Mietta Brugnoli è una scrittrice italiana contemporanea, nota per il suo stile letterario intimo, riflessivo e molto sensibile. Ha una scrittura che spesso esplora temi esistenziali, emozionali e psicologici, con un’attenzione particolare ai dettagli della vita quotidiana e alle sfumature delle relazioni interpersonali. La sua produzione narrativa inizia con romanzi che potremmo definire “tematici” e confluisce nei gialli, sempre con un approccio elegante e profondo.
Nata a Roma nel 1940, ha lavorato come traduttrice e interprete fin dagli anni Sessanta. Dal 1985, ha collaborato con il Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre come donatrice di voce. Dal 1990 ha scritto articoli per la testata Senese di Toscana Oggi.
Donna attivissima in vari ambiti, dalla cultura al sociale, indipendente e generosa, con una vita segnata da tante difficoltà e problemi, ma che non l’ha piegata, tuttaltro! La sua fede incrollabile, ma mai “fanatica”, le ha consentito di superare le prove della vita “a schiena dritta”, senza compromessi, con determinazione, sacrificio e con una grande sensibilità per le altrui sofferenze e debolezze, ma anche con serenità, consapevolezza e sempre “a mani tese e aperte”.
Mietta si accosta al romanzo a 68 anni con il suo primo libro, L’Attesa (2008) una intensa storia d’amore, seguito da Schegge di memoria (2011) che ripercorre i ricordi della sua infanzia e della sua giovanezza tra la guerra e il boom economico.
Dopo questi primi lavori, tratti come spesso accade ai neofiti, dalla propria esperienza personale, esce il lavoro che rappresenta la svolta e definisce le caratteristiche specifiche della scrittura di Mietta: Come seme di pomodoro (2014), un romanzo che tocca temi profondi ed intimi come la solitudine, l’amicia, la maternità.
Nel 2018 esce il primo romanzo giallo, dove emerge definitivamente la capacità di Mietta di caratterizzare i personaggi e gli ambienti non solo e non tanto fotograficamente, ma attraverso le emozioni, che diventano quasi tangibili. Nasce il maresciallo Lepore: non certo un “detective infallibile”, bensì un uomo comune, anche vulnerabile, con una coscienza che lentamente si risveglia. Nel suo viaggio investigativo, scava nel dolore degli altri e, parallelamente, nel proprio.
Lepore inizia la sua storia con Un imprevedibile risveglio (2016), per continuare con Per un’ora soltanto (2018) – finalista di vari premi, poi Mai come sembra (2022) – con menzione speciale della critica, fino all’ultimo lavoro In un soffio è l’alba (2024) dove Mietta sembra riprendere e amplificare le caratteristiche che l’hanno resa apprezzata, ma con una maturità ancora maggiore. Il titolo stesso lascia intendere una riflessione sul passaggio del tempo, sull’evanescenza della vita e sull’idea di una rinascita che è al contempo un dolce risveglio e una presa di coscienza dolorosa.
Il Maresciallo Lepore è una figura emblematica del romanzo. È un uomo maturo, prossimo alla pensione, segnato dal mestiere e dalla routine investigativa. Ma l’ultimo caso di omicidio che si trova a risolvere non è solo un’indagine da chiudere: è uno specchio.
Il caso lo costringe a guardarsi dentro — a rivedere la propria vita, le omissioni affettive, le scelte non fatte, le emozioni ignorate.
Nel romanzo, la Brugnoli esplora le sfumature della psiche umana, affrontando la solitudine e la ricerca di un senso profondo dell’esistenza. L’opera è strutturata in modo tale da far riflettere su cosa vuol dire davvero “essere vivi”, e su come anche nei momenti di maggiore oscurità sia possibile intravedere una luce, un orizzonte che si fa strada, seppur fragile, proprio come un’alba.
Il linguaggio di In un soffio è l’alba si fa sempre più raffinato e simbolico, con un’intensità che non è solo nei temi, ma anche nei suoi sviluppi narrativi. La scrittrice riesce a cogliere il respiro dei suoi personaggi, facendoli parlare non solo con le parole, ma anche con le emozioni non dette, i gesti silenziosi e le paure che li abitano.
In generale, In un soffio è l’alba si inserisce nella tradizione della letteratura che lavora sui piani più sottili dell’esistenza, dove ogni piccolo gesto ha un peso e ogni parola è intrisa di significato. È un libro che lascia spazio alla riflessione, dal ritmo lento e meditativo, quasi “esistenziale”, dove l’uso del dialogo interiore è centrale e spesso è nei pensieri del Maresciallo che il lettore trova le risposte più profonde, per riconoscersi nei dilemmi di un uomo che impara, tardi ma non troppo, a rimettere al centro le emozioni, le relazioni e la propria verità interiore, a confrontarsi con le proprie fragilità e a riconoscere che, anche nelle difficoltà, c’è sempre la possibilità di un nuovo inizio. I dialoghi reali sono misurati, essenziali, e spesso ricchi di sottotesto.
Mietta Brugnoli è una scrittrice che riesce a fondere la delicatezza con una certa durezza emotiva. I suoi testi sono capaci di suscitare una forte empatia nel lettore, grazie alla loro capacità di mettere in luce gli aspetti più vulnerabili dell’esperienza umana. Non è raro che le sue storie trattino tematiche legate al conflitto interiore, alla solitudine, alla ricerca di sé e al bisogno di connessione.

