«Non mi riferisco a una nuova giornata mondiale della pace, che da quasi cinquant’anni si celebra il primo gennaio, ma a un cambio di prospettiva che annulli alla radice il rischio di nuove guerre.
Viviamo in una grande società globalizzata, piaccia o no questo è il pianeta che abbiamo plasmato in oltre trent’anni: un pianeta in cui l’intreccio dei commerci crea nel lungo termine nuovi equilibri non solo economici ma anche politici e militari.
Un pianeta in cui visitare una discarica alla “fine del mondo”, per richiamare la metafora di Papa Francesco, può mettere in tensione la rete sanitaria di più continenti.
Un pianeta in cui il comfort di pochi attizza l’odio e il desiderio di rivalsa di tanti.
Mi permetto di richiamare tutti a un maggior senso di responsabilità: non è lamentandoci che costruiamo un futuro per i nostri figli, non è sventolando bandiere, bensì impegnandoci fattivamente col lavoro, il sacrificio, un progetto in cui credere e con cui lasciare un segno.
Ciascuno richiami alla memoria le occasioni in cui ha “lasciato correre” per un vantaggio immediato. E non le ripeta mai più».


