Di Monica Macchioni
Che piaccia o no, c’è’ un dato di fatto reale incontrovertibile: il nobile dandy Luca Sforzini attraverso la sua legione ha ridato motivazione, entusiasmo, vigore ai tanti militanti disillusi dalla Lega. Il suo Castello è’ diventato un punto di riferimento, di dibattito, di incontro imprescindibile per gli estimatori di Vannacci.
E il generale, anziché essere guardato con sospetto, invidia e ostilità da una parte della intellighenzia leghista – che da troppi decenni ha abbandonato le valli per abbracciare in modo disinvolto più di un salotto romano – dovrebbe essere portato in palmo di mano. Eh si, perché è solo grazie a lui se Salvini alle ultime elezioni ha salvato la faccia ed evitato il tonfo sotto al 6 per cento che, tolti gli oltre 2 punti e mezzo del generale, avrebbe raggiunto con le sole sue forze. E allora il tema non è più di consenso, ma di controllo.
E il dilemma che attanaglia una cospicua parte dei quadri dirigenti della Lega in questi ultimi mesi deve suonare più o meno così: “è meglio avere un partito rachitico, dove chi ha raggiunto posizioni di rilievo e rendite di posizione è controllato ma controlla tutti quelli che gli stanno sotto, o è meglio un partito in crescita, vivo, dove c’è’ un minimo di democrazia interna? (Sempre ovviamente sotto controllo e sotto l’unico leader).
Fortunatamente il Castello Sforzini, sito in una zona strategica dello sviluppo dell’anima leghista, proprio
al confine tra Piemonte e Lombardia, ha reso possibile rispolverare valori come “identità”, “onore” e “radici”: grazie all’impegno del mecenate Luca Sforzini queste parole hanno smesso di essere ricordi romantici e sono tornate carne viva del presente.
Dietro le possenti mura antiche non si coltiva nostalgia, ma si costruisce il futuro.
Da qui appunto è nata la Legione del Castello, un’alleanza senza precedenti tra alcuni Team Vannacci del Nord-Ovest, espressione del movimento Il Mondo al Contrario, e diversi soggetti culturali e civici, uniti da una stessa visione: restituire alla nostra terra il coraggio di pensare, di scegliere, di agire.
Non un movimento di partito, ma un laboratorio di idee, valori e uomini.
Un luogo dove il pensiero si fa azione, e l’azione ritrova la dignità del pensiero.
I sette minuti iniziali del primo incontro, il discorso introduttivo di Luca Sforzini, diffusi su YouTube, raccontano più di una riunione: raccontano la nascita di una comunità consapevole. Si parla di libertà, di appartenenza, di rinascita morale. Si parla — in fondo — di patria.
Non quella delle bandiere gridate, ma quella che si costruisce ogni giorno nel lavoro, nella cultura, nell’amicizia.
La Legione del Castello è la traduzione concreta del progetto culturale Rinascimento, già lanciato mesi prima: un ponte tra la riflessione e la militanza civile.
Dal pensiero alla prassi, dalla parola alla pietra.
Nel segno di una nuova alleanza tra Lombardia e Piemonte, tra colline e pianure, tra storia e futuro.
La chiamano “rete territoriale”, ma è qualcosa di più.
È la presa di coscienza di un Nord-Ovest che non vuole più delegare la propria identità.
Un’Italia minore solo per chi non la conosce, ma che oggi — dentro e intorno al Castello Sforzini — torna a sentirsi cuore pulsante di un Rinascimento reale, non solo simbolico.
Una iniziativa di altissimo valore, che ha anche il pregio spiccio di parare alle tante, forse troppe scivolate che vengono fatte dalla Lega sul piano nazionale. Salvini ha avuto il coraggio di dichiararlo pubblicamente. Una norma punitiva per il suo elettorato di riferimento e’ scivolata in finanziaria, va cancellata tramite voto parlamentare. Una ammissione che deve essergli costata tanto, visto che il ministro del MEF, Giorgetti, appartiene alla Lega da sempre.
Una scivolata che potrebbe costare al partito davvero tanti, troppi voti. Meno male che Vannacci c’è’… e meno male che la sua presenza viene rilanciata, strutturata e amplificata grazie alla legione del Castello: il mecenate Sforzini ha avuto visione e c’è’ da supporre che dalle Valli farà’ presto un salto nazionale.