«Solo nel nord Europa stanno bene da questo punto di vista. Il restante quadro è veramente complicato.
Germania 14ma, Francia 25ma, Spagna 29ma e soprattutto Italia 56ma sono sintomi di un male diffuso.
Secondo la direttrice Anne Bocandé i principali responsabili sono gli Stati autoritari, i poteri politici complici o incompetenti, gli attori economici predatori e le piattaforme online poco regolamentate.
Per l’Italia giocano un ruolo le organizzazioni mafiose e vari gruppi estremisti violenti.
Da non trascurare poi le querele temerarie a scopo intimidatorio e il continuo calo delle vendite, che riduce l’autostima dei giornalisti e li piega a logiche più commerciali.
Esorto il nostro legislatore – a cui tanti operatori dell’informazione imputano parte del problema per via della cosiddetta “legge bavaglio” – a prendere in mano la situazione e contribuire a sanare il problema per quanto può.
Regolamentazione dell’online, lotta alla mafia, ostacoli legali all’uso del tribunale come intimidazione: questo e altro si deve fare per proteggere la stampa, vero baluardo di democrazia, ultimo confine fra uno Stato libero e uno autoritario.
E più di ogni altra cosa, credo che occorra incentivare il merito: tanti giornalisti capaci e impegnati con la massima dedizione si muovono nel precariato più bieco, con compensi al di sotto della soglia di povertà, così venendo sospinti a privilegiare la quantità rispetto alla qualità del lavoro.
Andrebbe rivisto con urgenza un contratto nazionale fermo da troppo tempo. In un momento in cui tutto crolla intorno a noi, è questa l’impalcatura per ricostruire».