Prendo spunto da una bella intervista di Giuseppe Cruciani al Corriere della Sera, nella quale dice molte cose interessanti sulla politica, sulla ipocrisia, sul linguaggio. Dalle parole del giornalista emergono inoltre un affetto, un rispetto e una ammirazione sinceri per Vittorio Sgarbi e l’immagine che vuole conservare di lui e’ esattamente quella del Vittorio che abbiamo conosciuto, frequentato, amato e ammirato in questi anni: un uomo libero, provocatore, anticonvenzionale, trasparente, estroverso e generoso. Un uomo che amava raccontarsi per quello che era veramente, senza filtri, senza infingimenti, senza barriere. Un uomo al centro di un harem. Con grande naturalezza, senza pudori. Un uomo curioso della vita, un esploratore sempre alla ricerca del bello e di nuovi luoghi da scoprire.
Anche io – che per anni ho fatto per lui da ufficio stampa ma che nel 2004 ho svolto pro tempore anche il ruolo di sua assistente personale e l’ho seguito ininterrottamente, insieme allo storico autista Jack per 28 giorni e 28 notti, senza mollarlo un minuto, incontrando e vedendo di tutto – voglio ricordarlo così, felice, allegro, sorridente, circondato dall’affetto delle sue ammiratrici, suonare il campanello di un parroco di una Pieve alle 3 di notte, o farsi fare la spaghettata a Trani alle 4 del mattino dal proprietario di un bar chiuso.
E mi dispiace sinceramente molto che oggi il cerchio tragico si ostini a voler proporre una versione di Sgarbi snaturata e del tutto opposta a quella che lui ha scelto di essere tutta una vita, riscrivendo la sua storia, riscrivendo la verità ad uso e consumo dei posteri o dei giudici, ancora non è chiaro se stiamo sul piano della Storia o della cronaca giudiziaria. Un dato però e’ certo: lo stesso Vittorio avrebbe provato orrore per l’immagine di lui e per la narrazione che ne viene data oggi.
Il copione dello Sgarbi attuale e’ sicuramente scritta da altri, proprio perché priva di guizzi, priva di genio. Perché, a parte gli occhiali che non porta più e da cui non si separava mai, e il capello sempre curato che è solo un ricordo del passato, c’è un dato essenziale che riguarda l’anima, dai grandi ai piccoli dettagli: non è più lui. Ce ne siamo accorti tutti. Ma il primo a dirlo pubblicamente e’ stato Moretti in una chiacchierata con la giornalista Verdelli per Vanity Fair: il mio Vittorio non c’è’ più.
Vittorio Sgarbi da uomo di pianura, incantato dal Fiume Po lungo il quale spesso si recava col padre Nino, aveva orrore della montagna, diceva sempre che gli faceva impressione, se ne sentiva oppresso. E infatti, avendolo accompagnato più volte a Cortina, posso testimoniare come, appena tenuta la presentazione di libro se ne fuggisse di corsa, una volta addirittura partimmo all’1 di notte senza nemmeno far riposare l’autista.
Non è un caso che per festeggiare i suoi 70 anni, il suo compleanno avesse voluto organizzarlo proprio sul Po.
Aveva bonariamente “sequestrato” tutti gli ospiti su un battello e facevamo avanti e indietro sul Po con Moretti che al microfono diceva: “non potete scendere”.
Perché le feste per Sgarbi non dovevano finire mai.
E’ dunque, a mio parere, una violenza voler far passare quest’uomo per il contrario di se stesso.
Ha ragione la figlia Evelina quando dice che non vuole incontrare una altra persona.
Voler far sposare Vittorio e’ una forma di violenza – che probabilmente nasconde altri fini – così come è una forma di violenza voler mostrare al pubblico uno Sgarbi non più Sgarbi.
Persino in URSS, quando portavano in giro Breznev, lo facevano mantenendone integra l’immagine.
Invece qui e’ in atto un progetto di riscrittura della storia di una vita che ha un valore immenso, non solo personale e privato, ma soprattutto collettivo.
Perché Vittorio Sgarbi e’ stato per me e per molti di noi che ci ritroviamo nella sua Weltanschauung un luogo della mente, un simbolo di libertà, un esempio.
Proporre al posto dello Sgarbi autentico, marinettiano e dannunziano, cinetico ed estroverso, un accademico borghese, compassato, introverso, ieratico e distante e’ come snaturare la Nutella, anzi e’ come avvelenare la Nutella.


