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Carabinieri impegnati nel volontariato: intervista a Luigi Avveduto, il fondatore di “Per Vivere Insieme odv”

"Un sabato si e uno no, ci rechiamo presso i supermercati della città e facciamo la raccolta alimentare che viene distribuita a famiglie e case famiglie"

Di Monica Macchioni

 

Quali sono i motivi per cui ha fondato un‘associazione che assiste quelli che vivono per strada?

Perchè anni fa, mi ritrovai una sera tornando a casa dopo una cena con degli amici, dove eravamo stati insieme con piacere e soddisfazione, ad imbattermi in una persona seduta su di un marciapiede con una coperta sulle spalle ed un cartone a fianco, che mangiava il contenuto di una busta di plastica. Nel buio della notte si accese in me una luce di dolore e di speranza.

Il giorno dopo nacque l’associazione.

Camminando per le strade della nostra città, mi rendo conto della tanta solitudine che esiste tra le persone, soprattutto tra chi è stato meno fortunato di noi e che si ritrova nell’abbandono da famigliari e dalle istituzioni.

 

Da quanti membri è composta l’associazione e chi sono coloro che ne fanno parte?

L’associazione è composta da circa 110 volontari, ma poi ce ne sono altrettanti, che pur non facendo parte, sono estremamente importanti quanto noi, sono quelle persone che ci donano tutte quelle cose che poi andiamo a consegnare ai bisognosi.

Sono la sorgente di tutti le possibilità che noi giriamo ai fratelli meno fortunati.

 

Come si svolge il vostro servizio?

Siamo strutturati con sette coordinatori, che dirigono la raccolta di tutto ciò che noi poi offriamo ai più bisognosi: coperte, sacchi a pelo, viveri che vengono distribuiti settimanalmente ai senzatetto.

Inoltre, un sabato si e uno no, ci rechiamo presso i supermercati della città e facciamo la raccolta alimentare che viene distribuita a famiglie, case famiglie che non percepiscono contributi pubblici e parrocchie.

 

Da chi siete sostenuti? Partecipate a progetti?

Pur essendo regolarmente iscritti al RUNTS, per scelta, non partecipiamo a nessun progetto e non percepiamo alcun contributo pubblico. Ci autofinanziamo attraverso le poche risorse che entrano dalle quote di iscrizioni e da due anni dal 5/1000

 

Lei come definisce la povertà?

Non vi è un solo termine preciso che definisca la povertà. Le povertà che affligono o assalgono molti di noi sono di svariato tipi.

C’è la fame, c’è il freddo, c’è la mancanza di affetto, c’è la solitudine, c’è il grande egoismo dei nostri tempi, c’è la malattia nel silenzio, c’è la mancanza di amore e c’è l’incapacità di sentire la fede!

Queste sono le povertà che noi incontriamo e contro le quali ci impegniamo con tutta la nostra coscienza.

Noi la ringraziamo per l’opportunità che La Sua intervista ci ha concesso, per farci conoscere da coloro verso i quali non siamo ancora arrivati.