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Fuori 40 gradi. Dentro, il gelo del dolore ignorato.

Fuori 40 gradi. Dentro, il gelo del dolore ignorato - ilGraffio - Monica Macchioni

Intervista di Monica Macchioni a Fabio Maria Salvatore – autore di Cenere Zero Fabio Maria, fuori ci sono 40 gradi, ma tu parli di gelo. Perché? Perché mentre fuori tutto […]

Intervista di Monica Macchioni a Fabio Maria Salvatore – autore di Cenere Zero

Fabio Maria, fuori ci sono 40 gradi, ma tu parli di gelo. Perché?
Perché mentre fuori tutto brucia, dentro qualcuno congela. Il caldo dell’estate è una menzogna per chi soffre. Tutti parlano di vacanze, leggerezza, cocktail e mare. Ma nessuno vede chi sta sprofondando nel buio. L’estate, per molti, è una trappola. Un tempo che amplifica il vuoto. Cenere Zero nasce per dare voce a chi non trova aria nemmeno sotto il sole.

Hai detto: “In estate il dolore esiste, e ignorarlo fa più male”. Una frase scomoda.
Scomodissima. Perché tutti vogliono godersi la leggerezza. Ma mentre si canta e si balla, ogni giorno qualcuno decide di farla finita. L’estate è la stagione dei suicidi silenziosi. Nessuno lo dice. La stampa tace. I politici fingono. E chi soffre si convince di essere sbagliato. È un’estate che odora di finto. E il finto uccide.

Perché secondo te il dolore in estate fa più rumore dentro ma meno fuori?
Perché d’estate il contrasto è totale. Il mondo si spoglia, tu ti chiudi. Il mondo ride, tu piangi. Ti senti un errore in mezzo alla normalità ostentata. È come affogare mentre intorno tutti fanno il bagno. La depressione estiva è una condizione reale, ma non ha spazio nei media. E questo silenzio è pericoloso. Perché se nessuno lo dice, chi soffre si convince che il problema sia lui. E invece il problema è l’omertà collettiva.

Hai scelto di denunciare anche l’atteggiamento della stampa.
La stampa ha il dovere morale di raccontare ciò che non si vede. E invece, d’estate, preferisce restare superficiale. Non si parla di suicidi, non si affrontano le crisi psichiche, si edulcora tutto. Si alimenta l’illusione che tutto vada bene. È ipocrisia. E l’ipocrisia sociale uccide. Uccide più del dolore stesso. Perché lo trasforma in vergogna.

Il tuo libro Cenere Zero sta diventando qualcosa di più. Cosa rappresenta oggi per te?
È diventato un rifugio per chi cerca verità. È un libro che non giudica. Che accoglie. È una carezza data con parole vere, senza filtri. Dentro c’è tutto: il dolore fisico, la fibromialgia, il male dell’anima, l’amore che non salva ma accompagna. È la mia storia, ma oggi è la voce di tanti. In un’Italia che nasconde, io ho scelto di raccontare.

Porterai Cenere Zero anche in carceri, parrocchie, comunità. Ma non solo. Perché?
Perché il dolore non ha un solo volto. Voglio portarlo anche nei centri dove i giovani combattono contro le dipendenze, la depressione, gli abusi, il senso di fallimento. Lì, dove si grida in silenzio. Dove si cerca ossigeno tra sedute di gruppo e giorni di ricadute. In questi luoghi si può accendere una speranza se la narrazione cambia. Se chi cade viene ascoltato. Cenere Zero non è un libro da libreria. È un libro da strada, da letto d’ospedale, da stanza chiusa. È un libro da abbraccio.

Il dolore può davvero trovare un senso?
Se diventa parola, se incontra ascolto, sì. Il dolore può diventare seme. Può trasformarsi. Ma non va ignorato. Non va taciuto. E non va mai deriso. Anche a 40 gradi.

Fabio, tu come stai?
Giorni molto difficili. La fibromialgia mi ha massacrato e chiuso in un letto. Ho reagito, come sempre, ma stavolta è stato diverso. Una febbre inusuale mi ha piegato. Ho perso altri quattro chili e faccio fatica ad articolare le parole.
Non cerco pietà. Solo verità. Solo ascolto.
Perché anche chi racconta la rinascita, a volte cade. Ma cado per rialzarmi. Sempre. Anche con le ossa rotte e il cuore tremante.
È questo il patto che ho fatto con la vita: non fingere mai. E continuare a lottare, anche a voce bassa.

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📣 “Facciamo rumore. Per chi non ce la fa. Per chi ha smesso di gridare. Per chi sta morendo in silenzio mentre il mondo posta il tramonto.”Cenere Zero non è solo un libro. È un patto di resistenza. Un fuoco lento che continua a bruciare per chi si sente cenere.

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