Di Monica Macchioni
Patriarca Raimondo, nelle scorse settimane Lei ha compiuto dei passi importanti dettati probabilmente da un suo tormento interiore e dalla voglia di essere ancora piu’ utile alla Chiesa a cui appartiene e nella quale ricopre un ruolo apicale di grandissima responsabilità, e alle comunità che Lei gestisce con grande abnegazione e passione come Congregazione Ecumenica Gli Operai di Maria.
Si era parlato di dimissioni ma queste sono state prontamente respinte dal fondatore della Chiesa Fidelitas, Paulo Nunes, che Le ha riconfermato il ruolo evidenziando come Lei negli anni sia stato fondamentale sia dal punto di vista spirituale che di sostegno anche materiale.
Purtroppo fa parte del mio carattere. La coerenza comporta sacrifici e spesso dei passi indietro.
Sono pero’ rimasto colpito e onorato dalla stima sincera e dall’affetto del Patriarca Paulo Nunes che si è prontamente mosso per convincermi a ritirare le dimissioni e a proseguire il mio cammino di fede e il mio impegno nel ruolo di Patriarca.
Motivo per il quale ho fatto retromarcia e ho accettato di continuare a lavorare sodo come faccio da decenni.
La prelatura, infatti, ha per me un significato molto profondo, vuol dire essere missionario: ciò che per altri è scarto, per me diventa primizia.
Infatti, anche ricoprendo un incarico mondiale per la mia realtà sono e resto una persona semplice, non amo indossare insegne di potere o creare distanze, convinto come sono che anche il vestire laicamente possa essere un modo per creare empatia.
Negli anni mi sono reso conto che le persone mi apprezzano e mi rispettano per quello che sono e non per quello che rappresento.
Indirettamente la mia persona attrae consenso anche sulla Chiesa. Stimando me si avvicinano al culto.
Ed è per me motivo di grandissima gratificazione e orgoglio.
L’esempio conta più di mille parole, i fatti hanno la testa dura, molto più delle chiacchiere.
E’ per questo allora che Lei ha fondato il Ceic e si occupa di comunità di recupero delle dipendenze e di reinserimento sociale dei carcerati.
Anche.
Salvare vite è come pregare due volte.
Quando ho scelto di accettare la carica di Patriarca – e sono stato il patriarca più giovane in assoluto ad essere stato nominato, non l’ho certo fatto per il titolo, ma per la convinzione che ricoprendo un
ruolo decisionale di primaria importanza e potere avrei potuto dare il mio piccolo ma significativo contributo a cambiare nel profondo una visione della Chiesa di facciata- .
Infatti Lei padre Raimondo è conosciutissimo anche a livello internazionale. Ci risulta che moltissime istituzioni hanno molta stima di Lei e spesso la consultano per dei pareri.
Puo’ essere (e sorride sornione…)
Essu’, non faccia il modesto…
La verità è che io sono molto riservato e da me non avrà mai ne’ delle conferme ne’delle smentite, tantomeno avra’ dei nomi di coloro che costantemente vengono a trovarmi o mi fanno lunghe telefonate per chiedermi pareri ragionati che riguardano la società, i suoi cambiamenti, la politica, le sue evoluzioni, i pensieri della gente comune, e via dicendo.
Forse per questo da sempre è stato molto corteggiato dalla politica.
La politica dovrebbe essere la più nobile delle discipline, quella che si preoccupa di far funzionare la società, di regolare i rapporti tra gli individui e di creare armonia nelle comunità.
Chi ha consenso personale spesso riesce nella difficile operazione di trasferirlo su progetti e su persone.
Lo dico apertamente.
Ho sempre sposato l’individuo e mai il partito.
Per questo negli anni ho dato un contribuito reale, tangibile, riscontrato e riconosciuto a molte realtà.
Fra i miei amici personali che ho aiutato e indicato di votare ci sono il socialistabMaraio in Campania, Patriciello come europarlamentare, Mastella e la moglie Lonardo, e nel 2018 e 2019 la Lega con un Salvini particolarmente attento alle problematiche della sicurezza e della immigrazione.
Da giornalista e scrittore di libri, ci risulta che in più occasioni abbia fatto riferimento a tre colonne della testimonianza sociale del Vangelo e dell’amore cristiano per il prossimo: don Baget Bozzo, don Luigi Maria Verze’, don Andrea Gallo. A noi risulta che con qualcuno in particolare Lei abbia avuto più di un contatto diretto, una amicizia vera, riservata e mai sbandierata… Così come in generale si dice che Lei abbia molti amici potenti, di cui omette sempre i nomi.
Cito sempre solo ciò che conosco e che condivido.
Il fatto che abbiate riscontrato questi tre nomi lungo il mio percorso è cartina tornasole della stima che nutro per il loro esempio e il loro pensiero: sicuramente ci accomunano anche la passione per la
politica, il coraggio di manifestare a viso aperto il nostro pensiero senza preoccuparci delle conseguenze e l’intento di mettere sempre e comunque al primo posto il bene della persona e mai i dogmi, certi che la fede non debba essere qualcosa di estetico, ma debba essere qualcosa di più profondo e autentico che si incarna nelle problematiche reali delle persone, un sostegno fattivo e un sollievo per provare a non smarrire la retta via quando incombono problemi e difficoltà reali.
Abbiamo visto che ultimamente Lei è meno schivo e più attento al lato della comunicazione. Da cosa deriva questo cambiamento?
Da uomo di cultura, da teologo e filosofo che cerca di leggere e comprendere i cambiamenti epocali che attraversano la nostra società non ho potuto fare a meno di prendere atto che oggi la comunicazione è talmente importante che non e’ piu’ forma, ma diventa sostanza. Continuare a non occuparsene significa lasciare posto ad altri e magari a messaggi che non sono per il bene della persona, ma per la sua distruzione.
Da cristiani, abbiamo l’obbligo morale di provare a contrastare il pensiero unico dominante che ci vorrebbe divisi, egoisti, occupati solamente a futili passerelle, preoccupati dell’apparire e mai dell’essere.
Provare ad essere presente sui mezzi di comunicazione vuole essere un esperimento per interagire in maniera ancora più efficace con i giovani, gli anziani e con le persone sole che hanno smesso di uscire e avere vita sociale.
La televisione può entrare nelle case e arrivare laddove la porta si chiude.
Non è che dietro questo Suo mutamento repentino in realtà si nasconda un progetto di scendere in campo con i suoi seguaci per appoggiare una particolare realtà politica? Come peraltro ha già fatto gli anni addietro con risultati lusinghieri assolutamente sorprendenti?
E’ prematuro.
Una cosa però è certa e gliela voglio dire perchè su questa non intendo proprio far sconti a nessuno. A differenza degli anni precedenti, infatti, dove alle promesse di alcuni politici non sono poi seguiti i fatti, mi sono ripromesso, proprio per il bene che nutro verso i tanti progetti che sto portando avanti, di schierarmi sia personalmente, che con il mio team, che mediaticamente solo per chi mi dimostrerà
preventivamente un vero attaccamento alle questioni del sociale, specialmente verso le fasce piu’ deboli, creando posti di lavoro e dando dignità a chi non ha voce e non viene ascoltato.
E come pensa che i suoi pari capi di Chiese, come Roma, gli anglicani, gli ortodossi prenderanno questa sua decisione di schierarsi a viso aperto e di impegnarsi politicamente? Se non ricordo male Baget Bozzo fu costretto ad uscire dalla Chiesa per candidarsi alle europee…
Per quanto riguarda Baget Bozzo credo che abbia dimostrato fimo in fondo la sua coerenza nel far prevalere il bene per il prossimo, nello scendere in campo in prima persona per poter portare a termine le promesse fatte.
Sicuramente don Bozzo non aveva bisogno di pubblicità.
Lo ha fatto con intelligenza e spirito di solidarietà e bene verso il sociale.
Per quanto riguarda invece il mio rapporto coi capi delle Chiese sorelle, conoscendomi e conoscendoli, il mio pensiero è noto da tantissimi anni.
Conservo con molti di loro, anche se non dal punto di vista liturgico e dottrinale, un rapporto
personalissimo di grandissima e reciproca stima, che si manifesta fattivamente con segni tangibili e inconfutabili di solidarietà.
Così come sono legato personalmente da rapporti di stima reciproca e reciproco sostegno a uomini che ricoprono ruoli in istituzioni laiche, italiane ed internazionali.
Alcuni di loro sono agnostici, altri addirittura atei. Il vettore che rende interessanti le nostre interazioni si chiama “Persona”. Che va sempre messa al centro di tutto.
Un auspicio per il 2026. Cosa si augura…
Innanzitutto prego per la pace nel mondo.
E credo che sia un dovere di tutti noi impegnarci perche’ questo obiettivo non sia solo uno slogan ma un punto possibile di approdo.
Mi auguro, inoltre, che a cadere siano le tante maschere di chi ricopre incarichi importanti e ha responsabilità per il bene comune.
Infine, auspico che a prevalere non siano vuoti simulacri votivi, ma persone in carne ed ossa con contenuti originali, in grado di far comprendere una realtà fatta di uomini e donne con le loro peculiarità, le loro individualità e non di cloni creati con lo stampino della finta perfezione esteriore e formale.
Concludendo, Le volevo fare i miei complimenti perche’ Lei da anni aiuta gli animali, raccogliendo per strada cani randagi, e trovando loro nuove famiglie. Mi passi la battuta. Lei si occupa non solo del reinserimento sociale degli esseri umani, ma anche di altre creature viventi.
Guardi, lo faccio con gioia.
Eppoi, mi passi la battuta, non sono il primo.
Pensi all’Arca di Noe’.
Fu Dio a ordinargli di salvare gli animali.
A volte mi domando con quale coscienza alcuni colleghi prelati mostrino pubblicamente il loro odio verso cani e gatti. Inoltre, purtroppo, le dico, che avendo frequentato moltissimo gli uomini, e le loro debolezze e inclinazioni alla ipocrisia, al tradimento, alla doppiezza, alla slealtà, all’arrivismo e alla menzogna, devo ammettere che spesso il bene che gli animali nutrono nei nostri confronti è sincero, senza secondi fini. La fedeltà, l’autenticità, la gratitudine che possiamo trovare in modo innato in un animale spesso non riusciamo più a trovarle nell’essere umano.