in più, la rabbia sociale che si traduce in odio e che è un pericolo grande. L’approccio è tagliare sempre la testa al toro, indicare la colpa di qualcuno. Dunque abbiamo provato a immaginare qualcosa che vada oltre la condanna, perché al di là degli estremi di populismo e tecnocrazia c’è la democrazia, quella vera, che esalta le competenze. Con la IA si può arrivare a un sistema di vita nuovo, perché, ricordiamolo, la IA non è in sé populista, è quello che noi vogliamo che sia».

Piercamillo Falasca (Europeisti.eu): «È solo nella dimensione europea che troviamo la sintesi giusta. La Costituzione non impone attraverso la legge elettorale di costituire coalizioni coatte bensì di governare nell’interesse dei cittadini, e questo non lo puoi fare se impacchetti coalizioni al cui interno c’è tutto e il suo contrario. Guardiamo programmi di governo: lavoriamo per sabotare l’attuale bipolarismo italiano. Non condivido minimamente l’idea che bisogna trovare soluzioni per stare insieme a ogni costo. Dividersi in tribù significa che il dramma è già dato. Vale per tutto, politica internazionale inclusa. Stiamo vivendo in un contesto di guerra guerreggiata. Se non si decide prima che ruolo vuole avere l’Italia nella pace e nella sicurezza di domani, è finita. Dire agli italiani che ci vuole più merito è meno divisivo che dire che ci vuole la pace nel mondo. Ma quando si scende nelle proposte vedete che di meritocrazia in questo Paese si parla molto poco. Abbiamo il coraggio di fare proposte divisive sul merito? Che dicano a qualcuno che non se lo merita, che non ha diritto a questo o a quello?

Paolo Patrizio (Capo di Gabinetto MI): «Impossibile che non ci sia uno strumento per emanciparsi dalle condizioni di base. Il merito è il meccanismo per consentire che l’impegno venga premiato, ma poi l’impegno deve diventare responsabilità. L’art 3 Cost rimanda a questa funzione di eliminare gli ostacoli alle pari opportunità. Democrazia e populismo sembrano antitetici, la democrazia ci dice cosa è utile fare ma non ciò che è giusto, il populismo offre soluzioni ma non scelte corrette magari. Allora la politica deve fare scelte che siano corrette ma anche giuste. Non banalizziamo i messaggi che vengono dal disagio, ma recuperiamo il concetto di una politica come servizio e non privilegio, contro il recinto d’oro che la riforma elettorale appena approvata incentiva gli attuali politici a tutelare».

Giuseppe De Mita (Base Popolare): «Il merito esige una declinazione, per realizzarsi ha l’esigenza di un contesto. Tutto questo muoversi in vario modo ha bisogno di trovare qualcuno che si alzi con l’innocenza del movimento civico e dica che il re è nudo, che bisogna smettere di raccontarsi bugie. Diciamo che la legge elettorale costringe a mettersi insieme per vincere, non per governare. Coalizioni organizzate fra diversi determinano la vittoria ma non il merito».

Ha concluso la prima sessione il Presidente di Meritocrazia Italia Walter Mauriello: «Sono pentito che ancora non siamo al centro delle istituzioni, lo sono come cittadino perché la politica ha bisogno di gente che non si chiude nel castello dorato. La riduzione dei parlamentari si è rivelata contraria alla partecipazione dei cittadini alle istituzioni, perché lascia spazio in parlamento ai soliti noti e basta. La nuova legge elettorale a blocco capolista è contro i “cespugli”, e questo termine spregiativo la dice lunga. Fare politica è rappresentare una parte del popolo, e non è che il popolo la pensi tutto allo stesso modo. Perché dunque definire “cespuglio” un raggruppamento solo perché è piccolo? Sogno una politica moderata che sappia interagire con tutti e tenda a integrare, come ci dice la nostra cultura che è la più integrata di tutte. In Italia non può rafforzarsi una politica di divisione.

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Visitate il sito www.meritocrazia.eu

Meritocrazia Italia è un’associazione culturale nata per dare vita a un progetto aggregativo fondato sulla valorizzazione del merito, della formazione, dell’equità e dell’impegno sociale ed ambientale, convinti che ci sia un Paese meraviglioso da vivere e raccontare e che sia giunto il momento di offrire un messaggio di speranza e disponibilità, ripartendo da una concreta rivoluzione culturale e dalla riaffermazione di un saldo sistema valoriale di base.

Crediamo che sia possibile creare una società migliore e più giusta, ripartendo, oggi più che mai, dell’impegno dei meritevoli, che, si badi, noi non individuiamo nell’élite dei migliori curricula, ma in coloro i quali ogni giorno, in qualunque ambito e partendo da qualunque condizione iniziale, senza lamentarsi, spesso sentendosi non considerati o addirittura irrisi e senza accettare l’odio per l’altro come reazione agli immancabili fallimenti umani, fanno il loro lavoro onestamente cercando costantemente di migliorare se stessi ed il mondo che li circonda.

Grazie a tale messaggio di positività, siamo riusciti a organizzare coordinamenti in ogni Regione (e in moltissime Province e Comuni), a pubblicare migliaia di articoli e testi di approfondimento su tematiche di rilevanza nazionale e locale, a depositare diverse proposte di legge, ma, soprattutto, ad aggregare persone provenienti da ogni parte d’Italia (e da alcune sedi estere) con differente estrazione professionale e politica, tutte accomunate dalla sola volontà di costruire un percorso virtuoso, finalizzato a recepire le varie istanze della società civile con l’intento di poter così elaborare e offrire soluzioni ragionate, concrete ed equilibrate, convinti che le diversità siano fonti di ricchezza anziché motivo di divisione e che la competenza, in uno al recupero di una dialettica sana, garbata, propositiva e costruttiva, siano imprescindibili elementi di sviluppo di una nuova concezione della partecipazione attiva nella gestione della “cosa pubblica”.