Intervista di Monica Macchioni a Claudio Alberghini
Partiamo dall’inizio. Com’è nata l’idea di Safe UP?
Tutto nasce da un paradosso: la sicurezza sul lavoro dovrebbe essere la priorità assoluta, eppure viene spesso gestita con strumenti burocratici, lenti e obsoleti. Io stesso, lavorando per anni in diversi settori, vedevo aziende sommerse da carte, fogli Excel e procedure che nessuno riusciva davvero a controllare. Ho pensato: se in altri ambiti usiamo AI, IoT e Blockchain per semplificare la vita, perché non applicarli al mondo safety? Così è nato Safe UP®©: un ecosistema che rende la sicurezza predittiva, automatizzata e trasparente.
Ecosistema è una parola forte. Cosa intendi esattamente?
Non è un semplice gestionale, è una piattaforma viva, interconnessa. Immaginala come un’orchestra: da una parte ci sono i dispositivi IoT che rilevano dati, dall’altra gli algoritmi AI che li analizzano, in più i contratti intelligenti su blockchain che garantiscono trasparenza e fiducia. Intorno a questo cuore tecnologico ruotano i professionisti: medici, avvocati, manutentori, formatori… tutti notarizzati digitalmente attraverso una Skill Card digitale, che ne garantisce competenze e identità. È un sistema che funziona in sinergia, come un ecosistema appunto.
Quindi parliamo di tecnologia, ma anche di persone. Qual è il ruolo dell’umano in questo modello?
Centrale. Io credo nella “simbiosi uomo-macchina”. L’AI ci aiuta a prevedere rischi e anomalie, ma la decisione ultima, l’empatia, il giudizio restano umani. Ecco perché parlo di “Prompt Strategist”, una nuova figura che guida l’intelligenza artificiale con domande e scenari, collegando il sapere dei comitati tecnici scientifici e a breve con gli avatar digitali dei professionisti. È come avere un “oracolo” che mette insieme intelligenza umana e artificiale per fare scelte più rapide e sicure.
Il claim che ho visto spesso legato a Safe UP è “No alert, no problem”. Cosa significa?
Claudio: Significa che non basta avere dati, serve che il sistema li trasformi subito in allarmi intelligenti. Se un rischio non viene segnalato in tempo reale, diventa invisibile. Safe UP ribalta il concetto: l’obbiettivo è che tutto ciò che non genera un alert è sotto controllo. Questo riduce drasticamente incidenti e responsabilità, portando serenità in azienda.
Qual è la vera rivoluzione che porta Safe UP?
La vera rivoluzione è duplice: fiducia e scalabilità. Fiducia perché ogni dato e ogni azione è notarizzata in blockchain, quindi non manipolabile. Scalabilità perché il modello è modulare: ogni business unit è indipendente ma interconnessa, così possiamo replicare l’ecosistema in diversi settori e Paesi senza perdere coerenza. “È come avere un DNA comune, capace di adattarsi a ogni mercato e alle diverse merceologie partendo dai codici ateco. La nostra ricerca evolve continuamente, integrando nuove soluzioni e valorizzando anche quelle sviluppate da altri, che possono e desiderano diventare parte integrante del nostro ecosistema. Un sistema aperto, dove non esistono competitor ma soltanto buone prassi da condividere e applicare, per tutelare la vita delle persone e delle aziende. Un approccio umanistico, che va oltre il semplice rispetto delle norme e pone al centro la dignità e la sicurezza.”
E guardando avanti? Qual è la tua visione a lungo termine?
Io vedo Safe UP come il nuovo standard globale della sicurezza predittiva. Un ecosistema che non si limita a proteggere i lavoratori, ma diventa un motore di innovazione per le aziende. Perché un’impresa sicura è anche un’impresa più efficiente, attrattiva e competitiva. In fondo, il futuro del lavoro non può prescindere dalla sicurezza, e la sicurezza non può più prescindere dalla tecnologia.