Di Cesare Scotoni
Intellettuale e regista impegnato contro la dittatura di Henver Hoxha nella Durazzo della fine degli anni ’80, informato da un amico della polizia albanese dell’imminente arresto e dell’imminente viaggio del “Tirana”, Albert Dejda fugge nel 1991 su quel piroscafo che fu il primo della saga dell’immigrazione albanese in Italia.

Profugo in Salento prima ed in Trentino poi lavora e si fa famiglia ripigliando dunque il suo percorso creativo.
Ad agosto 2026, al termine di un ambizioso percorso di ricerca, trova nella disponibilità delle imprenditrici impegnate nel Progetto “Masseria Silene” in Galatone la possibiltà di realizzare ciò che lui considera il compimento di un atto di “restituzione” al Salento per l’accoglienza lì ricevuta 35 anni prima.
Come un percorso di Verità che offre la visione di una Circolarità dell’esistenza fondata sulla Speranza che lo ha riportato lì dove la sua vita da italiano è cominciata.
L’opera completata ieri sarà poi inaugurata a fine ottobre con un evento dedicato all’avvio dell’utilizzo della piccola sala meeting di Masseria Silene per finalità culturali nel’agro di Galatone in provincia di Lecce.


